Leica CL: Oskar Barnack, oggi, la farebbe così

Leica CL: Oskar Barnack, oggi, la farebbe così

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“La Leica M del nuovo millennio – questo aspira a essere la CL, mirrorless APS-C che raccoglie l'eredità spirituale della telemetro 35mm. Altrettanto compatta ed efficace, garantisce secondo Leica una qualità almeno pari alle attuali full frame. ”

Qualità d'immagine

Nel caso della Leica CL, parlare di qualità d'immagine significa, soprattutto, verificare le affermazioni secondo cui questa APS-C da 24 Mpixel sarebbe in grado di competere ad armi pari con una 35mm di pari risoluzione. In effetti, abbiamo già risposto positivamente a questo interrogativo nella recensione della TL2, nel corso della quale avevamo constatato uno sfruttamento del sensore (ben indicato dal punteggio MTF espresso in cicli/pixel) sopra la media. In quel caso, avevamo ottenuto circa 3200 LW/PH – circa 3100 LW/PH "normalizzate", pari a circa 0,4 cicli/pixel (ricordiamo che il massimo teorico è 0,5). Con la Leica CL, grazie probabilmente alla diversa ottica, abbiamo ottenuto punteggi ancora, leggermente superiori: circa 3400 LW/PH normalizzate, corrispondenti a 0,425 cicli/pixel.

Scorrendo la nostra libreria di risultati in cerca di riscontri, ci siamo resi conto che a superare la soglia dei 0,4 cicli/pixel sono state, nel recente passato, unicamente fotocamere full frame come le Nikon D850 e D7500, la Sony A9, la Canon 1D-X Mark II. Unica eccezione rilevante, la Panasonic Lumix G9, equipaggiata anch'essa con ottica Leica (DG Nocticron 1:1.2/42.4). Che altro?!? Sfiorano gli 0,4 cicli/pixel ancora la G9 con ottica Vario-Elmarit e, come già detto nella recensione della TL2, la Sony A6500 (stesso formato e Mpixel) equipaggiata con obiettivo Zeiss Vario-Tessar 4/16-70.


Non raggiungono quota 0,4, invece, importanti reflex 35mm con sensore anche oltre i 24 Mpixel ma dotato di filtro OLP, come le EOS 5D Mark IV e 6D Mark II, testate entrambe con ottica 100mm f/2.8L Macro che è, notoriamente, molto nitida.

Il verdetto è quindi chiaro: le ottiche TL mettono effettivamente la Leica CL sullo stesso piano delle 35mm di pari risoluzione. A vantaggio del formato 35mm rimane però la possibilità di "scalare" maggiormente con i Mpixel – infatti, in termini di dettaglio assoluto, la D850 supera le 4300 LW/PH con il 50mm 1.4G, pur avendo un punteggio inferiore in termini di cicli/pixel (0,405).   


Positivo l'alias ridotto nonostante l'assenza del filtro Low-Pass, con artefatti rilevabili a partire dalle circa 3850 LW/PH, vale a dire già oltre il limite di buona leggibilità dei dettagli fini. Il file RAW è però decisamente morbido, e va sviluppato con elevati valori di nitidezza per esprimere tutto il suo potenziale. Questo approccio, ritenuto ideale da alcuni fotografi, si rivela penalizzante per chi scatta in JPEG, anch'essi poco incisi, sui quali le possibilità di intervento sono ovviamente inferiori.


100 ISO


1600 ISO


3200 ISO


6400 ISO

Ancora a proposito di risoluzione, spendiamo poche ulteriori parole per parlare dell'ottica Elmarit TL 1:2.6/18 ASPH, che è evidentemente molto nitida al centro ma che, inevitabilmente data la focale, esibisce una perdita piuttosto consistente ai bordi (circa 2500 LW/PH), dove mostra anche un livello di aberrazione cromatica laterale non drammatico (circa 1 pixel) ma chiaramente percepibile.

Laddove la Leica CL non può eguagliare le 35mm di pari risoluzione è ovviamente nel rapporto segnale/rumore e nel comportamento ad alti ISO, allineato a quello delle "sorelle" APS-C di recente generazione: ottima leggibilità dei dettagli fino a 1600 ISO compresi, poi progressivo degrado, con buona tenuta qualitativa fino a 12.500 ISO compresi, grazie anche al comportamento cromatico pressoché costante su tutto questo intervallo di sensibilità.

Buona, a proposito, la resa cromatica complessiva, con nostra sorpresa migliore rispetto alla TL2. Partendo dal RAW, ed effettuando un bilanciamento del bianco corretto, si ottengono scarti molto contenuti sia per quanto riguarda l'errore cromatico vero e proprio (dC94), sia per quanto riguarda l'errore dE94, che include scarti cromatici e di luminanza – l'errore di esposizione non supera infatti il quarto di EV. "Da Leica" il comportamento dell'esposimetro che, a differenza di quanto avviene oggi comunemente, non è influenzato dalla posizione del punto AF, e sembra non "leggere" la scena in alcun modo; a parità di inquadratura, l'esposizione è rigorosamente costante.

Il punto di bianco è generalmente corretto, ma in presenza di alcune tipologie di luce artificiale può risultare davvero disastroso, come riflettono gli errori cromatici del JPEG in-camera, penalizzato nel corso delle nostre prove da una vistosissima dominante blu. 

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