DJI ha denunciato la FCC (Federal Communications Commission), l'agenzia americana che regola il settore delle comunicazioni. Tutto ruota intorno al divieto di vendita negli Stati Uniti dei droni prodotti all'estero, entrato in vigore sul finire dello scorso anno. Questo provvedimento ha colpito in modo diretto DJI che per una sentenza dello scorso anno è anche considerata una azienda militare cinese.
Cosa chiede DJI
La richiesta di DJI è chiara: annullare il provvedimento con cui la FCC ha inserito questa categoria di prodotti nella Covered List, considerandoli un rischio per la sicurezza nazionale. Secondo DJI, la FCC avrebbe violato le procedure previste dalla normativa americana e avrebbe persino violato il Quinto Emendamento della Costituzione, visto che DJI non ha avuto modo di difendersi, con una risposta formale alle accuse del governo americano.

La questione è ancora più complicata, visto che la FCC ha concesso alcune esenzioni temporanee, concentrandosi però su droni prodotti in Europa e su aziende selezionate con base in Giappone e Corea del Sud. Blocco totale, invece, per dispositivi e componenti legati alla Cina.
In aggiunta, DJI è attualmente inclusa in una lista nera del Dipartimento della Difesa americano, per via dei suoi presunti legami con il settore militare cinese. Sulla questione, l'azienda ha presentato un ricorso con l'obiettivo di uscire dalla lista nera e poter tornare a operare liberamente sul mercato americano.
All'orizzonte c'è una possibile battaglia legale destinata a durare diverso tempo e che si svolgerà sullo sfondo di un equilibrio sempre più precario nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina.

