Sono ormai tanti anni che possiamo considerare il Sony World Photography Awards come uno degli eventi più prestigiosi in ambito fotografico, a livello globale. Gli altri sono il celebre Wildlife Photographer of the Year, molto più verticale come tematica, oppure l'International Photography Awards (IPA), che però non vanta i numeri pazzeschi del SWPA (lo chiameremo così da ora in poi, per comodità).
299 gli autori esposti nella prestigiosa Sommerset House a Covent Garden, scelti fra i rappresentanti di ben 200 paesi e con una mole iniziale di oltre 430.000 scatti che hanno partecipato alle selezioni. Sono numeri veramente elevati, che testimoniano sempre più l'importanza dell'evento. Questo articolo però vuole rivolgersi a tutti, non solo agli operatori di settore, motivo per cui ne approfittiamo per fare il punto della situazione del mondo fotografico contemporaneo. Si tende a pensare che sia stato già fotografato un po' di tutto, in tutti i modi, e per certi aspetti è vero: 50 anni fa ci si stupiva per scene di wildlife del tutto inedite all'epoca, eccezionali, mentre oggi ci sembrano tutto sommato normali.
La conseguenza diretta è una ricerca fotografica sempre più legata alla narrazione e all'espansione del concetto stesso di fotografia come poteva essere comunemente intesa fino a non molto tempo fa. Praticamente fondamentale, in tutti i casi, l'associazione ad una didascalia, alla storia che sta dietro. Anticipiamo un attimo il lungo discorso con l'esempio di una fotografia del progetto vincitore in assoluto, eccola.

La foto (o meglio la serie Stories of my Sisters, su cui torneremo in seguito) è arricchita da illustrazioni digitali realizzate dalla stessa fotografa, la messicana Citlali Fabián. Qualcosa di impensabile fino a non molto tempo fa, per uno scatto vincitore assoluto di un premio prestigioso globale. Altra anticipazione, con 2 fotografie vincitrici ognuna nella propria categoria.

Due scatti estremamente diversi: il primo lascia sicuramente perplessi, il secondo molto più compatibile con quello che ci si aspetta da una foto vincitrice. Le vedremo nel dettaglio, entrambe, ma possiamo tranquillamente affermare che la prima necessita sicuramente di una spiegazione convincente, la seconda sta in piedi già così da sola, fosse anche come elemento di decorazione di interni fine art. La fotografia oggi è sempre più spesso una via di mezzo fra narrazione e arte contemporanea, portandosi dietro le stesse componenti variamente assortite di stupore, dubbio, perplessità e meraviglia, come molta della produzione creativa attuale. SWPA 2026 è suddiviso in 10 categorie, più quella open. Il vincitore assoluto è uno dei 10 vincitori delle categorie, scelto da una giuria altamente preparata e prestigiosa. 5.000 Dollari USA e un equipaggiamento fotografico Sony (non meglio definito) ad ogni vincitore di categoria, 25.000 Dollari al vincitore assoluto, anche in questo caso con l'aggiunta di un equipaggiamento in omaggio. Ecco le categorie, oltre un tributo alla carriera per l'ottantottenne, brillantissimo Joel Meyerowitz.
Outstanding Contribution to Photography: Joel Meyerowitz
OPEN, vinto da Elle Leontiev (Australia), per The Barefoot Volcanologist
ARCHITETTURA E DESIGN, vinto da Joy Saha (Bangladesh) per Homes of Haor
FOTOGRAFIA CREATIVA, vinto Citlali Fabián (Messico) per Bilha, Stories
of My Sisters, anche primo premio assoluto
DOCUMENTARISTICA, vinto da Santiago Mesa (Colombia) per Under the Shadow
of Coca
AMBIENTE, vinto da Isadora Romero (Ecuador) per Notes on How to Build a
Forest
PAESAGGIO, vinto da Dafna Talmor (Regno Unito) per Constructed Landscapes
PROSPETTIVE, vinto da Seungho Kim (Corea del Sud) per Sunny Side
Up: A Portrait of the Most
RITRATTO, vinto da Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni (Italia) per The
Faithful
SPORT, vinto da Todd Antony (Nuova Zelanda) per Buzkashi
STILL LIFE, vinto da Vilma Taubo (Norvegia) per Talking Without Speaking
NATURA E FAUNA SELVATICA, vinto da Will Burrard-Lucas (Regno Unito) per
Crossing Point
Vediamole in dettaglio, partendo dall'omaggio a uno dei padri della fotografia a colori, Joel Meyerowitz, che abbiamo incontrato proprio a Londra in occasione dell'evento.
Outstanding Contribution to Photography a Joel Meyerowitz, pioniere della street photography a colori
I suoi 88 anni li porta bene, Joel Meyerowitz. Brillante e sorridente, ci ha raccontato qualche aneddoto sulla sua vita partendo proprio dalla folgorazione per la fotografia, avvenuta nel 1962, quando aveva 24 anni. Assistette ad uno shooting di Robert Frank e decise semplicemente che quel mestiere lo voleva fare anche lui. Tutta la sua vita sarà così: istinto puro, dalle scelte di vita agli scatti che ci ha lasciato. Tornato nel suo ufficio, disse al suo principale che avrebbe lasciato il lavoro da lì ad un paio di giorni per fare il fotografo. Sorpreso, il principale gli chiese se almeno aveva una macchina fotografica. No, non l'aveva, non sapeva nulla di fotografia. Il capo allora aprì un cassetto e gli regalò la sua, augurandogli buona fortuna.

Joel Meyerowitz
Per iniziare davvero mancava ancora una cosa, il rullino. Andò in un negozio e ne chiese due, sentendosi però chiedere se li voleva a colori o in bianco e nero. Eh, non ci aveva pensato. Siamo nel 1962, quasi tutta la fotografia d'autore o di alto livello è in bianco e nero. Scelse il colore, ad istinto, ancora una volta, non sapendo ancora nulla di fotografia. Joel ci ha anche detto che conserva ancora le stampe di quei primi scatti, eseguiti seguendo le istruzioni annotate a mano su come usare la macchina fotografica. Da lì in poi però, con un mix fra curiosità ed ostinazione, Joel percorrerà una carriera di successo nel campo della street photography, soprattutto a colori, in un mondo della fotografia dove veniva preso sul serio quasi esclusivamente il bianco e nero. Col tempo la forte istintività viene affiancata da progetti più contemplativi e ragionati, soprattutto sul paesaggio. Diversi lavori sono accomunati da una composizione complessa, con molti elementi nella stessa immagine come a cercare un certo bilanciamento fra ordine e caos.
Un po' con l'inganno, un po' con malizia, è stato l’unico fotografo autorizzato a documentare Ground Zero,
dopo la caduta delle torri gemelle. Con un grande entusiasmo sono arrivati anche
dei consigli che, dall'alto dei sui 88 anni e oltre 60 di esperienza
fotografica, Joel ha voluto dare alla platea, costituita da fotografi,
appassionati e stampa. Ovviamente il tema è l'istinto, sia nella fotografia, sia
nella vita: se sentite che quello è il momento per fare qualcosa, che sia un
click o un'occasione, fatelo. Non perdete l'occasione, mai, in nulla. Grazie,
Joel.
OPEN, vinto da Elle Leontiev (Australia), per The Barefoot
Volcanologist
Elle Leontiev, The Barefoot Volcanologist
Siamo nell'isola di Tanna, 30.000 abitanti, fra la Nuova Caledonia e le isole Figi. Nella parte sud orientale si trova il Monte Yasur, di fatto uno dei vulcani attivi più accessibili al mondo, una meta non solo per turisti ma soprattutto per vulcanologi provenienti da tutto il mondo. Fin da bambino, spinto da una passione per la propria terra, il vulcanologo autodidatta Phillip Yamah è di fatto cresciuto fa cenere ed emissioni sulfuree, diventando de facto la guida perfetta per studiosi e non solo. La foto, scattata da Elle Leontiev in condizioni avverse, lo ritrae nel suo ambiente naturale, portando sotto gli occhi di tutto il mondo la sua storia fatta di passione, ambienti estremi, ostinazione e, infine, successo e meritata gratificazione.
Realizzata con obiettivo grandangolare in uno shooting di 20 minuti (le condizioni richiedevano di non andare oltre a causa di ceneri e piogge acide), la fotografia ci offre l'immagine di Phillip Yamah a piedi nudi con la sua tuta protettiva argentea, ovviamente con il "suo" vulcano sullo sfondo.
ARCHITETTURA E DESIGN, vinto da Joy Saha (Bangladesh), Homes of Haor

Joy Saha (Bangladesh), Homes of
Haor
Il fotografo Joy Saha "gioca in casa": siamo nel Bangladesh e più precisamente ad Ashtagram, Kishoreganj, nella regione di Haor. L'autore da sempre lavora per ritrarre la vita quotidiana soprattutto di comunità vulnerabili, focalizzandosi anche sugli effetti del cambiamento climatico. La comunità di Ashtagram convive con 2 mondi che si alternano, quello secco e quello inondato dalle acque stagionali monsoniche. Sfruttando rialzi naturali offerti dal territorio, ogni casa o possedimento familiare diventa di fatto un'isola, e anche alcune strade sono realizzate per essere utilizzate anche con le piene.
Poco percepibile direttamente in alcune zone del mondo, il cambiamento climatico detta letteralmente il modo di vivere in altre. Tutto, qui, è pensato per vivere in due modalità differenti con strade sopraelevate, abitazioni raggruppate e spazi destinati al bestiame. La serie di foto, realizzate con un drone, assumono quindi un significato particolare di resilienza e adattamento alle avversità. Sicuramente un vincitore della categoria architettura ben diverso da quello che normalmente ci si attende, che ha portato alla luce un angolo di mondo altrimenti sconosciuto ai più.
FOTOGRAFIA CREATIVA, vinto Citlali Fabián (Messico), Bilha, Stories of My Sisters

Citlali Fabián (Messico), Bilha, Stories
of My Sisters
Eccoci alla vincitrice assoluta, oltre che della categoria fotografia creativa. Come è evidente, non sono foto "normali" ma la categoria da tempo lascia mano libera. O meglio, è sempre stato così, ma i vincitori del passato sono sempre stati scelti fra quelli con foto non ritoccate. Fortemente evidente nel progetto Stories of my Sisters è l'aggiunta di illustrazioni, realizzate dalla fotografa stessa, con valore fortemente simbolico.

La fotografa porta l'attenzione su attivisti e artisti di diverse comunità indigene del Messico meridionale, ognuno con il proprio messaggio e con la propria lotta personale. Più temi si intrecciano, come abbiamo avuto modo di ascoltare direttamente dalle parole della fotografa. Il crescere senza modelli di riferimento può rendere difficile sognare o riconoscere la propria capacità di plasmare il futuro e questa è la prima premessa per "capire" gli scatti. La foto ritrae Mitzy, donna legata a Indigenous Futures, iniziativa che guida e suggerisce "futuri possibili" a popolazioni indigene molto distaccate dallo stile di vita moderno. Mitzy ha partecipato anche a forum come la COP26 e la COP30. In questo ritratto, Mitzy è rappresentata insieme ai suoi antenati e alle generazioni future, con i cuori tutti collegati, un segno di unità e continuità per la sopravvivenza.
DOCUMENTARISTICA, vinto da Santiago Mesa (Colombia) per Under the Shadow of Coca

Santiago Mesa (Colombia), Under the Shadow of Coca
Siamo nel dipartimento del Putumayo, in Colombia, segnato da intensi contrasti: un territorio di grande biodiversità amazzonica che affronta gravi sfide legate al conflitto armato fra bande e cartelli, narcotraffico e anche all'impatto ambientale. La regione è di fatto una terra di nessuno, parlando di autorità, con la persistenza di gruppi armati e l'impatto forte delle attività illecite su ogni aspetto della vita.
Il fotografo colombiano Santiago Mesa pone l'evidenza su una questione forse già nota ma sempre trascurata: la coltivazione della coca rimane una delle poche opzioni economiche per le famiglie rurali in questa regione di confine trascurata. Il progetto ritrae agricoltori e famiglie il cui sostentamento dipende da un'economia illecita plasmata dalla povertà e dal controllo armato, nonché da membri dei Comandos de la Frontera, il gruppo che controlla il territorio e il traffico di cocaina. Oltre allo scatto riportato, ve ne sono altri con armi sempre presenti e condizione di forte indigenza dei contadini, gli unici che non solo non si arricchiscono dalla filiera illecita della droga, ma vivono sempre e comunque in estrema povertà. La coca, insomma, rappresenta spesso l'unica fonte di reddito stabile, per quanto bassissimo. Il documentario "Under the Shadow of Coca" mostra che molti dei produttori locali non sono trafficanti, bensì contadini, e che sono i gruppi armati a trarre profitto dal commercio della coca.
AMBIENTE vinto da Isadora Romero (Ecuador) per Notes on How to Build a Forest

Isadora Romero (Ecuador), Notes on How to Build a
Forest
Un progetto molto particolare, già dal nome: "appunti su come costruire una foresta". La fotografa Isadora Romero vuole porre l'attenzione sul tema della riforestazione, che nel sentire comune è un semplice ripiantare vegetazione. Ma le foreste sono qualcosa di molto più complesso, sono territori culturali, abitati e rimodellati nel tempo da molteplici gruppi umani e animali, oltre che vegetali. Appunti su come costruire una foresta è un progetto fotografico sviluppato in Ecuador, nei territori di Mache Chindul e Yunguilla, paesaggi segnati da una storia stratificata di insediamenti e rapporti con la foresta.
Attraverso la fotografia documentaristica e sperimentale, che include tecniche a infrarossi, termiche e stenopeiche, invita a "immaginare come altri organismi percepiscono la foresta e come la foresta, a sua volta, osserva noi". In dialogo con la conoscenza scientifica, l'opera costruisce una narrazione che vuole andare oltre al semplice concetto di vegetazione poiché si parla di spazi plurali, complessi e culturali, ampliando le modalità con cui si può concepire la conservazione.
Nella foto ritratta possiamo vedere Jairo Cabo, un residente e lavoratore
della Riserva Ecologica di Mache Chindul in Ecuador. Il suo attivismo nella
riforestazione nasce da una forte emozione provata in gioventù, liberando un
uccello raro da una trappola. Da allora, ha collaborato con gli scienziati in
visita alla stazione di ricerca della FCAT (Fondazione per la Conservazione
delle Ande Tropicali), supportando gli studi sul manachino. Nella foto,
in cui appare fortemente camuffato, tiene in mano un esemplare imbalsamato di
manachino maschio utilizzato per la ricerca.
PAESAGGIO vinto da Dafna Talmor (Regno Unito) per Constructed Landscapes

Dafna Talmor (Regno Unito), Constructed Landscapes
Le foto vincitrici della categoria paesaggio sono sicuramente fra le più discusse e divisive. Lo abbiamo detto all'inizio e la fotografia di paesaggio è sicuramente una di quelle in cui abbiamo già visto un po' di tutto. Mettendosi nei panni della giuria, possiamo capire che possa essere stata premiata l'idea, sicuramente non ripetibile in futuro, venuta alla fotografa britannica Dafna Talmor. Lo abbiamo sentito direttamente dalle sue parole: nel suo archivio personale c'erano davvero tante foto "banali", inutilizzabili, con paesaggi senza particolarità.
Dafna Talmor, mano al taglierino, prende molti dei negativi a colori, li fa a pezzi e li assembla in collage, riconfigurati per rappresentare paesaggi astratti. Il risultato è quello che vedete, molto più simile all'estetica dell'arte moderna e contemporanea astratta che alla fotografia. E questo è stato premiato.
PROSPETTIVE, vinto da Seungho Kim (Corea del Sud) per Sunny Side Up: A Portrait of the Most

Seungho Kim (Corea del Sud), Sunny Side Up: A Portrait of the Most
La Corea del Sud vive la crisi demografica più grave al mondo, con un tasso di fecondità crollato a 0,72 figli per donna nel 2023 (le stime parlano di un 2,1 per un ricambio generazionale nella norma). Come accade in diversi paesi Occidentali o in generale considerati "avanzati", il fenomeno dell'inverno demografico è causato da alto costo della vita, pressione sociale e rinuncia alla famiglia (generazione Sampo), rendendo il paese una società super anziana col rischio di dimezzamento della popolazione nel 2100. Quasi la metà delle coppie giovani, per i motivi appena elencati, rinuncia ad avere figli optando per un animale domestico, spesso un cane.
Scegliere tra un figlio e un animale domestico è diventata una realtà
paradossale ma tristemente reale. Seungho Kim ha scelto di mettere i due
soggetti del problema praticamente in ogni scatto, figlio e cane. Una
testimonianza forte, con scatti di vita ordinaria piena di colore, ma di fatto
urlando al mondo il problema della genitorialità coreana e di quello che
potrebbe succedere in futuro.
RITRATTO, vinto da Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni (Italia) per The
Faithful

Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni (Italia), The Faithful
I nostri connazionali Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni scelgono l'elezione del nuovo Papa come enorme occasione di shooting ritrattistico. Qualcosa che a noi sembra normale, poiché fa parte da sempre della nostra cultura, ma altrove nel mondo non hanno ben presente di cosa succede in San Pietro in questa occasione. Tra la morte di un papa e l'elezione del successivo, sono enormi folle quelle che si radunano in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, per un evento che funge contemporaneamente da rituale sacro e spettacolo globale. I fotografi spiegano che il pellegrinaggio ha assunto le caratteristiche di un fanatismo, con rosari, bandiere e gesti di preghiera compiuti nella piena consapevolezza delle telecamere e dei media presenti.
I ritratti di questa serie catturano questa "doppia coscienza": i credenti
che compiono atti di fede (solitamente intimi e in spazi silenziosi, privati),
in uno spazio pubblico sotto gli occhi di tutto il mondo, dove la convinzione
personale si fonde con una performance su scala da stadio. L'immagine che
riportiamo sottolinea la fede in uno dei suoi aspetti: per molti le preghiere si
sono svolte in sincronia con il calendario delle votazioni all'interno della
Cappella Sistina.
SPORT, vinto da Todd Antony (Nuova Zelanda) per Buzkashi

Todd Antony (Nuova Zelanda), Buzkashi
Il Buzkashi è uno sport crudo e ancestrale, documentato da Todd Antony nel progetto fotografico vincitore di categoria. Sport nazionale in Afghanistan e Kazakistan, viene praticato anche in Uzbekistan, Kirghizistan e in Tagikistan e proprio da quest'ultimo stato provengono gli scatti vincitori. Ricorda veramente alla lontana il polo, con enormi differenze: la palla è la carcassa eviscerata e decapitata di una capra. Le poche regole cambiano da cultura a cultura, ma tutto ruota intorno all'abilità di afferrare la carcassa, anche in mezzo a violente mischie di cavalieri, per portarla in uno spazio definito. In altre interpretazioni, lo scopo è afferrare la carcassa e riuscire a tenerla senza farsela strappare.
Nessun limite di campo, inoltre nelle interpretazioni più classiche non ci
sono nemmeno i "falli": il frustino può colpire cavalli e cavalieri avversari,
in un tutti contro tutti in cui non mancano incidenti anche gravi. Uno sport
duro, durissimo, che richiede enorme maestria nel cavalcare e ben pochi
scrupoli. La scelta del bianco e nero è forse motivata dal voler allontanare nel
tempo le origini di questo sport. Le partite di Buzkashi possono ricordare i
dipinti delle battaglie napoleoniche, con ammassi di giocatori e cavalli che
sollevano nuvole di polvere e un rumore assordante. Al fotografo è stato
riconosciuto il merito di aver fissato in scatti suggestivi uno degli sport più
crudi dell'Asia centrale, spesso sconosciuto in tutto il resto del mondo.
STILL LIFE, vinto da Vilma Taubo (Norvegia) per Talking Without Speaking

Vilma Taubo (Norvegia),Talking Without Speaking

Vilma Taubo (Norvegia), Talking Without Speaking
E arriviamo dunque alla paperetta, vincitrice con altre foto ugualmente difficili da interpretare della sempre imprevedibile Still Life. Vilma Taubo ha volutamente isolato da ogni contesto gli oggetti ritratti, a sottolinearne ancora di più il livello simbolico. Talking Without Speaking è una serie di fotografie di oggetti di uso quotidiano che per qualche motivo, nel mondo, sono diventati simboli di protesta. Ciascuno degli oggetti può essere collegato a uno specifico periodo storico, a una particolare lotta per i diritti o a un determinato paese. Alcuni sono stati portati intenzionalmente in strada a sostegno di una causa, mentre altri hanno trovato spazio nella cultura di massa, rivelando nel tempo il loro potere simbolico. Abbiamo cercato il significato di ogni oggetto, anche perché alcuni sono chiari, altri meno perché più popolari in zone del mondo non a contatto diretto con la nostra cultura.
Le paperelle gonfiabili gialle sono diventate l'emblema delle proteste a favore della democrazia contro il governo e la monarchia in Thailandia, fra il 2020 e il 2023. I manifestanti le hanno usate non solo come simbolo, ma anche come scudo creativo per proteggersi dai gas lacrimogeni e dagli idranti della polizia, creando scene surreali che hanno fatto il giro del mondo.
L'anguria è un simbolo di resistenza palestinese, nato per aggirare il divieto di esporre la bandiera nazionale (l'anguria ha gli stessi colori della bandiera, rosso, verde, bianco, nero) nei territori occupati dopo il 1967. Divenuto popolare negli anni '80 e riemerso come forma di protesta digitale per evitare la censura algoritmica sui social media.
Rivoluzione dei Garofani: nel giorno del 25 aprile 1974 un colpo di stato militare, sostenuto dalla popolazione, rovesciò la dittatura dell'Estado Novo in Portogallo. Il garofano rosso divenne il simbolo dell'evento grazie a Celeste Caeiro, una fioraia che, trovando i carri armati per strada, offrì garofani ai soldati, i quali li infilano nelle canne dei fucili come segnale di pace e disobbedienza.
Il basco nero rimanda direttamente alla figura rivoluzionaria per eccellenza, Che Guevara. La sua immagine con il basco nero (il Guerrillero Heroico, una delle foto più stampate di sempre) ha reso questo cappello un simbolo globale di lotta contro l'oppressione e di resistenza.
Women in Red Stockings (Islanda): fra le immagini ne troviamo una anche con un paio di calze rosse. Nei primi anni '70, il movimento femminista islandese (chiamato appunto "Redstockings" o Rauðsokkahreyfingin in islandese) ha utilizzato calze rosse come simbolo distintivo della loro protesta contro l'egemonia maschile, rivendicando diritti e uguaglianza. Poco conosciuta nel mondo, ma sicuramente geograficamente vicina all'autrice norvegese.
Ben più recente il movimento dei gilet gialli (Gilets jaunes), protesta popolare nata in
Francia nell'ottobre 2018, simbolo della rabbia contro l'aumento delle tasse sui
carburanti e il calo del potere d'acquisto. Il gilet giallo catarifrangente,
obbligatorio in auto, è stato scelto per la sua visibilità e per rappresentare i
lavoratori e le zone rurali "invisibili".
NATURA E FAUNA SELVATICA, vinto da Will Burrard-Lucas (Regno Unito) per
Crossing Point

Will Burrard-Lucas (Regno Unito), Crossing Point
Il progetto vincitore della prestigiosa categoria wildlife è stato realizzato utilizzando la tecnica della fototrappola a distanza, installata presso un guado fluviale nella foresta della Riserva Nazionale del Masai Mara, in Kenya. La telecamera è stata installata in collaborazione con i ranger specializzati per monitorare i rinoceronti neri, specie a rischio di estinzione (ne sono rimasti solo 70 esemplari circa), che si spostano attraverso un corridoio chiave, ed è rimasta in funzione ininterrottamente per tre mesi. Sebbene il suo scopo principale fosse il monitoraggio della conservazione, il sistema ha anche permesso di illuminare le scene notturne in modo creativo, rivelando la fauna selvatica e l'habitat in modi spettacolari, raramente visibili. La località è stata scelta per il suo paesaggio suggestivo, che ha permesso di documentare sia i movimenti degli animali (ne sono stati "fotocatturati" molti), sia la diversità ecologica e la bellezza di un'area in gran parte chiusa al turismo.

