Leica CL: Oskar Barnack, oggi, la farebbe così

Leica CL: Oskar Barnack, oggi, la farebbe così

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“La Leica M del nuovo millennio – questo aspira a essere la CL, mirrorless APS-C che raccoglie l'eredità spirituale della telemetro 35mm. Altrettanto compatta ed efficace, garantisce secondo Leica una qualità almeno pari alle attuali full frame. ”

Ergonomia ed efficacia

Iniziamo col dire, rivolti a quanti, già utilizzatori di prodotti Leica, sono scettici di fronte a questo prodotto: sì, la CL è una "vera" Leica, degna versione moderna e APS-C del sistema M. L'approccio del costruttore tedesco traspare immediatamente, con quella sua caratteristica, disarmante razionalità che fa esclamare di fronte a ogni comando e pulsante: "Non poteva che essere così…". Alcuni sostengono che questa sia la APS-C che le TL/TL2 avrebbero dovuto essere, il che è a nostro avviso ingiusto nei confronti di un altro prodotto che, seppur in forma diversa, è altrettanto razionale ed efficace. Semplicemente, la CL si adatta meglio al tradizionale utente Leica.

Rumore a 8000 ISO. Sopra: immagine intera. Sotto: particolare centrale (f/2.8, 1/125s).

L'approccio a doppia ghiera/doppio pulsante è pressoché perfetto. L'unico appunto che si può muovere è che, dando a ciascuna delle due ghiere una funzione principale, il comando fisico per la regolazione del parametro libero (tempo/diaframma) e la compensazione esposimetrica si invertono passando da Priorità di tempi a Priorità di diaframmi, e viceversa; forse, qualcuno avrebbe preferito usare (ad esempio) sempre la ghiera di destra per l'impostazione del parametro libero e sempre la ghiera di sinistra per la compensazione, quindi un pizzico di programmabilità in più in questo senso non avrebbe guastato.

Gamma dinamica. Sopra: immagine originale. Sotto: Ombre + 100 in LR (f/2.8, 1/125s).


In tutti i casi, ci si abitua presto. Sia a questa piccola pecca, ammesso la si consideri tale, sia, soprattutto, ad avere sempre sotto indice e pollice, immediatamente raggiungibili, tutto e solo il necessario. Al punto che, tornando a una classica reflex, si sente un po' la nostalgia dello stile Leica.
Anche a livello di menu e pulsanti funzione, tutto è talmente ben studiato che bastano due pulsanti programmabili per non far sentire necessità d'altro. Il pulsante menu porta a un menu rapido (Preferiti) che contiene, come ultima voce, l'accesso al menu completo.

Dal menu completo, è possibile personalizzare le 6 voci "libere" del menu rapido scegliendo tra una trentina di opzioni. Allo stesso modo, è possibile definire una sorta di altri due menu rapidi da 8 slot, associabili ai pulsanti funzione Fn (sul dorso) e a quello concentrico alla ghiera di destra. Una pressione prolungata di ciascuno dei due darà accesso ai rispettivi menu rapidi, entro i quali scegliere il parametro di regolazione immediata che verrà impostato con una pressione breve (cioè un singolo click). Di fatto, con due pulsanti, si ha un accesso immediato a due funzioni e un accesso molto rapido ad altre 14. Cosa chiedere di più?

Dettagli all'alba. Sopra: immagine intera, scattata in condizione di luce non ottimale (f/2.8, 1/125s, 1000ISO). Sotto: particolare al 100% - si "leggono" perfettamente le pietre che compongono la barriera sullo sfondo.


Rimaniamo ancora qualche riga su questo tema per citare la regolazione di bilanciamento del bianco personalizzata più pratica vista finora su una mirrorless: pulsante Fn (associato alla funzione Grigio medio) > Click inquadrando il grigio di riferimento con il rettangolo centrale appositamente evidenziato e il gioco è fatto. Anche l'attenzione a questo tipo di dettagli, oggi perlopiù snobbati, ci inducono ad affermare che la CL sia la macchina giusta per chi proviene da una M e vuole un sistema più moderno, oppure per chi, non avendo mai avuto la possibilità di usare una M, vuole riscoprire un diverso concetto di fotografia.

Esattamente come nel caso delle M, questo nostro apprezzamento di fondo, e la sorta di affetto che proviamo per questa tipologia di fotocamera, non ci impedisce di scorgerne i difetti, che si mostreranno certamente con maggior evidenza a chi approccia la CL come "prima Leica".
Ci riferiamo, soprattutto, al sistema AF a rilevazione di contrasto, le cui prestazioni complessive, oltre a essere leggermente sotto la media, sono fortemente dipendenti dall'ottica in uso a causa del focus-hunting iniziale. Questo, unito alla tradizionale poca efficacia dei sistemai a rilevazione di contrasto di fronte a soggetti dinamici, esclude dall'equazione la fotografia sportiva/naturalistica.

"Nulla di nuovo", penseranno in molti. Vero. In effetti, se si intende la CL come "nuova M", da usare né più né meno come una M, non abbiamo obiezioni da fare. Con il 18mm f/2.8 della nostra prova, lo abbiamo già detto, è un eccezionale strumento di reportage.

Essendo però la CL una mirrorless con mirino elettronico (e non essendo dunque vincolata alle corte focali imposte dal mirino galileiano), essendo autofocus, scattando alla bellezza di 10 fps… beh, avrebbe potuto avere una versatilità ben maggiore, che Leica sembra averle voluto negare di proposito, inquadrandola in un preciso contesto. Contesto a cui, per inciso, contribuisce fortemente la totale assenza di ottiche native con focali superiori a 135mm, casualmente la focale massima disponibile anche per il sistema M.   

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