Lytro Cinema Camera: la tecnologia Light Field sbarca al cinema con 755 megapixel

Lytro Cinema Camera: la tecnologia Light Field sbarca al cinema con 755 megapixel

di Roberto Colombo, pubblicata il

“Lytro Cinema è il sensore Light Field a più alta risoluzione mai costruito ed è in grado di catturare per ogni frame '755 RAW megapixel' a una risoluzione equivalente dichiarata di 40K fino a 300 fps: si tratta di un flusso di 400 GB/s di dati. Ogni fotogramma è il modello 3D di quello che viene ripreso”

Qualche giorno fa il CEO di Lytro Jason Rosenthal aveva annunciato in un post la difficile decisione di lasciare il mercato delle soluzioni consumer per concentrare tutti gli sforzi, e i capitali, nel settore professionale della realtà virtuale. Il motivo è semplice, sebbene la decisione non lo sia stata: per competere nel mercato consumer e rispondere alle esigenze degli utenti, che sono fortemente influenzate dalle mosse degli attuali big del settore, sarebbero stati necessari forti investimenti, non sostenibili in contemporanea a quelli che invece Lytro vuole infondere nello studio di soluzioni dedicate alla realtà virtuale. Inoltre il mercato fotografico in questi ultimi anni ha sperimentato delle forti contrazioni sul lato consumer, complice anche la diffusione di smartphone con spiccate capacità fotografiche, in grado di sostituire più che degnamente fotocamere compatte anche di un certo livello. Al contrario la realtà virtuale è una delle tendenze che caratterizzerà il nostro futuro nei prossimi anni e che è prevista come uno dei trending topic già in questo 2016.

Lytro ha quindi deciso di investire i 50 milioni di dollari di raccolta di nuovi capitali tutti sul settore professionale. Immerge era stato il primo passo, ma ora Lytro ha presentato un apparecchio dedicato alle riprese cinematografiche, che punta a rivoluzionare il modo con cui i film vengono girati. Così come il singolo scatto di un'immagine ripresa con la tecnologia Light Field porta con sé molte più informazioni di una semplice fotografia bidimensionale, anche nel caso di Lytro Cinema assegna a ogni pixel dell'immagine molte più informazioni: ogni pixel porta con sé proprietà direzionali e colorimetriche ed è mappato in uno spazio 3D. Ogni scena viene ripresa quindi in differenti prospettive, in diversi piani focali, con tutte le possibili aperture: il materiale è poi utilizzabile in post produzione per scegliere l'inquadratura migliore, per posizionare la messa a fuoco esattamente dove si vuole, regolando al meglio (sempre dopo aver fatto le riprese) la profondità di campo. In pratica è come avere una videocamera virtuale che può essere controllata in post produzione. Inoltre il risultato è che ogni oggetto è mappato e può essere isolato: in questo modo, ad esempio, è possibile cambiare lo sfondo in modo semplice senza il bisogno di girare con un green screen, oppure manipolare con la computer grafica i singoli oggetti in modo più semplice e immediato. È come se ogni oggetto all'interno della scena fosse stato ripreso davanti a un green screen.

Utilizzando il modo di ripresa 'a banda larga' di Lytro Cinema è poi possibile avere a disposizione in post produzione ogni frame rate e ogni angolo di otturatore, decidendo a posteriori la quantità di mosso, ma anche la possibilità di applicare effetti di slow motion. Lytro dichiara che quello di Lytro Cinema è il sensore Light Field a più alta risoluzione mai costruito ed è in grado di catturare per ogni frame '755 RAW megapixel' a una risoluzione equivalente dichiarata di 40K fino a 300 fps: si tratta di un flusso di 400 GB/s di dati. Inoltre Lytro Cinema integra uno scanner attivo ad alta risoluzione e dichiara 16 stop di gamma dinamica. Per questo motivo, come già avveniva per Immerge, la soluzione finale è caratterizzata non solo dall'apparecchio di ripresa, ma anche da un media server in grado di memorizzate il flusso di dati, sfruttando anche il cloud. La soluzione è pensata per integrarsi fin da subito nel flusso di lavoro attuale delle produzioni cinematografiche, anche grazie a diversi plugin che permettono di sfruttare tutte le potenzialità delle immagini Light Field negli strumenti tradizionali e di effettuare rendering in diversi formati tra cui IMAX, RealD, Dolby Vision, ACES and HFR a partire dal Light Field Master, che Lytro dichiara essere il dataset più ricco nella storia del cinema, visto che ogni fotogramma è in realtà il modello 3D di quello che viene ripreso dalla videocamera.

C'è già una produzione che ha sfruttato la tecnologia Lytro Camera, quella di "Life", prodotta in associazione con The Virtual Reality Company (VRC) e che verrà presentata il 19 aprile prossimo durante il NAB di Las Vegas. Alcune fonti riportano anche le tariffe di noleggio, a partire da $125,000, visto che inizialmente l'apparecchio non sarà messo in vendita, ma solo noleggiato alle produzioni quando necessario.


Commenti (15)

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Commento # 1 di: demon77 pubblicato il 12 Aprile 2016, 13:46
Ci sarebbe da capire quali siano le prestazioni effettive a livello di resa di immagine.. ma bisogna ammettere che un sistema di ripresa del genere offre delle potenzialità enormi per la produzione di video a livello professionale.

Non solo per gli effeti e gli aggiustamenti che consente (non certo roba da poco) ma anche per la possibilità di individuare oggetti e parti di scena come fossero in green screen anche senza il green screen.

Notevole davvero.
Commento # 2 di: Cfranco pubblicato il 12 Aprile 2016, 14:37
Originariamente inviato da: demon77
Ci sarebbe da capire quali siano le prestazioni effettive a livello di resa di immagine..

Ecco
Il punto è questo
Abbiamo già visto la fotocamera, dove le possibilità teoriche finivano per cozzare con immagini di qualità inferiore, sono soluzioni tecniche interessanti, ma quanto ci devi rimettere per averle ? Ne vale la pena ?
Commento # 3 di: demon77 pubblicato il 12 Aprile 2016, 14:50
Originariamente inviato da: Cfranco
Ecco
Il punto è questo
Abbiamo già visto la fotocamera, dove le possibilità teoriche finivano per cozzare con immagini di qualità inferiore, sono soluzioni tecniche interessanti, ma quanto ci devi rimettere per averle ? Ne vale la pena ?


Eh non lo so. E' da valutare tutto.

Il mio maggior ottimismo per questa applicazione della Lytro parte dal fatto che a livello di risoluzione e qualità di immagine un video è "meno esigente" rispetto ad una fotografia. Quindi sono meno marcati i limiti del sistema e allo stesso tempo miolto più apprezzabili i vantaggi che offre in post-produzione.
Commento # 4 di: Cfranco pubblicato il 12 Aprile 2016, 15:45
Originariamente inviato da: demon77
Eh non lo so. E' da valutare tutto.

Il mio maggior ottimismo per questa applicazione della Lytro parte dal fatto che a livello di risoluzione e qualità di immagine un video è "meno esigente" rispetto ad una fotografia. Quindi sono meno marcati i limiti del sistema e allo stesso tempo miolto più apprezzabili i vantaggi che offre in post-produzione.


Giusto così per fare due conti
Se i 755 pixel sono in matrice cubica ogni immagine è circa 720P
Per arrivare al full HD son già dolori
Commento # 5 di: calabar pubblicato il 12 Aprile 2016, 16:05
@Cfranco
Bisogna anche vedere se i compromessi già visti per la fotocamera fossero dovuti alla necessità di costriure un apparecchio con un prezzo accessibile all'utente consumer.

Qui, visti i numeroni snocciolati dall'articolo, questi compromessi potrebbero non esserci, dato che il target di utenza e ben diverso, e magari questo ha consentito di non dover scendere a compromessi sulla qualità finale dell'immagine.

Sarà interessante vederne i risultati sul campo.
Commento # 6 di: demon77 pubblicato il 12 Aprile 2016, 16:30
Originariamente inviato da: Cfranco
Giusto così per fare due conti
Se i 755 pixel sono in matrice cubica ogni immagine è circa 720P
Per arrivare al full HD son già dolori


Ci sta.
Non che sia un dramma, parecchi lavori vengono girati a 720P, diende a cosa sono destinati.
Innegabile comunque il fatto che ad oggi 720 è scarso.
Siamo comunque agli inizi di questa nuova tecnologia.. non escludo che in futuro usciranno con modelli più performanti in linea con le richieste di una buona fetta di mercato.
Commento # 7 di: gianluca.f pubblicato il 12 Aprile 2016, 22:35
400 GB/s

su cosa viene riversato il flusso video? E con che connessione?
Davvero impressionante.
Commento # 8 di: GiGBiG pubblicato il 12 Aprile 2016, 22:54
755 sono pochi?

755pixel ~ 720p, beh detta così sembrano pochi, ma sospetto che con un'elaborazione avanzata dei dati registrati non sia più corretto associare quella risoluzione a quella delle immagini poi elaborate e riprodotte per i nostri 2 occhi, perchè diventerebbero un'unità di misura molto diversa che non si riferirebbe più al singolo fotogramma, ma all'ammasso complessivo di dati immagazzinati. Tra l'altro ho idea che solo poche persone sappiano bene come sfruttare i dati e abbiano i mezzi per farlo, penso che questa tecnologia sia ancora tutta da esplorare, siamo appena all'inizio e stiamo aspettando idee geniali (e di conseguenza software/hardware) che consentano di tirarne fuori l'immenso potenziale.

E' un po' come avere in mano il cacciavite sonico e non sapere come si usa.
Commento # 9 di: demon77 pubblicato il 12 Aprile 2016, 23:15
Originariamente inviato da: gianluca.f
400 GB/s

su cosa viene riversato il flusso video? E con che connessione?
Davvero impressionante.


Pure questa ottima domanda.
Si potrebbe usare un raid 0 di un paio di SSD formato M2 montati direttamente sulla macchina da presa.
Poi, girate le sequenze, si scaricano i dati via usb 3 o thunderbolt..
Commento # 10 di: lamp76 pubblicato il 13 Aprile 2016, 08:09
Scusate, ma io ho capito che sono 755 MEGApixels per ogni frame, poi bisogna vedere quando converti in 2D qual'è la risoluzione massima ottenibile, ma ad occhio e croce non dovrebbe avere problemi a realizzare un 4k.
Sono curioso di capire cosa usano come cavo dati per spostare 400GB/s, mi sa di errore, oggi neanche la ram ddr4 raggiunge questi transferates, forse sono 400Gbps??? Che sarebbe comunque un problema risolvibile solamente con una connessione Sata?
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