Fujifilm X-T100, entry-level con mirino

Fujifilm X-T100, entry-level con mirino

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Fujifilm propone un nuovo modello della Serie X: X-T100. Basata su sensore tradizionale, ma dotata di mirino EVF, si posiziona a metà strada tra le entry-level X-A e la X-T20. Prezzo di listino poco superiore a 600 Euro. ”

Ergonomia ed efficacia

La struttura del corpo macchina è quella classica della Serie X, il che è sinonimo di buon layout. Dando questo per scontato, la X-T100 rappresenta un'ulteriore semplificazione della X-T20 (qui la recensione), che a sua volta era una semplificazione della X-T2. A ogni livello di downgrade si perde qualcosa, e nel proliferare di modelli e nuove linee di prodotto, diventa oggettivamente difficile stabilire con esattezza quando la semplificazione del corpo macchina diventa eccessiva per le proprie esigenze.

Nel tentativo di chiarire questo aspetto, iniziamo ribadendo una sensazione già espressa in apertura: dovendo descrivere la X-T100 con un solo aggettivo, ci vengono in mente termini come "snella", "easy". Le possibilità di controllo non mancano, basta osservare il corpo macchina nella pagina precedente. La ghiera di sinistra, però, portando allo scoperto alcuni "effetti" – non vogliamo chiamarli filtri per rispetto del lavoro svolto sulle Simulazioni film – di per sé induce a un utilizzo più spensierato della fotocamera.  


Passando al lato destro, abbiamo già sottolineato la mancanza del joystick di selezione del punto AF (mancanza del resto condivisa con la X-T20), ma nella X-T100 mancano anche i pulsanti AE-L e AF-L. Il livello di personalizzazione è limitato (non è possibile assegnare funzioni diverse al PAD, ma solo agli "swipe" sul display), e gli stessi pulsanti-scorciatoia del PAD, incassati per evitare pressioni accidentali (scelta necessaria data la conformazione del dorso), sembrano quasi essere stati pensati per un utilizzo "di emergenza", non quotidiano. L'unico pulsante Fn programmabile, semi-nascosto tra le due ghiere superiori, è anch'esso di difficile raggiungibilità.

Tutto porta dunque a utilizzare la fotocamera in modo più istintivo e meno ragionato rispetto ad altre Fujifilm di categoria superiore. Il che, ovviamente, non è necessariamente negativo. Forse, però, sarebbe stato più corretto identificare questo modello come una X-A, e non come una X-T.


Nell'utilizzo quotidiano, abbiamo purtroppo sperimentato in più occasioni una sensazione di scarsa reattività. Abbiamo già accennato al ritardo di commutazione LCD/EVF, risolto da Fujifilm solo con la X-H1, ma che ancora affligge modelli come la X-T100; forse meno importante per il pubblico a cui è destinata, sarà comunque fonte di frustrazione per chi proviene dal mirino ottico.

Sempre a proposito di reattività, peculiare il funzionamento del programma SR+, che analizza continuamente la scena, cercando tra l'altro di individuare il più probabile soggetto da mettere a fuoco. Il risultato è un continuo focus hunting che, complice la non fulminea velocità di alcune ottiche di questo sistema, viene percepito dal fotografo come un processo macchinoso. 

Singolo fotogramma
4K Multifocus - E' possibile scegliere un singolo fotogramma a posteriori...

Unione
... oppure effettuare il focus stack in-camera. In situazioni "difficili" (soggetti ravvicinati) è lecito attendersi artefatti come quelli visibili qui sopra. La funzione è da considerarsi amatoriale.

Da ultimo, l'elaborazione 4K Multifocus, il cui scatto multiplo (effettuato sempre sull'intera corsa AF) richiede diversi secondi, impedendo di fatto l'utilizzo di questa funzione a mano libera e con soggetti non perfettamente immobili, e la cui unione automatica dei fotogrammi richiede sempre oltre un minuto di attesa (ben 2' 30" per l'esempio in queste pagine!). È nostra opinione che funzioni simili, di natura squisitamente amatoriale, abbiano senso solo se il loro utilizzo è semplice e immediato – il professionista utilizzerà certamente altri strumenti per ottenere un focus stack di più alto livello. La X-T100 infatti effettua sempre più scatti che, complessivamente, coprono l'intera escursione di messa a fuoco, anche quando questo non è strettamente necessario. Sarebbe stato preferibile poter impostare distanza minima e massima di messa a fuoco, per abbreviare i tempi e ridurre il rischio di artefatti.

Bene invece la funzione 4K Burst, per la quale valgono considerazione analoghe a quelle fatte a suo tempo per i prodotti Panasonic: si tratta anche in questo caso di una funzione squisitamente amatoriale, con cui si ha ben poco controllo sul risultato finale. Con un po' di fortuna, però, sarà possibile ottenere buone immagini riprese esattamente nel momento culminante dell'azione, il che è attualmente un risultato per nulla scontato pur utilizzando ammiraglie reflex da svariate migliaia di Euro.

Delle pure prestazioni AF, non esaltanti, abbiamo già detto nella pagina dedicata, ma l'esperienza d'uso sul campo è ancora meno positiva, per diverse ragioni. Innanzitutto, già in modalità AF-S, dove pressoché ogni fotocamera assicura oggi messa a fuoco rapida e precisa, con la X-T100 ci è capitato di ottenere saltuariamente una messa a fuoco errata scegliendo uno dei punti periferici. La messa a fuoco continua è poi seriamente in difficoltà nell'inseguimento di soggetti dinamici: la percentuale indicativa di focus-miss da noi sperimentata in caso di eventi sportivi è nell'intorno era il 50%, il che equivale a dire che ottenere un soggetto nitido è quasi più questione di fortuna che di abilità…

Funziona decisamente meglio il riconoscimento del volto, ma in questo caso viene utilizzata la sola messa a fuoco a rilevazione di contrasto che, seppur precisa, non è velocissima. Insomma, la messa a fuoco non è di certo il punto di forza di questo modello. La cosa migliore è lavorare sempre in modalità AF-S con punto singolo entro l'area coperta dalla rilevazione di fase. 

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