Olympus OM-D E-M1: eccola all'opera con il firmware 2.0

Olympus OM-D E-M1: eccola all'opera con il firmware 2.0

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Compatta, evoluta e robusta: ecco la Olympus OM-D E-M1, resa più appetibile che mai dal rilascio del firmware 2.0. ”

Dettagli tecnici e prestazioni

Il sensore della E-M1 è un CMOS da 16.1 Mpixel effettivi di aspetto ovviamente 4:3 che produce immagini da 4608x3456 pixel di risoluzione. La risoluzione non è cambiata apprezzabilmente dalla E-M5, ma il sensore è, in effetti, completamente nuovo, e offre messa a fuoco a rilevazione di fase oltre a fare a meno del filtro ottico passa-basso.

Per quanto riguarda la messa a fuoco ibrida (Dual FAST AF), il sistema si basa su 37 punti a rilevazione di fase e 81 zone a rilevazione di contrasto. I primi sono raggruppati al centro del mirino e disposti secondo la classica forma a diamante, coprendo comunque un'area piuttosto ampia e paragonabile a quella delle ammiraglie reflex. Le seconde, sono disposte in una griglia 9x9 che copre, come di consueto, la maggior parte del campo inquadrato. I punti AF possono essere selezionati come punti singoli, punti singoli ridotti o come gruppo 3x3 con selezione manuale della posizione del gruppo e selezione automatica del punto all'interno del gruppo; disponibile infine la selezione automatica su tutti i punti.

I vantaggi della rilevazione fase, in generale, sono ormai noti a tutti: possibilità di misurare la distanza dal soggetto e, di conseguenza, capacità di inseguimento del soggetto stesso (infatti, normalmente, i 37 punti PDAF si attivano solo in modalità AF continua), oltre all'assenza di "focus hunting", particolarmente fastidioso nelle riprese video. Inoltre, essendo tutto integrato nel sensore principale, non c'è il rischio di "back focus" causato dal non perfetto allineamento del sensore AF separato.

Nel caso della E-M1, però, la presenza della rilevazione di fase assume un significato particolare: si tratta della chiave per offrire la piena funzionalità AF in presenza di obiettivi Quattro Terzi. Le ottiche QT, infatti, sono sempre state utilizzabili su sistemi MQT tramite adattatore, ma essendo queste progettate per un sistema a rilevazione di fase, su corpi macchina a sola rilevazione di contrasto risultavano lente e funzionalmente limitate (AF continuo e tracking focus non disponibile); in alcuni casi, poi, l'autofocus non era disponibile "in toto". Ebbene, la E-M1 è la prima MQT che consente a chi possiede un corredo QT di riutilizzare degnamente le proprie ottiche, con un corpo moderno ed evoluto.

Le prestazioni del sistema AF con l'unico obiettivo in nostro possesso (M.Zuiko 12-40mm f/2.8 Pro) sono molto elevate, anche se non da record assoluto. La messa a fuoco utilizzando un punto AF singolo richiede nel caso peggiore 0,37 secondi, mentre in caso di prefocus poco meno di 0,13 secondi, che è senza dubbio un ottimo risultato. Nel caso di selezione automatica del punto AF, la forbice si riduce e i tempi di messa a fuoco diventano, rispettivamente, 0,22 e 0,174 secondi. Altri due ottimi tempi, ma non sufficienti a detronizzare la Panasonic GH4, attuale regina delle mirrorless in questo settore.   

Il sensore poggia sul sistema di stabilizzazione flottante a 5 assi già visto e apprezzato sulla E-M5. Può essere configurato in diverse modalità, ad esempio è possibile escludere l'asse orizzontale o verticale per fare panning, e può essere disabilito in presenza di obiettivi Panasonic dotati di stabilizzatore interno. Ora che il CIPA ha definito il suo standard di misura, si può dire che lo stabilizzatore offre 4 stop di vantaggio, il che conferma che si tratta di un sistema almeno paragonabile - se non migliore - di quello che si trova nelle ottiche reflex stabilizzate di maggior pregio.  

Il processore d'immagine è il TruePic VII, di una generazione successiva a quello che si trova all'interno della E-M5. La gamma ISO non è cambiata (da 100 a 25.600 ISO complessivamente, con valori di default compresi tra 200 e 1600 ISO). Le performance in scatto continuo, invece, sono cresciute apprezzabilmente: 10 fps in modalità H (cioè con AF ed esposizione sul primo fotogramma - erano 9 per la E-M5); 6,5 fps in modalità L (cioè con AF continuo, e qui si nota maggiormente il vantaggio del sistema AF a rilevazione di fase - erano 4,2 per la E-M5); 3,5 fps con IS attivo; infine, la bellezza di 50 scatti consecutivi in RAW e scatti illimitati in JPEG (erano 20 e 70, rispettivamente, per la E-M5).  


In base ai nostri test, possiamo confermare la notevole cadenza di scatto, pari a  10,30 fps in formato RAW+JPEG Fine e ancora leggermente più elevata in solo formato RAW o JPEG Fine, mentre la durata della raffica, con la scheda SD da 95 MB/s da noi utilizzata, si è rivlata pari a 33 scatti in RAW+JPEG, 38 scatti in RAW, 56 scatti in JPEG Fine. Nonostante la discrepanza con quanto dichiarato, si tratta di altri dati eccellenti, superati solo dalla "solita" GH4.
A buffer saturo, la cadenza di scatto si riduce, rispettivamente, a circa 1,6, 2,4 e 3,8 fps nei tre formati citati.

Vale la pena sottolineare come, per la fotografia sportiva, si preferirà utilizzare la modalità L di 6,5 fps massimi, che assicura la messa a fuoco continua; in questo caso, la dimensione del buffer è sufficiente per 39 scatti in formato RAW+JPEG Fine e per 105 scatti JPEG Fine nelle nostre condizioni di test.      

Infine, ma non per importanza, il mirino elettronico. Molte volte, parlando di EVF, abbiamo dato su queste pagine un giudizio del tipo: "buono, però ...". La semplice verità è che, a oggi, nonostante offra altri vantaggi, nessun mirino elettronico è all'altezza di un mirino ottico in ambito di fotografia dinamica. Ovviamente la cosa può avere scarsa importanza per molti ma, per qui pochi a cui importa, e in generale per chi ha semplicemente un'abitudeine radicata all'utilizzo del mirino ottico, l'EVF è lo scoglio più grande verso il passaggio alle mirrorless.

Lo schermo della E-M1 è sempre stato sopra la media, grazie alla sua risoluzione elevata (2.36 milioni di punti) e al generoso rapporto di ingramento di 0,74x (equivalente 35mm), cioè del tutto analogo a quello di una buona reflex. È, tradizionalmente, sempre stato anche molto reattivo con i suoi 29ms di latenza, ma ora è migliorato ulteriormente e, con soli 16ms di latenza, è davvero a un passo da un mirino ottico.