Full frame? Può aspettare: OM System segue un consiglio di 15 anni fa

Full frame? Può aspettare: OM System segue un consiglio di 15 anni fa

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“Un'intervista in giapponese racconta un'ipotesi di passaggio a full frame o APS-C mai realizzata. Il COO Setsuya Kataoka e il responsabile Eiji Shirota spiegano perché il Micro Four Thirds resta la scelta giusta: compattezza e tropicalizzazione.”

Il COO e CTO di OM Digital Solutions, Setsuya Kataoka, ha raccontato di aver valutato, poco dopo l'avvio del sistema Micro Four Thirds, un'espansione verso il full frame o l'APS-C. La rivelazione arriva da un'intervista in giapponese pubblicata sul canale YouTube di OM, in cui Kataoka dialoga con Eiji Shirota, responsabile della OM System Business Unit, di filosofia di sviluppo, formati dei sensori e punti di forza del sistema.

L'ipotesi è rimasta tale. Kataoka ricorda il consiglio di un collega più anziano, a cui si rivolse all'epoca: "Prima di pensare a cosa succede con altri formati, hai davvero spinto il Micro Four Thirds ai suoi limiti assoluti? Solo dopo aver esplorato ed esaurito ogni possibilità potrebbe avere senso. Ma passare ad altri formati prima ancora di aver riflettuto fino in fondo è sbagliato". Kataoka racconta di aver pensato che il collega avesse ragione: "Da allora, a prescindere dalle domande esterne o interne sul perché non facciamo il full frame, ho passato gli ultimi 15 anni a pensare di continuo a come superare quei limiti con il Micro Four Thirds".

Il full frame fuori dalla tabella di marcia

Alla domanda di Kataoka se in azienda si sia mai discusso di una full frame o di una APS-C, Shirota risponde che proposte del genere "ogni tanto emergono e poi si spengono, a ripetizione". Il valore che OM vuole offrire con il Micro Four Thirds era chiaro e, per realizzarlo, "doveva sempre essere Micro Four Thirds". Shirota dice di aver considerato l'ipotesi del full frame, senza mai sentire la spinta a cambiare formato o a costruirne una.

Shirota riconosce che un divario con le full frame c'è sempre stato e ci sarà, ma quanto conti dipende molto dal cliente. La risoluzione resta uno dei punti in cui la distanza fra le Micro Four Thirds di fascia alta e le migliori full frame è più evidente. "Il divario con il full frame forse non sparirà, non saranno identici, ma quando la qualità d'immagine raggiunge un livello che soddisfa pienamente gli utenti, quel divario fisico smette di contare", spiega Shirota. "Vedevamo chiaramente questo obiettivo, quindi siamo rimasti fedeli alle nostre convinzioni, abbiamo definito il valore che volevamo offrire e ci siamo messi a creare cose che ancora non esistevano. Questa è vera R&D: percorrere la propria strada invece di seguire gli altri. In questo senso, il full frame non era certo nei nostri pensieri".

Sulle prestazioni, Shirota aggiunge che "le prestazioni hardware di base sono migliorate di continuo, risolvendo molti problemi", e che OM ha sviluppato funzioni per compensare i limiti intrinseci del formato. Secondo Shirota, le lamentele del tipo "manca X, quindi è inutilizzabile" sono diminuite in modo significativo.

Kataoka precisa che il full frame ha i suoi pregi, ma che esistono molti scenari in cui il Micro Four Thirds è la scelta migliore. Shirota concorda: la domanda su quale formato sia migliore non ha senso in termini di buono e cattivo, conta lo scenario di scatto. Se la portabilità è decisiva, il Micro Four Thirds è ideale; chi cerca la massima qualità d'immagine in certi setup può orientarsi sul full frame. Shirota sostiene che sia in crescita il numero di persone che scelgono il Micro Four Thirds, e che offrire scelte chiare sia fondamentale.

Compattezza e resistenza alle condizioni estreme

Entrambi indicano nella tropicalizzazione e nella robustezza il tratto distintivo del sistema OM. Kataoka cita foto rese possibili dalla resistenza alle basse temperature: un paesaggio apparentemente ordinario scattato a -40 °C, o la foto di un serpente nel profondo dell'Amazzonia dopo tre giorni di marcia con il solo sistema OM nello zaino. Shirota ricorda invece le immagini del fotografo Tetsuro Shimizu in Mongolia, raggiunta a cavallo e con giorni di campeggio lungo il tragitto. "Dato che le provviste dovevano andare sui cavalli, doveva andarci anche l'attrezzatura fotografica. Se il sistema non fosse compatto, portarlo con sé non sarebbe nemmeno fattibile". Davanti a tempeste di sabbia e -40 °C, ricorda Shirota, il fotografo mostrò gli scatti dicendo "ecco come l'ho catturato", e Shirota si sentì profondamente sollevato: "Volevo elogiare la fotocamera, come a dire: ottimo lavoro a tornare con questi scatti".

Per Shirota una fotocamera troppo grande o pesante da portare in giro non ha valore. Kataoka, che in apertura aveva chiesto cosa serva per fare una bella foto ("avere una fotocamera"), concorda: "Progettare un'attrezzatura così leggera e compatta da far pensare 'magari oggi porto un altro obiettivo' mi fa capire quanto tutto questo sia importante".

Sul piano commerciale, Kataoka indica come obiettivo di diventare il marchio di fotocamere outdoor numero uno, con lo slogan "Discover More Adventure": sostenere chi vuole esplorare nuove forme di fotografia creativa e arricchire il proprio stile di vita fotografico. Shirota chiude la sua parte con una dichiarazione di principio: "Portare con sé una fotocamera e scattare arricchisce la vita delle persone. È la nostra convinzione di fondo e resteremo fedeli a essa senza esitazioni".

La nuova OM System PEN risulta esaurita in Giappone, ma una sola fotocamera non basta a sostenere un'azienda. Il CEO di OM Digital Solutions, Shigemi Sugimoto, ha dichiarato in precedenza: "Per una crescita sostenibile dell'attività riteniamo essenziale investire non solo in risultati di breve periodo, ma anche in tecnologie e capacità produttive che guideranno la nostra competitività futura. A tal fine abbiamo definito una struttura di gestione che consente decisioni più rapide e flessibili sugli investimenti di medio-lungo termine in nuove tecnologie, sviluppo prodotto e produzione".


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