Nei giorni scorsi l'Ufficio brevetti giapponese ha dichiarato invalido uno dei brevetti chiave di RED sul video RAW compresso, accogliendo la contestazione presentata da Panasonic. Il brevetto, depositato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2008, descrive una videocamera ad alta risoluzione che comprime i dati RAW in uscita dal sensore, e sembra corrispondere a quello finito negli anni al centro delle rivendicazioni contro Sony e Apple. Molte delle sue rivendicazioni sarebbero apparse ovvie a un tecnico del settore che conoscesse gli sviluppi già disponibili all'epoca.
L'annullamento è arrivato al termine di un procedimento di nullità davanti all'ufficio brevetti, e l'Alta Corte per la proprietà intellettuale giapponese ha poi respinto l'appello confermando la decisione. A impugnare l'annullamento era stata Nikon, subentrata nel procedimento come avente causa di RED.
Nikon difende il brevetto che aveva definito nullo
La vicenda comincia nel febbraio 2013, quando RED citò Sony sostenendo che le cineprese digitali F65, F55 e F5 violassero i suoi brevetti su compressione video e RAW. Nel 2019 un tentativo di Apple di far cadere gli stessi titoli venne respinto, e i brevetti restarono in piedi. Nel 2022 toccò a Nikon, chiamata in causa per il RAW compresso interno della Z9: contestò la validità dei brevetti citando stato della tecnica e ovvietà, le parti abbandonarono la causa e nel 2024 Nikon comprò RED, che è diventata una controllata interamente posseduta.
La controllata video di Nikon si è così trovata a difendere davanti ai giudici giapponesi un brevetto che Nikon stessa aveva sostenuto essere nullo, e proprio sull'argomento che oggi lo ha fatto cadere. L'acquisizione ha dato frutti altrove, visto che parte del bagaglio RED su cineprese e registrazione RAW è confluita nei modelli Nikon più recenti.
Il RAW interno è già nei prodotti dei concorrenti
Canon, Panasonic, Sony e Blackmagic Design propongono già corpi con registrazione RAW interna, il che rende difficile stimare l'impatto pratico della decisione. Per anni RED ha fatto valere in modo aggressivo i propri brevetti sul RAW compresso, la tecnologia poi diventata nota come REDCODE, tra diffide e richieste di licenza che hanno condizionato il modo in cui il settore si è avvicinato al RAW interno. Chi non intendeva pagare ha imboccato la via del ripiego: demosaicizzazione parziale, registratori esterni, codec alternativi.
Tra le conseguenze possibili c'è la fine dei canoni di licenza che, stando a quanto riportato, RED incassa da chi utilizza il codec ProRes RAW di Apple. Quantificarli è complicato, perché RED è passata da azienda privata a controllata di un gruppo quotato e quei numeri non sono mai stati esposti. E anche a fronte di un risparmio, non è affatto scontato che arrivi al prezzo finale dei prodotti.
L'effetto della pronuncia resta circoscritto al Giappone. Lì viene meno una delle barriere brevettuali più longeve sulla registrazione RAW interna, e nel record pubblico entra una dichiarazione di nullità emessa da un giudice giapponese. Sugli omologhi depositati fuori dal Giappone, al momento, non risulta nulla.

