Il sensore di una fotocamera danneggiato dal laser per rimozione tatuaggi

Il sensore di una fotocamera danneggiato dal laser per rimozione tatuaggi

di Mattia Speroni, pubblicata il

“Un laser la rimozione tatuaggi Ŕ stato "fatale" per il sensore di una fotocamera Sony A7S II utilizzata durante la ripresa di un video. Si tratta di un severo avvertimento per i fotografi che lavorano dove si utilizzano laser potenti.”


Commenti (12)

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Commento # 11 di: emanuele83 pubblicato il 18 Marzo 2019, 07:57
Tutti a dare per scontato l'ovvio, ma nessuno ha ancora scritto una riga sul processo fisico che porta al danneggiamento del fotodiodo. ammesso sia il fotodiodo ad essere danneggiato. siamo sicuri essere il fotosensore ad essere distrutto? e non una qualche metallizzazione o bonding o diodi parassiti che a causa dell'elevata radiazione incidente saturano polarizzandosi dando un corto circuito localizzato che brucia qualche collegamento nelle metallizzazioni rendendo il fotosensore inutilizzabile?

secondo me:
alla fine ogni pixel è un fotodiodo polarizzato in inversa. in base alle mobilità e alle temperature il fotodiodo satura, gli elettroni vanno in banda di conduzione e generano corrente, ma non è che ci sono infiniti "spazi" in banda di conduzione, quindi la fotocorrente satura a un massimo che l'elettronica può sempre gestire senza danneggiarsi. I fotoni incidenti in eccesso, però, non potendo essere assorbiti dal fotodiodo procedono verso il substrato (quindi a causa della saturazione della banda di conduzione i fotoni percorrono più spazio nel silicio senza essere assorbiti, ergo l'indice di rifrazione del primo strato fotosensibile di silicio cambia! figata!) dove vengono assorbiti. nel substrato, però minimi e massimi di banda di conduzione e di valenza non sono allineati (semiconduttore a gap indiretto) e un fotone assorbito deve rilasciare non solo energia ma generare anche una quantità di moto --> vibrazione --> calore. ok però cosa si danneggia?
c'è da dire che la mobilità è funzione della temperatura, per cui se il substrato si scalda si scalda anche la parte fotosensibile, aumentando la corrente che percorre il diodo in inversa che si scalda sempre di più e alla fine brucia. mmmm perché brucia? perchè la struttora cristallina acausa della alta corrente e dell'elevato calore si disloca e danneggia. suppongo. Ci vuole un fisico.

i confronti con coni e bastoncelli della fovea, poi, sono inopportuni.
Commento # 12 di: dinox pubblicato il 20 Marzo 2019, 15:46
Originariamente inviato da: Nurgiachi
In verità la cosa è più che giustificata, basta rifletterci un attimo invece che saltare a conclusioni sbagliate come complotti per farti comprare qualcosa di nuovo alla prima occasione.

Una cosa è costruire un prodotto in una fabbrica dove, la catena di montaggio con operai e macchinari, assemblano centinaia di prodotti completi in sequenza, altra cosa è invece la riparazione.
Innanzi tutto questa richiede un laboratorio attrezzato che non coincide mai con la fabbrica di provenienza. Questi laboratori devono essere dotati degli stessi standard della fabbrica (camere bianche) ed aver operai più specializzati di quelli che lavorano nelle catene.
Poi c'è l'approvvigionamento della componentistica, in una fabbrica è possibile preventivare la quantità necessaria per non rallentare la produzione, in un laboratorio questo non può avvenire. In tal caso o devono richiedere il componente alla casa madre, se prodotto dall'azienda stessa, o ordinarlo a terzi.
La riparazione, inoltre, non usa l'approccio da catena di montaggio ma è più simile ad un lavoro artigianale. Bisogna smontare la macchina, fare dei test, scovare il danno, procurarsi il componente, montare il componente, rimontare e testare la macchina. Il tutto fatto da gente competente e non da gente che stringe delle viti in precedenza posizionate da un braccio meccanico.
Anche la spedizione ha un costo, una cosa è riempire bancali su bancali e caricarli in un camion e lasciar fare alla grande distribuzione, altra cosa è chiamare un furgoncino solo per una camera.

Il mistero è dunque presto svelato.

Secondo me stai facendo male i conti.
1) non stai costruendo un prodotto da 0
2)Se per smontarlo e cambiare un componente è troppo complicato e ci vuole troppo tempo vuol dire che è mal progettato.
3) In base al discorso che dici tu l'industria avrebbe un margine risicatissimo, ma in realtà sappiamo benissimo che non è così


Quindi secondo me lo possiamo dire.......E' fatto di proposito per farti cambiare un prodotto e comprarne uno nuovo.
Non è gomblottismo....ma pura e semplice REALTA'.
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