Fujifilm ha alzato di 14 miliardi di yen, circa 88 milioni di dollari, la stima dei costi legati ai prezzi della memoria per l'esercizio che si chiude il 31 marzo 2027. La revisione emerge dai risultati del primo trimestre e va messa a confronto con la previsione precedente, diffusa il 12 maggio 2026. L'utile operativo atteso per l'intero esercizio resta fermo a 365 miliardi di yen, circa 2,29 miliardi di dollari su tutti i segmenti, ma cambia il modo con cui l'azienda confida di centrare l'obiettivo.
Il peso maggiore cade sulla divisione Imaging, che da sola assorbe 8 miliardi di yen della revisione complessiva, poco più di 50 milioni di dollari. È la stessa divisione che l'azienda indica come primo contributore all'utile operativo, con 162 miliardi di yen attesi, davanti agli altri tre segmenti principali del gruppo. Il ramo che porta a casa il margine più ricco è però anche quello più esposto al prezzo dei chip di memoria.

Nei risultati finanziari Fujifilm scrive che intende "minimizzare l'impatto dell'aumento dei prezzi attraverso misure sui prezzi e l'approvvigionamento di materiali e componenti alternativi", in risposta a quelli che definisce "recenti aumenti dei prezzi delle memorie a semiconduttore e dei componenti IT". Ovviamente delle due leve, il listino è l'unica che l'azienda governa direttamente poiché reperire componenti alternativi è una variabile che oggi dipende da un mercato dove la tensione è diffusa su tutta la filiera.
Gli aumenti sono già arrivati in Germania
Il quadro completo dei rincari non è stato dettagliato, ma la filiale tedesca ne ha elencati diversi verso la fine di luglio. In quel mercato i prezzi delle fotocamere salgono su tutta la gamma, con incrementi compresi fra il 5,3 e l'11,1 per cento e punte fino a 500 euro in valore assoluto. Le misure varieranno da mercato a mercato, ma la revisione dei costi riguarderà l'intero esercizio senza essere circoscritta a un singolo paese.
Canon, Nikon e Sony indicano la stessa voce
Fujifilm è finora l'unica ad aver quantificato l'impatto con questo dettaglio, anche se la voce compare anche nei conti degli altri costruttori. Canon cita nei risultati più recenti i "maggiori costi derivanti dall'aumento dei prezzi delle memorie". Nikon dichiara di aver subito "prezzi delle memorie più alti", che hanno tenuto l'utile operativo piatto nonostante vendite in crescita e i rimborsi legati ai dazi statunitensi. Sony indica l'"impatto dell'aumento dei costi della memoria" sulle divisioni Imaging e Displays nell'ultimo trimestre.
Il conto potrebbe non fermarsi al listino: la scarsità di memoria rischia di pesare anche sulla disponibilità e sui tempi di uscita dei prossimi modelli, con un effetto più duro sulle fotocamere entry level e di fascia media, dove un rincaro si traduce in fretta in un prodotto che il pubblico non ha interesse né convenienza di comprare.

