Canon EOS 6D Mark II: grande potenziale, ma con qualche pecca

Canon EOS 6D Mark II: grande potenziale, ma con qualche pecca

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Canon rinnova la sua linea "entry" 35mm. Ne esce un prodotto prosumer dall'enorme potenziale ma non esente da critiche. Prezzo in ascesa. Ecco la nostra recensione”

Qualità d'immagine

Iniziamo come sempre l'analisi qualitativa dal livello di dettaglio, che nel caso della 6D Mark II è decisamente buono. Il sensore fa registrare punteggi nell'intorno delle 3150 LW/PH, con i primi artefatti che compaiono solo a partire da 3300 LW/PH. Ricordando che la 6D Mark II utilizza il filtro OLP, è possibile, per gli amanti delle immagini iper-incise, "spingere" un po' il RAW per creare immagini di maggiore impatto, forti dell'elevato livello di dettaglio sempre presente all'interno dell'immagine originale. In ogni caso, i RAW della 6D Mark II necessitano di essere sviluppati in modo piuttosto "energico" per compensare quel pizzico di inevitabile morbidezza indotta dal filtro. Dai test di risoluzione, e in presenza di ottiche molto nitide come il 100 Macro, abbiamo trovato ottimali i parametri Nitidezza: Fattore = 50 e Nitidezza: Raggio = 1,5.

Il JPEG in-camera viene in effetti sviluppato in modo piuttosto aggressivo. Numericamente, perde pochissimo rispetto al RAW (3065 LW/PH); visivamente, si osserva una buona leggibilità dei dettagli fino nell'intorno delle 3000 LW/PH e immagini fortemente contrastate.

La buona notizia è che il JPEG ottenuto in-camera con impostazioni Standard esibisce anche un'eccellente risposta cromatica: saturazione pari al 108% circa, errori contenuti, ottimo punto di bianco, errore medio di esposizione inferiore agli 0,2 EV. La 6D Mark II, insomma, produce eccellenti JPEG, immediatamente utilizzabili senza necessità di elaborazione.


100 ISO


3200 ISO


6400 ISO


25600 ISO

Chi desidera il massimo della fedeltà, partendo dal RAW e utilizzando la calibrazione Faithful otterrà una risposta analoga e finora eguagliata solo dalla 5D Mark IV della stessa Canon – in sintesi, l'accuratezza è tanto elevata da rendere la calibrazione superflua nel 99% delle situazioni di lavoro.   

Altre ottime notizie per Canon arrivano dal rapporto segnale/rumore e dal comportamento ad alti ISO, in assoluto tra i migliori fatti registrare finora dalle fotocamere da noi testate: ben 28,6 dB @ 6400 ISO – un punteggio superato solamente dalla "solita" Nikon D5 e dalla Leica Monochrom Typ 246.

In effetti, nelle immagini di prova di può apprezzare un degrado qualitativo insignificante fino a 3200 ISO compresi, un primo degrado visibile, ma contenuto, a 6400 ISO, e una perdita vistosa solo a 25.600 ISO, che rimangono a nostro avviso ancora perfettamente utilizzabile per la pubblicazione web in bassa risoluzione. Solo i 51.200 ISO, che ricordiamo essere una sensibilità in estensione, appaiono realmente fuori dalla portata della 6D Mark II. 


Inquadratura intera (nel riquadro) e particolare a 100 ISO.


Particolare, 3200 ISO. Grazie alle ottime doti di questo sensore ad alti ISO, il degrado qualitativo è insignificante, nonostante la scena "difficile".


Lo stesso particolare ripreso a 100 ISO e sovraesposto in post-produzione mostra la non invarianza e le relative difficoltà della 6D Mark II nel recupero delle ombre. Il caso è estremo (+5EV), ma la risposta della 6D Mark II è inferiore alla media.

Un quadro idilliaco, dunque? Beh, quasi. Rovina un po' la festa la poca malleabilità del RAW. Da più parti è già stata contestata a questa fotocamera una gamma dinamica modesta, persino inferiore a quella del precedente modello (che beneficiava sì di una minore risoluzione, ma che è anche nato 5 anni prima).
Da parte nostra non eseguiamo misure di gamma dinamica, facendo riferimento per questo aspetto ai risultati pubblicati da DxO, ma è indubbio che la 6D Mark II non si avvicini nemmeno a essere ISO-invariante, e che di conseguenza il recupero di immagini o di zone fortemente sottoesposte produca risultati tutt'altro che ottimali.    

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