La nuova app Adobe critica le tue foto e ti dice come rifarle sul posto

La nuova app Adobe critica le tue foto e ti dice come rifarle sul posto

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“AI Playground è un esperimento dentro l'app sperimentale: toglie le distrazioni, applica stili artistici, critica lo scatto e apre al prompt libero. Gira sul modello Nano Banana di Google, è gratis per pochi utenti e solo per qualche settimana”

Un anno dopo aver lanciato Project Indigo, l'app fotografica per iPhone con cui puntava a restituire uno scatto dal look "naturale" e reflex, Adobe vi ha aggiunto strumenti che vanno nella direzione opposta: una suite di AI generativa. Il team Nextcam la chiama AI Playground, ed è un esperimento dentro un'app già dichiaratamente sperimentale.

L'obiettivo è "esplorare come l'AI generativa possa assistere i fotografi al momento dello scatto", cioè mentre si è ancora davanti alla scena. Per ora la funzione è gratuita e senza registrazione, ma sarà resa disponibile solo a "qualche punto percentuale" degli utenti e per "poche settimane"; chi partecipa accetta di condividere i propri tocchi sui pulsanti, mentre Adobe assicura di non guardare né caricare prompt e immagini, e di non usarli per addestrare modelli. Se la funzione dovesse riscuotere successo, allora diventerà a pagamento.

Quattro sezioni, quasi tutte a pulsante

AI Playground compare con la versione 1.1 e funziona solo sulle foto scattate dentro Indigo: sulle altre il pulsante a forma di stella resta grigio. Si divide in quattro sezioni. Object Editing rimuove le distrazioni, con interruttori per categorie già pronte (persone sullo sfondo, cavi e pali, veicoli, recinzioni, immondizia) o descritte a voce, e simula una profondità di campo ridotta. Styles ridisegna lo scatto imitando tecniche artistiche, dall'acquerello al tratto a inchiostro.

La sezione più interessante è Photo Guidance: un modello linguistico restituisce una critica della foto appena scattata (inquadratura, luce, colori, impatto emotivo) e suggerisce come ri-scattarla o come modificarla. È una funzione che, come nota Adobe, ha senso solo dentro un'app fotocamera, perché il consiglio arriva quando si è ancora sul posto. Il confronto naturale è con il Camera Coach dei Pixel di Google, ma qui il giudizio è più descrittivo e arriva a posteriori.

La quarta sezione, Custom Edit, apre al prompt libero, dettabile anche a voce. Permette pure il percorso inverso rispetto agli stili: da una foto di un dipinto o di una scultura, l'app prova a ricavare un'immagine fotorealistica. Marc Levoy, Adobe Fellow che in passato aveva costruito le doti fotografiche dei Pixel di Google, racconta di aver strappato "sguardi attoniti" mostrando in un museo la versione fotografica di un bronzo mentre lo aveva davanti.

Il modello è di Google, non Firefly

AI Playground gira su Nano Banana, il modello di Google basato su Gemini, e non sul Firefly di casa Adobe, che potrebbe però entrare per singoli pulsanti, essendo particolarmente bravo a togliere le distrazioni senza toccare il resto. È un modello cloud, quindi è necessaria la connessione, e le immagini restituite sono di circa 2.000 pixel per lato. Poiché Nano Banana produce solo immagini in gamma dinamica standard, Adobe ha aggiunto un modello proprio per riportarle in HDR usando lo scatto originale come guida, con risultati che lei stessa dichiara non sempre accurati.

Restano i limiti noti dell'editing generativo, che Adobe elenca senza girarci intorno: nessun cursore per controllare l'esito se non riscrivendo il prompt, la tendenza dei modelli a modificare dettagli non richiesti come forma ed espressione dei volti, e la lentezza dei modelli grandi vincolati al cloud. Sul fronte trasparenza il team dice di lavorare all'aggiunta delle Content Credentials C2PA, mentre Nano Banana appone già la filigrana invisibile SynthID di Google; per il resto Levoy scarica la responsabilità sull'utente: se una modifica sia "corretta o ingannevole", scrive, dipende da cosa se ne fa e da come la si presenta.


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