Getty Images e OpenAI hanno annunciato una partnership pluriennale che porterà i contenuti dell'agenzia all'interno di ChatGPT, e la reazione di Wall Street è stata immediata: il titolo Getty (NYSE: GETY) è salito oltre il 200% negli scambi di premarket, dopo una chiusura precedente a 0,64 dollari per azione. È un significativo cambio di posizione per la società che negli ultimi anni si era posta come la più agguerrita avversaria legale dei generatori di immagini basati su intelligenza artificiale.
L'intesa con OpenAI non arriva isolata. Già in ottobre 2025 Getty aveva firmato un accordo analogo con Perplexity AI, anch'esso limitato alla visualizzazione dei contenuti e privo di clausole sull'addestramento dei modelli. La direzione, in altre parole, era già tracciata.
In base all'accordo annunciato, i contenuti su licenza Getty compariranno nelle funzioni di ricerca e scoperta di ChatGPT. Si tratta di un accordo di display, non di training: le immagini vengono mostrate agli utenti, non impiegate per addestrare i modelli. "I contenuti visivi di qualità e regolarmente licenziati rendono la ricerca e la scoperta basate sull'AI più utili e più affidabili", ha dichiarato Craig Peters, amministratore delegato di Getty Images. "Questa partnership con OpenAI riflette un riconoscimento condiviso di questo, e insieme offriremo esperienze visive più ricche agli utenti di ChatGPT."
Il comunicato non rivela i termini finanziari dell'intesa, non indica alcuna ripartizione dei ricavi e non chiarisce se le immagini Getty potranno essere usate per addestrare i futuri modelli di OpenAI. Resta quindi fuori dal testo proprio il punto economicamente più delicato per chi concede immagini in licenza all'AI.
Da avversaria in tribunale a partner
Getty aveva fatto causa a Stability AI, sviluppatrice di Stable Diffusion, sostenendo che circa 12 milioni di sue immagini fossero state usate senza autorizzazione per addestrare il modello. Nel novembre 2025 l'Alta Corte del Regno Unito si è pronunciata in larga parte a favore di Stability, respingendo la principale rivendicazione sul copyright e riconoscendo soltanto una responsabilità limitata su un punto relativo al marchio; Getty ha poi ottenuto il via libera a impugnare parte della sentenza.
La parabola è ancora più marcata se si guarda più indietro. In settembre 2022 l'agenzia aveva bandito le opere generate dall'AI dalla propria libreria. Da allora la posizione si è progressivamente ammorbidita, fino al lancio di un proprio strumento di AI generativa, addestrato sulla libreria interna e costruito sul modello Edify di NVIDIA, con le immagini prodotte rilasciate con licenza royalty-free.
Per OpenAI, invece, l'intesa si inserisce nel filone di accordi sui contenuti costruito negli ultimi due anni, che comprende già News Corp, il Financial Times e Axel Springer. Getty, descritta nel comunicato come marketplace globale di contenuti visivi con circa 600.000 creator e circa 360 content partner, aggiunge a quella collezione il tassello delle immagini d'archivio professionali.

