Sony FE 70-200mm F4 G OSS II: nuovi standard prestazionali e inedite capacità macro

Sony FE 70-200mm F4 G OSS II: nuovi standard prestazionali e inedite capacità macro

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Sony aggiorna il suo zoom tele professionale compatto raggiungendo nuovi limiti in termini di compattezza, velocità e nitidezza ai bordi. Ma la caratteristica che sorprende di più è la capacità macro 0,5x, che diventa 1x con i moltiplicatori di focale.”

Il nuovo Sony FE 70-200mm F4 G OSS II, classico zoom tele compatto di livello professionale, sarà disponibile a partire dal mese di Luglio 2023 al prezzo di listino di 2000 Euro, e porterà novità importanti rispetto al suo predecessore.


Quando si parla di un aggiornamento obiettivo, infatti, solitamente si parla di migliorie funzionali (tipicamente riduzione di peso e ingombro), maggiori performance ottiche, autofocus più veloce. In alcuni casi, può trattarsi dell'introduzione di una funzione o di un comando extra. Il Sony FE 70-200mm F4 G OSS II offre tutto questo – il che, per inciso, non è poco. Ma ciò che ci ha maggiormente sorpreso e incuriosito è la nuova capacità macro, che ne moltiplica la versatilità.

Lo zoom è, di suo, capace di focheggiare fino a 26-42cm (70mm – 200mm, rispettivamente), il che assicura  un rapporto di ingrandimento 0,5x lungo l'intera escursione focale. Il classico "mezzo macro". Chi non è impressionato da questo dato, consideri che il precedente FE 4/70-200 G OSS Mark I si fermava a 0,13x…

Ma non è finita: l' FE 70-200mm F4 G OSS II è compatibile con i teleconverter 1,4x (SEL14TC) e 2x (SEL20TC), grazie ai quali, oltre ovviamente a incrementare la lunghezza focale, raggiunge il pieno rapporto macro 1x, sempre lungo l'intera gamma focale e mantenendo inalterata la distanza di lavoro (distanza tra obiettivo e soggetto). Distanza di lavoro che, per la cronaca, va dai 9cm della focale 70mm ai 20cm della focale 200mm – una distanza più che sufficiente anche per soggetti timidi come insetti, e del tutto confrontabile con quella degli obiettivi specializzati 180mm a focale fissa.  

Un paio di esempi delle capacità macro dell'obiettivo, ottenuti con moltiplicatore 1,4x e focale 200mm (280mm), f/5,6. Sotto: immagine intera e particolare. 


In sintesi: già il prodotto base è molto flessibile e consente di passare con disinvoltura dal ritratto "close-up" ai primi esperimenti di macrofotografia con rapporto 0,5x. Aggiungendo un teleconverter 2x si raggiungono i 400mm con apertura massima f/8, cosa che apre le porte alla fotografia naturalistica amatoriale e, allo stesso tempo e in modo molto semplice (senza necessità di acquistare separatamente tubi di prolunga), si ottiene il pieno rapporto macro 1x. Il tutto in circa 1Kg di peso complessivo e meno di 20cm di lunghezza totale.

A proposito di dimensioni, si passa da 175mm di lunghezza del predecessore a 149mm, e da 840g di peso a 794g. Il vantaggio in termini di peso non è tale da cambiare apprezzabilmente l'esperienza d'uso, ma i (circa) 25mm in meno facilitano un poco il compito di trovargli una sistemazione nello zaino.   

    

Al pari del recente 70-200mm F2.8 GMaster, anche il nuovo FE 70-200mm F4 G OSS II offre prestazioni AF significativamente superiori alla prima generazione grazie all'uso di 4 motori lineari XD. L'incremento è del 20% circa, ma la vera differenza è data dal fatto che questa nuova generazione di zoom regge il passo della A1. In particolare, l'FE 70-200mm F4 G OSS II supporta lo scatto continuo blackout-free da 30 fps, laddove il precedente Mark I si fermava a 15fps, e supporta il tracking dei soggetti durante lo zoom, cosa che la versione Mark I non era in grado di fare.


Il volo dei rapaci è un buon banco di prova per le prestazioni di un telezoom.

Inoltre, come già visto con la versione f/2.8 GMaster, questa nuova generazione di obiettivi è più attenta alla funzionalità video, il che significa, nello specifico, maggiore attenzione al contenimento del focus breathing (ricordiamo che alcuni corpi macchina recenti, come A7R V, dispongono anche di una apposita correzione in-camera).    

Dal punto di vista ottico, i tecnici Sony hanno lavorato per migliorare soprattutto contrasto e risoluzione ai margini del fotogramma. Dai grafici MTF forniti da Sony è piuttosto evidente il "salto in alto" delle curve 30 lp/mm alla massima distanza dal centro, a entrambi gli estremi della gamma focale. La differenza è stata più che tangibile anche nelle nostre prove, che hanno mostrato una notevole consistenza tra centro e bordi, in particolar modo alle focali intermedie.

A titolo di esempio, a f/8 (miglior diaframma di lavoro per questo obiettivo), abbiamo registrato tra le 4800 e le 5000 LW/PH al centro e punteggi oltre quota 4800 LW/PH ai bordi per le focali 100 e 135mm. Di fatto, perdita nulla ai valori intermedi della gamma focale! Anche considerando il dato complessivo, vale a dire tra 3700 e 4900 LW/PH ai bordi, il risultato è davvero interessante.  

Fisicamente, l'FE 70-200mm F4 G OSS II si presenta con un diametro di circa 82mm (82,2mm per la precisione), un diametro filtri da 72mm e un design a zoom collassabile, con il barilotto interno che si estende alle lunghe focali. Si tratta di una scelta votata naturalmente a facilitarne il trasporto, oggi molto in voga anche tra obiettivi professionali o simi-professionali, ma che non condividiamo fino in fondo – il rischio è che, col tempo, il barilotto interno acquisisca "giochi" indesiderati.

La messa a fuoco invece è interna, cioè la lente frontale non si estende né ruota durante la messa a fuoco, il che facilita l'uso di filtri dipendenti dall'orientamento e contribuisce al raggiungimento di prestazioni elevate.


Sopra: miglior risultato (70mm, f/8). Sotto: stesse condizioni, con moltiplicatore 1,4x installato (98mm equivalenti). La perdita è minima. INGRANDIMENTO 200%.

A proposito di prestazioni AF, la messa a fuoco con lente in posizione è pressoché istantanea, mentre l'intera corsa richiede circa 1s a 70mm e poco di più a 200mm, ma con il grande vantaggio pratico del selettore di corsa AF a doppio limite (intera corsa, infinito-3m e macro). Soprattutto a "distanze macro", infatti, la corsa all'infinito ha un impatto notevolissimo sull'efficacia di utilizzo; questo importante accorgimento migliora molto l'esperienza d'uso. 

Manca la ghiera dei diaframmi, presente invece sul fratello maggiore f/2.8 GMaster di seconda generazione. La ghiera di zoom misura circa 25mm e offre una resistenza alla rotazione (giustamente) medio-alta. Non che richieda fatica ma, per essere chiari, non è possibile ruotarla con un dito, il che evita spostamenti accidentali e allungamenti indesiderati quando l'obiettivo è puntato verso il basso. Quando l'obiettivo è ritratto, un blocco meccanico può mantenerlo in posizione di trasporto.


La ghiera di messa a fuoco, by-wire, misura circa 20mm ed è, viceversa, molto dolce e fluida – lei, sì, può essere ruotata con la punta dell'indice. La posizione è avanzata ma, data la compattezza dell'obiettivo, risulta perfettamente raggiungibile e facile da azionare anche tenendo le dita sulla ghiera dello zoom. L'ergonomia è complessivamente impaccabile.

Notevole anche la dotazione, che oltre al già citato limitatore di corsa AF, include il selettore AF/MF, l'ulteriore selettore DMF (Direct Manual Focus) On/Off (che attiva/disattiva la correzione manuale della messa a fuoco), e due ulteriori selettori dedicati allo stabilizzatore (On/Off e scelta della modalità MODE 1 / 2 / 3). Presenti inoltre 3 pulsanti programmabili convenientemente sistemati tra le due ghiere.

Anche se può sembrare un aspetto marginale, ci teniamo poi a sottolineare la pratica soluzione Sony per il supporto per treppiede, che non solo si allenta ma si apre a "C", consentendo di installarlo/rimuoverlo molto facilmente anche a obiettivo montato. Il tutto, senza sacrificare un briciolo di rigidezza, che una volta stretto sul corpo obiettivo è davvero granitica.

Lo schema ottico prevede 19 elementi in 13 gruppi, con due lenti asferiche (una delle quali Advanced Aspherical), tre lenti a bassa dispersione ED e un'ulteriore lente a bassa dispersione Super ED, utilizzate come sempre al fine di minimizzare le aberrazioni cromatiche.


Resa dei punti luce sfocati.

La costruzione Floating Focus (due gruppi di lenti di messa a fuoco controllabili separatamente) è stata certamente determinante per ottenere le performance macro. Non manca un rivestimento alla fluorite della lente frontale, per facilitarne la pulizia, e la costruzione è resistente a polvere e umidità. Il diaframma, infine, conta 9 lamelle, e questa è una delle pochissime specifiche che lo distinguono dagli obiettivi di categoria superiore, come già citato GMaster F2.8, che utilizza un diaframma a 12 lamelle.


Altro esempio della resa dello sfocato e della capacità di separazione dei piani - 200mm + TC 1,4x, f/5,6.

Le sue prestazioni, testate sul corpo macchina A7R Mark V, sono di primissimo piano. Per cominciare, la nitidezza supera quella del fratello maggiore f/2.8 GMaster Mark II. Non è inusuale che obiettivi meno luminosi risultino più nitidi – basti pensare al caso noto dei 50mm. Vale però la pena ricordare a chi ama le "lame di rasoio" che, con un obiettivo come l'FE 70-200mm F4 G OSS II, a fronte di un diaframma in meno di apertura massima, si ottengono immagini eccezionalmente incise in tutti i punti del fotogramma, risparmiando qualche grammo e 1000 Euro esatti.    

Il suo miglior diaframma di lavoro è f/8, diaframma al quale si mantiene nell'intorno delle 5000 LW/PH – o poco meno – a tutte le focali, il che è già un pregio non da poco. Un pizzico di differenza in più, tra focali inferiori e superiori, si osserva a f/4, ma in generale la stabilità di risposta di questo obiettivo al variare della focale è davvero invidiabile, così come è invidiabile la già citata, ridottissima perdita di dettaglio ai bordi. Sotto quest'ultimo aspetto, sono le focali intermedie (100-135mm) a mostrare i risultati migliori, di nuovo con maggiori differenze alla massima apertura.   


L'effetto di una distorsione a cuscinetto del 3% circa.

Continuiamo l'elenco dei pregi parlando di aberrazione cromatica laterale, che non raggiunge mai il pixel e mezzo su un corpo macchina da 9500 pixel sul lato lungo del fotogramma, risultando di fatto insignificante.

Come già osservato per il fratello maggiore, le distorsioni sono di segno costante, vale a dire a cuscinetto sull'intera escursione focale, e di entità modesta seppur non trascurabile. Parliamo di un dato rilevato dell'1,5-2% a 70mm, che arriva a superare il 3% a 200mm. Un tale livello di distorsione è facilmente percepibile di fronte a geometrie nette ma, come ricordato anche nella recensione del GMaster, diverse ottiche fisse fanno (anche molto) peggio, e in generale le distorsioni geometriche sono facilmente correggibili.

Ci aspettavamo risultati migliori in termini di vignettatura, che viceversa, nonostante l'apertura massima non enorme, a f/4 supera abbondantemente i due stop (circa -2,4 EV) negli angoli estremi alla focale di 70mm, per assestarsi a circa -2 EV a 200mm. L'effetto si attenua di circa 1 EV @ f/5,6 mentre ai lati, e di nuovo alla massima apertura, la perdita risulta essere di circa 1,3-1,4 EV a entrambi gli estremi focali. Da segnalare che le focali intermedie non mostrano valori intermedi di vignettatura, ma valori minimi. Il problema è cioè più evidente a 70mm (-2,4 EV max @ f/4), si riduce a 100 mm e 135mm (-1,4 EV max @ f/4), poi torna a salire un po' a 200mm (-2 EV max @ f/4).    

  

Introduciamo con questa recensione un nuovo set di metriche, sulle quali vale la pena spendere poche parole di spiegazione. La principale delle nuove metriche è la ripetibilità della messa a fuoco, misurata in assenza di calibrazione (scelta che favorisce le mirrorless rispetto alle reflex, ma coerente con il modo d'uso della grande maggioranza degli utenti) ed espressa a da un punteggio da 0 a 100; 70 punti può essere considerato un limite soddisfacente.

70mm
70mm

70mm
200mm

Per inciso, solo una manciata di ottiche raggiunge questo risultato in un database di oltre 500 prodotti, e da questo punto di vista l'FE 70-200mm F4 G OSS II si comporta egregiamente, rimanendo sopra quota 97 a entrambi gli estremi focali.

L'astigmatismo consiste nella differente nitidezza in direzione orizzontale e verticale. Una piccola differenza è fisiologica, ma tale scarto non dovrebbe superare il 10% e questo obiettivo, con una media tra 3,6% (70mm) e 3,8% (200mm), rientra abbondantemente nella fascia ottimale.  

70mm
70mm

70mm
200mm

Infine, il cosiddetto "rapporto rosso-blu" non è altro che una misura di aberrazione cromatica, che gli obiettivi pregiati tendono tenere meglio sotto controllo grazie alla presenza nello schema ottico di elementi pregiati (soprattutto lenti a bassa dispersione). Anche in questo caso, uno scarto di più o meno 10 punti rispetto allo zero centrale è da considerarsi un ottimo risultato.   

Lo sfocato è perlopiù morbido e piacevole (vedi primo esempio, qui sotto), senza traccia di effetto cipolla nei punti luce sfocati, anche se in alcune circostanze emerge un pizzico della durezza tipica delle lenti asferiche (vedi secondo esempio, qui sotto). Non è, insomma, la lente da ritratto per eccellenza, ma non è questo il suo scopo e, tutto sommato, si comporta piuttosto bene anche in questo scenario – usandolo a 200mm, alla sua massima apertura, e sfruttando la ridottissima distanza di messa a fuoco, è molto facile "staccare" lo sfondo e ottenere risultati accattivanti.  

In conclusione, questo FE 70-200mm F4 G OSS II ci è piaciuto molto.
Le prestazioni ottiche sono visibilmente superiori a quelle della generazione precedente, soprattutto ai bordi. La velocità di messa a fuoco è ai vertici della categoria e, soprattutto, le sua capacità macro (insieme alla compatibilità con i moltiplicatori di focale) gli donano una versatilità davvero invidiabile.

Per l'amatore esigente, che vuole avere tra le mani un ottimo prodotto senza arrivare alle decine di migliaia di euro richieste da un corredo iper-professionale, ci immaginiamo l'FE 70-200mm F4 G OSS II abbinato al moltiplicatore 2x, che insieme offrono il classico zoom tele di utilizzo quasi quotidiano, uno zoom tele fino a 400mm f/8 con cui sperimentare un po' di caccia fotografica e un macro che, a 200mm, garantisce un'ottima distanza di lavoro, risultando per questo piuttosto facile anche per i principianti.  

Nuova Sony Alpha A6700

Oggi Sony ha presentato anche la sua nuova mirrorless APS-C Sony Alpha A6700

[HWUVIDEO="3390"]Sony A6700: nuovo sensore da 26 megapixel ed ergonomia rubata alle full frame[/HWUVIDEO]

Articoli correlati

Sony A6700: sensore da 26 megapixel, autofocus evoluto e 4K/120p

Sony A6700: sensore da 26 megapixel, autofocus evoluto e 4K/120p

Sony rinnova la gamma delle mirrorless E-Mount APS-C presentando Sony Alpha A6700. La fotocamera sfrutta un nuovo sensore retroilluminato da 26 megapixel e grazie al processore Bionz XR e alla AI Processing Unit fa un balzo in avanti sul fronte degli algoritmi di messa a fuoco, con un migliore riconoscimento sia dei soggetti animati come persone e animali, sia dei mezzi di trasporto. Può registrare in crop 1,6x anche video 4K/120p. Eccola in anteprima nel nostro video
Sony A7R V: stessa risoluzione, nuova intelligenza

Sony A7R V: stessa risoluzione, nuova intelligenza

Cosa aggiungere a una fotocamera da 61 Mpixel capace di scattare 10 fotogrammi al secondo? Un pizzico di intelligenza artificiale, naturalmente, per rendere ancora più sicuro e affidabile il già ottimo sistema AF.


Commenti