Sosia e cloni digitali tridimensionali, presto una realtà

Sosia e cloni digitali tridimensionali, presto una realtà

di Andrea Bai, pubblicata il

“Dall'Università di Washington un metodo per creare modelli tridimensionali animati di qualsiasi individuo partendo da un insieme di fotografie non di alta qualità”

Potrebbe presto essere possibile creare sosia digitali di chiunque semplicemente raccogliendo qualunque tipo di immagine sparsa sulla rete e dar vita ad una sorta di "burattini digitali" che possono compiere qualsiasi azione e dire qualunque cosa. I ricercatori dell'University of Washington hanno messo a punto un medodo che permette di realizzare modelli digitali tridimensionali partendo da un qualsiasi insieme di fotografie di uno stesso soggetto, come quelle che è possibile reperire su Internet.

Supasorn Suwajanakorn, coordinatore dello studio, afferma: "Potrebbe essere relativamente semplice in futuro creare modelli digitali di chiunque, quando vi sono tonnellate di fotografie. Le foto su Facebook, per qualche utente, sono già sufficienti per costruire il loro modello controllabile". Lo studio, finanziato da Samsung, Google e Intel, assieme all'University of Washington, sarà dettaglianto in occasione del Conference on Computer Vision in Cile il prossimo 16 dicembre.

Le tecnologie esistenti per la creazione di modelli tridimensionali dettagliati di esseri umani si appoggiano a metodi complessi per catturare i loro movimenti da ogni punto di vista. I ricercatori hanno invece trovato il modo di generare modelli che è possibile animare basandosi solamente su una raccolta casuale di immagini pre-esistenti e sono stati capaci di ricostruire i movimenti e le sembianze facciali di celebrità come Daniel Craig e Neil Patrick Harris o di politici come George W. Bush e Barack Obama usando circa 200 immagini di ciascuno recuperate sul web, scattate nel corso degli anni in varie pose e ambientazioni.

Il metodo realizza il modello tridimensionale di un individuo facendo una "media" delle immagini analizzate. Il team ha poi sviluppato una serie di modalità che permettono di modificare l'espressione del modello in maniera sottile, per riprodurre le smorfie caratteristiche di un sorriso o di varie reazioni e manifestazioni emotive, anche ricalcando le movenze di un altro individuo.

Si tratta di un metodo che ha dimostrato la sua efficacia con qualsiasi espressione, in qualsiasi posa e in svariate condizioni di illuminazione, ovvero la varietà di fotografie che ci si può aspettare di trovare nel profilo personale della maggior parte degli utenti Facebook. Spiega Suwajanakorn: "A differenza di altre tecniche di ricostruzione 3D non è necessario che il soggetto sia dinnanzi alla videocamera, il che offre la potenzialità di scalare su un elevato numero di individui".

La tecnica attualmente funziona solamente sulle foto di volti: "Non abbiamo la voce, il resto del capo o modi specifici per cui una persona compie determinate cose. Si tratta di informazioni più difficili da raccogliere, specialmente per la gente comune, e sollevano qualche problema di privacy".

Questa tecnologia potrebbe essere utilizzata, per esempio in abbinamento con dispositivi di realtà virtuale o aumentata, per rendere più coinvolgenti le videochiamate o le videoconferenze, oppure in ambito videoludico per interagire con personaggi famosi. Ma i ricercatori sono anche consapevoli dei possibili risvolti pericolosi: "Potrebbe essere abbastanza spaventoso quando un rendering sarà indistinguibile dal soggetto reale. Le persone inizieranno a considerare i video con cautela, come quando è diventato facile edulcorare una foto con Photoshop".


Commenti (1)

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Commento # 1 di: Zenida pubblicato il 15 Dicembre 2015, 19:31
Idea carina... Per i problemi di privacy o altro, beh alla fine anche con le foto facciamo lo stesso, ma per fortuna a parte qualche fine giocoso, non si evidenziano casi particolari. E cmq gli "esperti" sono sempre in grado di riconoscere se il soggetto è originale o meno... E con i video sarà ancora più facile riuscirci