La libellula trasporta 10 super-tele Canon per osservare galassie lontane

La libellula trasporta 10 super-tele Canon per osservare galassie lontane

di Alberto De Bernardi, pubblicata il

“Si chiama Dragonfly - libellula - ed è una matrice di 10 super-tele Canon EF 400mm progettata dall'università di Toronto per l'osservazione astronomica di corpi celesti di luminosità ultra-bassa. ”

Si chiama Dragonfly, ed è un'innovativa matrice multi-obiettivo progettata dall'università di Toronto per l'osservazione astronomica di corpi celesti di luminosità ultra-bassa (ad esempio, i dettagli della complessa struttura che circonda le galassie).

Il suo scopo è provare una teoria cosmologica detta "bottom up", secondo cui l'universo si consolida con il meccanismo dalla fusione di piccole galassie in galassie più grandi. Simili fusioni lasciano tracce sottoforma di deboli "code" luminose e, se questa teoria fosse esatta, dovremmo poter osservare molte di queste tracce. Sfortunatamente, nemmeno i più avanzati telescopi odierni riescono a mostrarle, dato che le immagini catturate contengono riflessi e luce diffusa sufficienti a nasconderle. Anche i telescopi più avanzati, insomma soffrono di ghost e flare.

Ecco dove entra in gioco Dragonfly, che utilizza un array di 10 obiettivi Canon EF 400mm con copertura SWC (Subwavelength Structure Coating ) per ridurre al minimo la luce diffusa e le riflessioni interne all'interno delle sue ottiche.

La copertura SWC è già, di per sé un argomento piuttosto interessante. Partendo dal presupposto che le riflessioni sono causate principalmente dal brusco salto che si osserva nell'indice di rifrazione all'interfaccia aria-obiettivo, Canon ha sviluppato nel 2008 per il suo EF24mm f/1.4L II una copertura non uniforme ma costituita da innumerevoli "picchi" e "valli", di altezza omogenea e dimensioni inferiori alla lunghezza d'onda della luce visibile (da circa 400 a circa 700 nm). Questa copertura, utilizzata ovviamente sulla lente frontale, modifica in modo progressivo l'indice di rifrazione all'interfaccia aria-lente, riducendo i riflessi.

Pensata soprattutto per obiettivi con lenti frontali dalla curvatura pronunciata, dove i vantaggi di una buona copertura antiriflesso sono più evidenti, la tecnologia SWC viene oggi impiegata anche in altre ottiche, non necessariamente grandangolari, come appunto il 400mm scelto dall'università di Toronto.

I riflessi residui vengono poi ulteriormente ridotti da Dragonfly grazie a metodi di elaborazione del segnale, lavorando sulle 10 immagini che equivalgono, complessivamente, a un "compound eye" ispirato a quello delle libellule. Dragonfly è attivo dal 2013 presso la struttura di hosting New Mexico Skies.


Commenti (10)

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Commento # 1 di: demon77 pubblicato il 14 Luglio 2014, 11:00
Cavolo! Veramente interessante.
Questo è senza dubbio un impiego speciale dove le peculiarità e le finezze tecnologiche sche si applicano su queste ottiche fanno davvero la differenza!

Oltretutto non avrei creduto che un'applicazione scientifica così avanzata si potesse basare su "semplici" ottiche commerciali
Commento # 2 di: Rubberick pubblicato il 14 Luglio 2014, 11:19
considerando quanto costano le attrezzature scientifiche costruite ad hoc talvolta 10 corpi macchina e 10 lenti possono essere acquistate (con sconto in blocco ovviamente) o addirittura prestate o quasi regalate se posson esser usate come marketing..

li hai la canon che nel suo dipartimento di r&d sviluppò questa tecnologia e l'ha anche ammortizzata con il gran numero di vendite.. loro invece si son dovuti occupare di tutto il contorno con i motori e roba che già hanno e degli algoritmi (probabilmente anch'essi assemblabili a blocchettoni tra vari plugin matlab & co)
Commento # 3 di: Opteranium pubblicato il 14 Luglio 2014, 18:33
interessante, però mi sfugge che cosa si riesca ad osservare - di astronomico - con un simile obiettivo..
Commento # 4 di: Raghnar-The coWolf- pubblicato il 14 Luglio 2014, 18:48
Originariamente inviato da: Opteranium
interessante, però mi sfugge che cosa si riesca ad osservare - di astronomico - con un simile obiettivo..


http://www.dailymail.co.uk/sciencet...-telescope.html
Commento # 5 di: Opteranium pubblicato il 14 Luglio 2014, 18:54
rimango stupefatto.. nuove galassie? Che cavolo di risoluzione angolare hanno quegli otto tubi messi assieme??
O non si era detto che sarebbero serviti specchi da decine di metri? Ci prendono in giro? sono confuso
Commento # 6 di: Raghnar-The coWolf- pubblicato il 15 Luglio 2014, 09:15
Originariamente inviato da: Opteranium
rimango stupefatto.. nuove galassie? Che cavolo di risoluzione angolare hanno quegli otto tubi messi assieme??
O non si era detto che sarebbero serviti specchi da decine di metri? Ci prendono in giro? sono confuso


Come c'e' scritto sia sull'articolo di giornale che in questo, la proprieta' di questo obiettivo e' di contrastare particolarmente bene gli artefatti ottici, per il fatto che in lenti piu' grosse sono piu' difficili da controllare.

Quindi i telescopi piu' grandi hanno ovviamente molta piu' risoluzione angolare e quindi vedono "piu' lontano", ma questo tipo di galassie non sono oggetti lontani e hanno luminosita' non cosi' basse, tuttavia sono molto diffuse e quindi vengono eliminati dagli algoritmi di analisi degli altri telescopi che non hanno modo di distinguere fra un artefatto e una galassia diffusa.

E' un esempio di come strumenti semplici possano dare eccezionali risultati.
Commento # 7 di: Eress pubblicato il 15 Luglio 2014, 11:14
Come array ottico non è niente male
Commento # 8 di: Opteranium pubblicato il 15 Luglio 2014, 13:51
Originariamente inviato da: Raghnar-The coWolf-
Come c'e' scritto sia sull'articolo di giornale che in questo, la proprieta' di questo obiettivo e' di contrastare particolarmente bene gli artefatti ottici, per il fatto che in lenti piu' grosse sono piu' difficili da controllare.

Quindi i telescopi piu' grandi hanno ovviamente molta piu' risoluzione angolare e quindi vedono "piu' lontano", ma questo tipo di galassie non sono oggetti lontani e hanno luminosita' non cosi' basse, tuttavia sono molto diffuse e quindi vengono eliminati dagli algoritmi di analisi degli altri telescopi che non hanno modo di distinguere fra un artefatto e una galassia diffusa.

E' un esempio di come strumenti semplici possano dare eccezionali risultati.

quindi in pratica fanno una specie di setaccio del cielo alla ricerca di oggetti che potrebbero essere stati filtrati dagli altri apparecchi. Notevole, soprattutto per il tipo di attrezzatura, quasi amatoriale
Commento # 9 di: Pier2204 pubblicato il 15 Luglio 2014, 14:15
Originariamente inviato da: Raghnar-The coWolf-
Come c'e' scritto sia sull'articolo di giornale che in questo, la proprieta' di questo obiettivo e' di contrastare particolarmente bene gli artefatti ottici, per il fatto che in lenti piu' grosse sono piu' difficili da controllare.

Quindi i telescopi piu' grandi hanno ovviamente molta piu' risoluzione angolare e quindi vedono "piu' lontano", ma questo tipo di galassie non sono oggetti lontani e hanno luminosita' non cosi' basse, tuttavia sono molto diffuse e quindi vengono eliminati dagli algoritmi di analisi degli altri telescopi che non hanno modo di distinguere fra un artefatto e una galassia diffusa.

E' un esempio di come strumenti semplici possano dare eccezionali risultati.


si dice che il problema più grosso sia la distorsione ottica provocata dall'atmosfera terrestre, sarebbe interessante vedere questo sistema in funzione nello spazio, ad esempio sulla ISS
Commento # 10 di: Raghnar-The coWolf- pubblicato il 15 Luglio 2014, 15:49
Originariamente inviato da: Opteranium
quindi in pratica fanno una specie di setaccio del cielo alla ricerca di oggetti che potrebbero essere stati filtrati dagli altri apparecchi. Notevole, soprattutto per il tipo di attrezzatura, quasi amatoriale


Precisamente.

Originariamente inviato da: Pier2204
si dice che il problema più grosso sia la distorsione ottica provocata dall'atmosfera terrestre, sarebbe interessante vedere questo sistema in funzione nello spazio, ad esempio sulla ISS


Si chiama seeing e appunto e' un effetto che i grandi telescopi sistemano in vari modi (dalle analisi software dell'immagine in PP, all'utilizzo di sofisticassime ottiche o sensori "adattative" che si modellano in real time simulando la distorsione atmosferica), tuttavia appunto piu' si elabora piu' si edulcora l'informazione "diffusa" per estrarre quell'informazione che e' puntualmente molto forte.

Se devi andare nello Spazio ovviamente sarebbe assurdo utilizzare un sistema come questo, in quanto il rapporto prezzo e peso/performance non vale la candela.

Questi sono utilizzati perche' in quanto "ottica di consumo" se ne trovano tanti a prezzi abbordabili e la qualita' eccelle, ma dal momento che si va nello spazio il prezzo e la reperibilita' non sono piu' un problema perche' il vero prezzo e' quello di messa in orbita.
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