Abbiamo visto la mostra del World Press Photo 2017: i buoni motivi per farlo anche voi

Abbiamo visto la mostra del World Press Photo 2017: i buoni motivi per farlo anche voi

di Roberto Colombo, pubblicata il

“La mostra permette di soffermarci meglio sui singoli scatti, ma anche di apprezzare in modo più approfondito i lavori della serie 'Stories' che giudica portfolio di 5-10 scatti. In questo senso l'allestimento della mostra aiuta a cogliere i lavori nella loro interezza al primo colpo d'occhio e in alcuni casi riesce a darne anche una buona idea dello sviluppo temporale. È il caso del progetto vincitore, che al suo annuncio ha suscitato molto scalpore: la serie d'immagini, scattata il 19 dicembre 2016 dal fotografo di Associated Press Burhan Ozbilici”

80.408 foto di 5.034 fotografi di 125 paesi diversi, sono questi i numeri dei partecipanti al World Press Photo 2017. La proclamazione dei vincitori era avvenuta nel mese di febbraio, ma in questi giorni la mostra itinerante che porta in giro per il mondo gli scatti dei vincitori è anche in Italia.

Abbiamo partecipato al vernissage dell'edizione milanese, attiva presso la Galleria Carla Sozzani di Corso Como 10 a Milano, avvenuta venerdì scorso e ci sentiamo vivamente di consigliarne la visita a quanti siano interessati alla fotografia. Molto meglio di una photogallery digitale, le stampe delle immagini che hanno caratterizzato gli eventi del 2016, anche grazie a una mostra ben curata nel suo sviluppo e nella sua fruibilità, raccontano l'anno passato visto dagli occhi dei fotoreporter di tutto il mondo.

La mostra permette di soffermarci meglio sui singoli scatti, ma anche di apprezzare in modo più approfondito i lavori della serie 'Stories' che giudica portfolio di 5-10 scatti. In questo senso l'allestimento della mostra aiuta a cogliere i lavori nella loro interezza al primo colpo d'occhio e in alcuni casi riesce a darne anche una buona idea dello sviluppo temporale.

È il caso del progetto vincitore, che al suo annuncio ha suscitato molto scalpore: la serie d'immagini, scattata il 19 dicembre 2016 dal fotografo di Associated Press Burhan Ozbilici, mostra il poliziotto fuori servizio Mevlut Mert Altintas durante i momenti dell'assassinio dell'ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov.

Tutti abbiamo negli occhi quell'immagine, ormai iconica, dell'uccisore che, in posa da rockstar sul palco, impugna la pistola gridando "Non dimenticate Aleppo! Non dimenticate la Siria! Vendetta!" pochi attimi dopo aver ripetutamente colpito alle spalle l'ambasciatore. Nell'allestimento della mostra si può apprezzare il lavoro del fotografo turco nella sua interezza: in piccolo uno scatto dell'ambasciatore durante il suo discorso, la foto citata qui sopra, ma soprattutto tutte quelle a seguire, in cui il fotoreporter ha dimostrato un sangue freddo che pochi avrebbero saputo sfoggiare.

Scatti quasi perfetti, ottimamente inquadrati, che mostrano il cadavere dell'ambasciatore, i momenti concitati dell'assalitore che punta l'arma verso il pubblico, nei lunghi secondi in cui ha fatto il suo discorso, prima di essere a sua volta ucciso dalle forze di sicurezza. Il reportage del fotografo è completo, in quanto egli ha anche rivolto la sua fotocamera proprio verso il pubblico, documentando anche il terrore negli occhi delle persone presenti in sala.

La mostra naturalmente include anche gli scatti dei quattro italiani che hanno raggiunto nella loro categoria uno dei gradini del podio: Giovanni Capriotti, Antonio Gibotta, Alessio Romenzi e Francesco Comello. Attualmente in Italia la mostra è attiva a Roma al Palazzo delle Esposizioni (28 aprile - 28 maggio), a Bari allo Spazio MURAT (29 aprile - 28 maggio) e a Milano alla già citata Galleria Carla Sozzani (6 maggio - 11 giugno). In autunno arriverà a Lucca a Palazzo Ducale (18 novembre - 8 dicembre) e in Valle D'Aosta al Forte di Bard (7 dicembre 2017 - 7 gennaio 2018).


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