Casio Exilim F-1, tuttofare multimediale a 60fps

Casio Exilim F-1, tuttofare multimediale a 60fps

di Matteo Cervo , pubblicato il

“Casio Exilim F1, una bridge ibrida che integra fotocamera e videocamera, puntando tutto sull'alta velocità che può raggiungere, in particolari ambiti di utilizzo, i 1200fps. Eccola alla prova dei fatti.”

Test mire ottiche - metodologia e teoria

La F1 consente di registrare immagini sia in formato Jpeg che DNG. Le mire ottiche e la risoluzione le analizzeremo a breve, vorremmo prima porre attenzione a una particolarità riferita al formato Raw: se si intende registrare immagini native, le sensibilità ISO utilizzabili sono solamente 100 ISO e 200 ISO.

Questo aspetto ci ha lasciati perplessi e lo abbiamo legato al fatto che la dotazione software della F1 non comprende un programma utile allo sviluppo e conversione raw. E' Possibile che il software di demosaicing presente in macchina sia talmente ottimizzato per la gestione dell'immagine prodotta dal processore Engine V, che il file nativo risulti difficilmente processabile da software di editing di terze parti. Ci chiediamo oltretutto le ragioni della scelta di inserire in macchina questo formato di acquisizione, se poi non è fruibile per via dall'assenza di software di supporto adeguato.

A partire da questa recensione introduciamo la misura della nitidezza offerta dalla fotocamera in test. Spendiamo poche parole per spiegare meglio come viene effettuata la prova e come vanno interpretati i valori ottenuti. La nitidezza è funzione di due parametri: risoluzione ed acutanza. La risoluzione è misurata in coppie di linee per millimetro lp/mm e rappresenta la capacità di distinguere il numero di coppie di linee ad alto contrasto (una bianca e l'altra nera) nello spazio di un millimetro, il pensiero corre subito alla risoluzione del sensore, l'analogia è corretta ma non completa.

L'acutanza invece fa riferimento al contrasto in concomitanza degli angoli dei particolari. Se la transizione tra un particolare ed un altro è povera di contrasto, il risultato è un immagine poco definita, estremizzando l'effetto possiamo dire che i diversi particolari si confondono uno nell'altro, non hanno dei bordi propri. Per enfatizzare la definizione infatti, il filtro più utilizzato in postproduzione è proprio la maschera di contrasto, che esegue un aumento locale del contrasto su bordi di transizione. Risoluzione ed acutanza sono due caratteristiche differenti.

Entrambi i parametri sono molto importanti nel verificare la capacità di una fotocamera di restituire un immagine nitida, precisa, ricca di particolari distinguibili. Abbiamo accennato al fatto che la risoluzione non è tutto, infatti stiamo testando una fotocamera composta da un lente che la mette in comunicazione con il mondo che offrirà una proprio potere risolvente, il sensore stesso gioca un ruolo determinante, così come gli algoritmi di demosaicing, antialiasing ed elaborazione in macchina. Nel momento in cui si stampa l'immagine scattata, sarà necessario tenere in considerazione il contributo della stampante.

Non ultimo infatti, anche la distanza dalla quale si osserva l'immagine acquisita, condiziona quanto nitidamente essa risulta ai nostri occhi. Quindi quale è il valore di nitidezza di riferimento? Dipende da ogni singolo soggetto, anche se possiamo assumere in media che l'occhio umano non riesce a risolvere al disopra di 10 lp/mm. Consideriamo che la risoluzione necessaria a stampare una foto in formato 20x30 cm a partire dal negatvo 35 mm (ovvero 8x di ingrandimento), richiede circa 200 lp/mm.

Nella pratica vengono eseguiti degli scatti ad alcuni pannelli, chiamati mire ottiche, riportanti una serie di pattern ad alto contrasto, in cui la frequenza spaziale va via via aumentando. I pattern rappresentano un susseguirsi di linee chiare e scure disposte verticalmente (per misurare la risoluzione spaziale orizzontale) ed orizzontalmente (per misurare la risoluzione spaziale verticale). Non tutte le fotocamere digitali presentano sensori delle stesse dimensioni e montano obiettivi della stessa focale, affinché le misure effettuate siano tra loro confrontabili, bisogna svincolare l'inquadratura da tali rapporti. Questo è possibile tramite opportune proporzioni. Senza entrare eccessivamente in dettaglio vi basti sapere che utilizzeremo due indici di confronto: Lp/mm (line pairs per mm) che indica il numero di coppie di linee (una chiara ed una scura) per millimetro  che risultano distinguibili osservando l'immagine al 100% da una distanza di lettura di circa 35 cm (La stessa distanza alla quale si legge solitamente un giornale oppure un libro).

Il secondo indice, maggiormente funzionale per confrontare tra loro diverse fotocamere è il LW/PH (Line width per picture height) consente di essere usato sia per fotocamere che adottano sensore 4:3 che 3:2 o formati ancora differenti.

La relazione che intercorre tra Lp/mm e LW/PH, può essere sintetizzata con la seguente formula:    LW/PH = 2* Lp/mm * lato corto sensore [mm] ; l'introduzione dell'altezza del sensore ci permette di normalizzare le misure.

Affinché la prova sia indice della massima risoluzione offerta dalla fotocamera, vengono eseguiti tanti scatti quanti sono gli stop permessi dalla lente in uso. A partire dalla massima apertura, si scegli quindi il migliore risultato ottenuto, che solitamente cade due o tre stop sotto la massima apertura. Anche in questo caso, la variabile umana gioca un ruolo determinante, vediamo di spiegarci meglio utilizzando come riferimento proprio le mire della Casio Exilim F1.

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