Alessandro Falco: in un anno da novellino ai premi internazionali

Alessandro Falco: in un anno da novellino ai premi internazionali

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Abbiamo incontrato Alessandro Falco, un giovane fotografo che a poco più di un anno dalla scelta di diventare fotografo ha già raccolto importanti riconoscimenti a livello internazionale”

Da novellino della fotografia ai premi internazionali, in un solo anno


"Bboy attitude" (finalista SWPA 2012)

Partiamo dagli eventi che ci hanno messo in contatto. La tua esperienza in questa prima parte dell'anno è assimilabile a quella di Mattia Vacca, che abbiamo recentemente intervistato: un'apparizione nella Shortlist Sony World Photography Awards 2012 nella categoria Split Second del concorso Open e poi, sempre nella cornice londinese, il primo posto di categoria ai Renaissance Prize 2012, nella sezione Perspective. Si tratta di due scatti molto diversi, raccontaci i retroscena e da dove nascono.

Alessandro Falco: Quella dei Sony World Photography Awards 2012  stata un'esperienza per me molto importante: vedermi selezionato con due fotografie tra decine di migliaia di fotografi, mi ha dato il coraggio di continuare a "provarci" con la fotografia.

Decisi di partecipare come primo concorso quest'inverno ai SWPA 2012 con alcuni scatti senza grosse pretese: tra le immagini inviate alla giuria della sezione Open ci sono "Bboy attitude" (finalista SWPA 2012) e "Suggestioni" (Commended SWPA 2012), le due che mi hanno permesso di guadagnare le luci della ribalta.

La fotografia del breakdancer è  stata scattata l'estate scorsa, anche se lo scatto riporta come data il 2009 (mi accorsi della data solo dopo diversi mesi). Quel giorno avevo appena comprato il mio tanto bramato "grandangolo", un Sigma 10-20 mm f/4 tutto consumato, e decisi di provarlo subito sulla mia Nikon d5000 in occasione di un contest di breakdance che stava per iniziare a pochi km da casa mia.

Premettendo che io ho ballato per diversi anni, decisi di piazzarmi in prima fila divertendomi a congelare e in qualche modo anticipare "mosse" che conosco molto bene. Questa foto mi ha subito colpito per la dinamicità che, almeno per chi pratica tale disciplina, trasmettono l'ampiezza del movimento e la sensazione di chi si trova a sfidare le leggi di gravità giorno dopo giorno. Guardando ai risultati ottenuto, non avrei potuto aspettarmi di meglio da una foto a km zero, scattata il giorno in cui ho acquistato il mio primo obiettivo!

Sicuramente diverso l'approccio e l'iter creativo che mi hanno portato alla realizzazione della fotografia vincitrice di categoria al Renaissance Prize 2012.
Una premessa: quando scelgo un concorso, guardo innanzitutto l'elenco dei giudici e la qualità delle passate edizioni. Il Renaissance mi sembrava prestigioso e qualitativamente eccellente, e caratterizzato da quella nuova tematica di "Prospettiva" che spesso ricorre nei miei scatti. Lo scatto, già nella mia testa da settimane, aveva preso forma durante la storica nevicata di quest'inverno, molto intensa anche a Pescara e dintorni, tanto da ingolosire centinaia di fotografi, come sempre "ispirati" da questo tipo di avvenimento. Decisi di interpretare questa surrealità a modo mio, come sempre, iniziando il progetto Vengeance.


Lo scatto della serie Vengeance premiato ai Renaissance Prize 2012

Organizzai il set in pochi minuti con il mio amico/fotografo/modello Nando di Febo, realizzando due scatti con la stessa tematica, a pochi passi da casa mia sulle rive di un fiume che ha poco di fantastico quando spoglio della neve. Eravamo in due e non trovai nessuno disposto a posare "nudo" sulla neve. Il resto viene da sé (n.d.r. qui Alessandro sorride ammiccante). Il progetto Vengeance è  ancora in corso e al momento ho pubblicato solo un altro scatto della serie, realizzato a pochi giorni di distanza dal primo.

A distanza di un anno i due scatti, se comparati, mostrano l'evoluzione della mia fotografia; ho conosciuto l'importanza del colore e le focali sono meno spinte.
Non dedico molto tempo alla postproduzione, limitandomi alla regolazione dei parametri con Adobe Lightroom e affidandomi a qualche plugin per le fotografie in bianco e nero.

So usare photoshop ma per il momento lo evito; se una foto  sbagliata a tal punto da doverci dedicare diverse decine di minuti preferisco rifarla, se possibile.
Ritengo questo un atteggiamento fondamentale, in grado di aiutare ciascuno nella propria crescita fotografica.

Ti definisci un novellino: come sei arrivato alla professione di fotografo? Cosa vedi nel tuo futuro?

Alessandro Falco: Sono sicuramente un novellino quando vengo paragonato ai professionisti internazionali con cui sono arrivato a confrontarmi, perché ho iniziato a fotografare seriamente nel 2011. Prima di allora utilizzavo semplicemente una buona "compatta" per documentare le mie attività: adoro fotografare al microscopio per esempio, essendo un ittiopatologo specializzato in acquariologia tropicale.

Nella spensieratezza dell'estate postlaurea, avendo ricevuto in regalo la mia prima reflex, ho iniziato da subito a fotografare organizzando dei veri e propri set all'aperto. I miei primi scatti hanno iniziato a girare rapidamente ricevendo tantissimi feedback positivi che mi hanno fatto ragionare non poco su una possibile alternativa "creativa" ad una vita da ricercatore nel Belpaese (qui Alessandro con un sospiro aggiunge "Povera Italia").

Ho sentito il bisogno di mettermi in gioco subito, per capire se avrei potuto farne una professione. Mi ritengo uno con i piedi per terra; non voglio vivere di illusioni ma neanche di rimpianti. Così ho optato per un corso di fotogiornalismo, organizzato dalla storica agenzia Contrasto di Milano.

Non avevo granchè voglia di studiare la tecnica fotografica o di alimentare il feticismo tecnologico di cui troppi fotoamatori sono succubi. Il fotogiornalismo in questo senso è speciale;  una lotta ad armi pari in cui non conta il mezzo o la tecnica, almeno non quanto l'occhio e la progettualità. L'ho scelto come percorso di formazione, non senza timori di inadeguatezza personale, ma ad oggi rimango soddisfatto della scelta.

In pochi mesi ho vinto i primi concorsi internazionali e vengo ormai quasi regolarmente esposto all'estero in gallerie e musei (mese prossimo in una galleria di Los Angeles e "digitalmente" farò una timida presenza al prestigioso Festival di Arles con uno scatto che anticipa la mia prossima serie). Discorso diverso in Italia, dove tutto sembra ridimensionarsi per me, e dove fatico a lavorare e a vendere i miei lavori.

Nel mio futuro vedo ancora tanti sacrifici, non ho sono scelto di sicuro una professione semplice, e sono veramente lontano dai modelli a cui aspiro. Un'agenzia lungimirante potrebbe fare la differenza nella mia crescita, affiancandomi photoeditor competenti e spronandomi a crescere nel migliore dei modi.

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