Instagram, nuovi termini d'uso, clausola arbitrale: facciamo chiarezza

Instagram, nuovi termini d'uso, clausola arbitrale: facciamo chiarezza

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Entriamo nel dettaglio dei nuovi Termini d'Uso di Instagram, in vigore dal 19 gennaio prossimo, il cui cambiamento ha scatenato la rivolta degli utenti, fino alla class action: con il parere di un esperto di giurisprudenza un approfondimento sulla clausola compromissoria”

Cambiano i Termini d'Uso: è rivolta

Il cambiamento dei Termini d'Uso effettuato da Instagram, modifica che sarà effettiva a partire dal prossimo 19 gennaio 2013, ha creato grande trambusto intorno al più noto servizio di photo-editing e sharing mobile. Nella prima versione un linguaggio definito a posteriori fuorviante dallo stesso co-fondatore del servizio Kevin Systrom ha portato molti utenti a ritenere che Instagram fosse sul punto di arrogarsi il diritto di mettere in vendita le foto caricate dai propri utenti.

Systrom, dopo essersi scusato per il fraintendimento, ha categoricamente escluso questa possibilità, garantendo che Instagram non metterà mai in vendita le foto degli utenti, che i diritti rimarranno sempre dei fotografi che le hanno caricate e che il cambiamento della licenza d'utilizzo è solo un modo per introdurre innovativi metodi di advertising nel futuro. Su questo punto effettivamente le condizioni d'uso ora sono chiare: "Instagram does not claim ownership of any Content that you post on or through the Service. Instead, you hereby grant to Instagram a non-exclusive, fully paid and royalty-free, transferable, sub-licensable, worldwide license to use the Content that you post on or through the Service, subject to the Service's Privacy Policy, available herehttp://instagram.com/legal/privacy/, including but not limited to sections 3 ("Sharing of Your Information"), 4 ("How We Store Your Information"), and 5 ("Your Choices About Your Information"). You can choose who can view your Content and activities, including your photos, as described in the Privacy Policy."

Sono stati i termini transferable e sub-licensable a scatenare la rivolta degli utenti, accompagnate da una clausola che nella prima versione recitava "To help us deliver interesting paid or sponsored content or promotions, you agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you.". I termini utilizzati effettivamente potevano lasciare intendere la volontà di Instagram di lucrare direttamente sulle foto degli utenti.

Dopo la frettolosa marcia indietro e le scuse di Systrom ora la parte dei termini d'uso relativa alla pubblicità recita così, chiarendo che le foto possono essere circondate o sovraimpresse da annunci, ma senza fare accenno alla vendita: "Some of the Service is supported by advertising revenue and may display advertisements and promotions, and you hereby agree that Instagram may place such advertising and promotions on the Service or on, about, or in conjunction with your Content". È scomparso il riferimento esplicito alla vendita delle foto ("may pay us to display your [...] photos"), mentre è chiaro che Instagram vuole provare a monetizzare il traffico su app mobile e sulla recentemente rinnovata piattaforma web inserendo degli annunci in concomitanza con le immagini. 

Per chi non è comunque d'accordo con le nuove regole per l'uso del servizio Instagram stessa indica l'unica via praticabile: cancellare il proprio profilo prima dell'entrata in vigore dei nuovi termini d'uso, che, lo ricordiamo, è fissata per il 19 gennaio 2013: a questo scopo è dedicata un'apposita pagina per richiede la rimozione del proprio profilo.

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