Olympus OM-D, vintage digitale: primo contatto

Olympus OM-D, vintage digitale: primo contatto

di Roberto Colombo , pubblicato il 12 Marzo 2012

“Non solo un restyling vintage delle sue PEN: per la sua nuova OM-D E-M5 Olympus ha creato una nuova posizione in gamma: dalle immagini l'avevo catalogata come un semplice esercizio di stile vintage in salsa PEN, ma il primo contatto dal vivo con Olympus OM-D E-M5 mi ha visto cambiare nettamente idea.”

Non solo un esercizio di stile vintage in salsa PEN

Dalle immagini l'avevo catalogata come un semplice esercizio di stile vintage in salsa PEN, ma il primo contatto dal vivo con Olympus OM-D E-M5 mi ha visto cambiare nettamente idea. Più piccola e leggera di quanto mi aspettassi la nuova Compact System Camera di casa Olympus è più di un semplice richiamo vintage alla tradizone reflex del produttore giapponese, ma può rappresentare un interessante ponte per lo sbarco in digitale di tutti gli appassionati che in soffitta hanno archiviato il loro sistema analogico Olympus OM.

Le dimensioni della nuova mirrorless Olympus sono perfette per accompagnare i vecchi obiettivi OM, montabili tramite l'apposito adattatore e utilizzabili con messa a fuoco manuale, ma con i semiautomatismi come la priorità di diaframmi. Il mirino elettronico è sufficientemente grande, luminoso e ben definito da permettere una messa a fuoco manuale abbastanza precisa, con la possibilità poi di ingrandire con il tocco di un tasto l'area di fuoco selezionata e optare per una regolazione più precisa.

Ho provato la macchina in accoppiata a un'ottica Zuiko 50mm f/1.8 del vecchio sistema Olympus OM e la sensazione è stata quella di fare un tuffo nel passato, ma con tutte le opportunità messe a disposizione dalla fotografia digitale. Il corpo in metallo della macchina si associa bene anche a livello tattile con i vecchi obiettivi reflex, ma anche coi nuovi Micro Zuiko di qualità, come ad esempio il 12mm f/2.0 con cui abbiamo eseguito qualche scatto.