Sony NEX-7: 24,3 megapixel alla prova

Sony NEX-7: 24,3 megapixel alla prova

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Sony NEX-/ è con il suo sensore CMOS da 24,3 megapixel la regina del segmento mirrorless sotto il profilo della risoluzione: l'abbiamo messa alla prova e a confronto con i modelli più importanti del mercato, ecco la nostra recensione completa”

Prova sul campo: veloce e risoluta

Sony NEX-7 è un prodotto con cui si familiarizza molto in fretta e che permette di essere utilizzata fin quasi da subito al massimo delle sue possibilità. La reattività è elevata: accensione quasi istantanea e attesa per il primo scatto molto contenuta. L'elaborazione dei file, pur avendo a che fare con 24 megapixel, è veloce e non crea ritardi tra uno scatto e l'altro in condizioni normali: discorso diverso per le funzionalità di scatto avanzate che utilizzano una breve raffica. Scatti HDR o notturni a mano libera (con funzione Multi-Shot NR) richiedono un tempo di attesa abbastanza elevato per l'elaborazione dello scatto, un tempo che in alcuni casi può risultare frustrante.

La messa a fuoco è davvero veloce in condizioni di buona illuminazione e gareggia con le migliori mirrorless e in diverse situazioni non fa rimpiangere la reflex. Le opzioni di messa a fuoco sono diverse e comprendono anche l'inseguimento del soggetto. Quando la luce a disposizione cala e il contrasto sui soggetti scende di conseguenza, iniziano ad emergere le difficoltà. Sul breve raggio, grazie all'illuminatore AF, dotato di una intensa luce rossa impossibile da utilizzare per scatti rubati, Sony NEX-7 riesce a contenere i danni, ma dove la luce dell'illuminatore ausiliario non arriva fallisce qualche scatto di troppo.

In condizioni di forte luce solare il display non offre una visibilità ottimale: per fortuna l'adozione del mirino elettronico OLED permette una piena gestione della macchina anche in questo tipo di situazioni. Il mirino offre un'ottima qualità e non fa rimpiangere il mirino ottico delle reflex in diverse situazioni. Anzi, garantendo la possibilità di previsualizzare l'effetto finale della foto (colori, applicazione filtri creativi) in diverse occasioni aiuta a ottenere più facilmente lo scatto desiderato. La frequenza di refresh è elevata e non dà origine a scie fastidiose. La risoluzione è buona e rende il mirino utilizzabile per la messa a fuoco, anche grazie alla possibilità di ingrandire l'area selezionata per la regolazione del fuoco.



ISO 100 - f/10 - 1/200 sec.

La risoluzione è davvero elevata e i particolari estraibili dalle immagini sono davvero molti. Addirittura la risoluzione è tanta lavorando a metà di quella massima, come nel caso dello scatto qui sopra, scattato con l'impostazione 12 megapixel. Come avevamo già in parte segnalato nella recensione di Sony Alpha A77, la gestione che il processore Bionz fa dei 24,3 megapixel punta a pulire al massimo il rumore, con un risultato in molti casi troppo 'digitale' per i nostri gusti. A nostro avviso è più godibile uno scatto con una leggera grana rispetto a un'immagine con particolari dall'aspetto 'acquerello'. Naturalmente sfruttando le potenzialità del RAW è possibile arrivare in camera chiara al risultato che più avvicina le preferenze di ogni fotografo.

Le immagini soffrono della gestione troppo 'digitale' fin dai bassi ISO, dove negli ingrandimenti al 100% è già presente una lieve grana, che la gestione della macchina pulisce restituendo dei JPEG con qualche piccolo artefatto. Sviluppando i file RAW è possibile ottenere risultati molto migliori.



 
ISO 160: un particolare al 100% del file JPEG prodotto dalla macchina e di quello sviluppato tramite Adobe Camera RAW

La gamma dinamica messa a disposizione del sensore è molto buona. Anche in questo caso il JPEG penalizza le capacità del sensore; la funzionalità DRO, Dynamic Range Optimizer, attingendo alle informazioni messe a disposizione dal sensore riesce ad estrarre molti dettagli dalle ombre e contenere le alte luci, ma vede emergere nelle ombre, anche a bassi ISO, rumore cromatico.










Uno scatto a 320 ISO e alcuni particolari al 100%: nell'ordine alto/basso, sinistra/destra, il file JPEG della macchina e diverse versioni del file RAW sviluppato con Adobe Camera RAW. Senza applicazione di filtri di contenimento del rumore, forzando la mano sul recupero delle ombre, uno sviluppo più equilibrato e quest'ultimo ulteriormente elaborato in Adobe Photoshop con lo strumento Ombre/Luci

Molto meglio se l'elaborazione del RAW è fatta in post produzione su PC: utilizzando Adobe Camera RAW i risultati ottenibili sono decisamente migliori. Forzando la mano sul recupero delle ombre è possibile estrarre molti dettagli in più, mentre fermandosi al livello che non crea strani aloni nelle zone ad alto contrasto si riesce a estrarre lo stesso livello di dettaglio dalle ombre del sistema DRO, senza incontrare rumore cromatico.

La grana resta un elemento da affrontare, nel nostro approccio, per cui una grana leggera non rappresenta un problema il dettaglio è più elevato del JPEG della macchina. Utilizzando con maggiore forza i filtri di contenimento del rumore e arrivando al livello di 'pulizia' a cui punta la macchina si riesce comunque a ottenere file con meno artefatti.

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