Una tecnologia del PoliTo sa riconoscere le 'impronte digitali' dei sensori di fotocamere e smartphone

Una tecnologia del PoliTo sa riconoscere le 'impronte digitali' dei sensori di fotocamere e smartphone

di Roberto Colombo, pubblicata il

“La ricondivisione di immagini senza il consenso dell'autore, magari addirittura con scopi di lucro è uno dei problemi che i gestori dei social network si trovano giornalmente a dover affrontare. Una tecnologia messa a punto dal Politecnico di Torino potrebbe oggi però contribuire a risolvere questo problema”

Ricondivisioni, re-post, immagini scaricate e poi ricaricate sul proprio profilo: è molto difficile stabilire e risalire all'origine di un'immagine. Ogni giorno sono oltre 350 milioni le immagini condivise dal miliardo di utenti che popola Facebook; a questo numero va aggiunto quello delle immagini caricate su Flickr, Instagram, Google+, Tumblr o Pinterest. Il tutto con numeri in continua crescita. La ricondivisione di immagini senza il consenso dell'autore, magari addirittura con scopi di lucro è uno dei problemi che i gestori dei social network si trovano giornalmente a dover affrontare, con pochi mezzi a disposizione per contrastare gli eventuali abusi.

Una tecnologia messa a punto dal Politecnico di Torino potrebbe oggi però contribuire a risolvere questo problema. Ogni fotocamera è infatti un insieme unico e irripetibile di diverse componenti, tale da imprimere nelle immagini una sorta di impronta digitale dell'apparecchio che ha scattato l'immagine. Come comunica il Politecnico di Torino, il progetto di ricerca "ToothPic - A large-scale camera identification system based on compressed fingerprints" ha lo scopo di dimostrare che tale impronta digitale può essere utilizzata per gestire efficacemente l’enorme quantità di foto presenti su Internet. Il progetto, coordinato dal prof. Enrico Magli del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni (DET) del Politecnico riceverà dall’Unione Europea un finanziamento di 150 mila euro circa nell’ambito del bando ERC - Proof of Concept, riservato a progetti di eccellenza scientifica che prevedano la realizzazione di applicazioni commerciali e sociali a partire da progetti ERC precedentemente finanziati.


L’obiettivo del progetto è quello di realizzare un motore di ricerca che sia in grado di rintracciaretutte le foto scattate dalla stessa macchina

L’obiettivo del progetto è quello di realizzare un motore di ricerca che, data una macchina fotografica o una foto da essa scattata, sia in grado di rintracciare, scandagliando la rete, tutte le foto scattate da quella stessa macchina. Alla base del progetto c'è una tecnologia sviluppata dai ricercatori del Politecnico di Torino nell’ambito di un progetto ERC Starting Grant: la chiave della tecnologia è la compressione delle impronte digitali della fotocamera. Se dovesse dimostrare un buon funzionamento, la tecnologia potrebbe abbattere una delle diffidenze maggiori che i fotografi incontrano condividendo le immagini in rete, magari anche liberandoci dagli ingombranti watermark che spesso sono una delle poche vie per proteggere le proprie foto. Il comunicato indica che il motore di ricerca verrà validato su un database di impronte digitali ottenute scaricando fotografie da Flickr.

La tecnologia funziona con tutti i sistemi che scattano fotografie digitali, smartphone compresi: sono i piccoli difetti di fabbricazione dei sensori che creano queste impronte. In fase di produzione, infatti, non tutti i pixel sono perfetti e perfettamente uguali tra loro: la tecnologia del PoliTo è in grado di ricavare e mappare queste differenze, dando a ogni sensore la sua carta d'identità. Come approfondimento abbiamo girato ai ricercatori la domanda: "Come si comporta la tecnologia di riconoscimento delle 'impronte digitali' dei sensori se le immagini dopo lo scatto vengono elaborate o manipolate?". Rimanete sintonizzati per saperne di più.


Commenti (9)

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Commento # 1 di: demon77 pubblicato il 18 Marzo 2016, 16:22
Ho un dubbio..
Se ho ben capito la tecnologia analizza l'immagine alla ricerca di una matrice ripetitiva di errore nel rumore di fondo allo scopo di trovare la "targa" caratteristica el sensore.
Questo però funziona bene con una foto a full resolution presa direttamente dalla fotocamera o smartphone..
cosa accade quando la foto è scalata o comunque manipolata da sistemi automatici dei social o anche da chi si appropria della foto indebitamente?
Commento # 2 di: dgsfgs pubblicato il 18 Marzo 2016, 20:50
Originariamente inviato da: demon77
Ho un dubbio..
Se ho ben capito la tecnologia analizza l'immagine alla ricerca di una matrice ripetitiva di errore nel rumore di fondo allo scopo di trovare la "targa" caratteristica el sensore.
Questo però funziona bene con una foto a full resolution presa direttamente dalla fotocamera o smartphone..
cosa accade quando la foto è scalata o comunque manipolata da sistemi automatici dei social o anche da chi si appropria della foto indebitamente?


Ciao, funziona invece anche su foto compresse, lo puoi vedere in una mia pubblicazione che puoi trovare qui:
http://link.springer.com/chapter/10.1007%2F978-3-319-25512-5_12
In pratica abbiamo caricato le foto su 3 social network (facebook, google+ e whatsapp) e poi le abbiamo confrontate fra loro utilizzando la tecnica di cui si parla nell'articolo. Il risultato è stato che nonostante ci sia stata una compressione le foto risultano comunque non solo parecchio correlate con quelle ad alta risoluzione, ma anche con quelle compresse dallo stesso o da altri social network.
Commento # 3 di: demon77 pubblicato il 18 Marzo 2016, 21:41
Originariamente inviato da: dgsfgs
Ciao, funziona invece anche su foto compresse, lo puoi vedere in una mia pubblicazione che puoi trovare qui:
http://link.springer.com/chapter/10.1007%2F978-3-319-25512-5_12
In pratica abbiamo caricato le foto su 3 social network (facebook, google+ e whatsapp) e poi le abbiamo confrontate fra loro utilizzando la tecnica di cui si parla nell'articolo. Il risultato è stato che nonostante ci sia stata una compressione le foto risultano comunque non solo parecchio correlate con quelle ad alta risoluzione, ma anche con quelle compresse dallo stesso o da altri social network.


Molto interessante!
Grazie per il link, poi me lo leggo con calma!
Commento # 4 di: Zenida pubblicato il 19 Marzo 2016, 11:00
Questa impronta viene alterata anche da processi di "post-produzione" che magari fanno direttamente da cellulare usando quelle app per applicare filtri e cavolate varie?

e con Photoshop come la mettiamo se applico un filtro di riduzione del rumore?
Commento # 5 di: tuttodigitale pubblicato il 20 Marzo 2016, 14:49
Non capisco come un sistema del genere possa ridurre il problema del diritto d'autore...al più riducono il problema del diritto di fotocamera...

Qualcuno mi illumini!
Commento # 6 di: emanuele83 pubblicato il 21 Marzo 2016, 08:27
interessante, magari i produttori di macchine flagship potrebbero introdurre una tecnologia di fingerprinting direttamente sui sensori di modo da utilizzare un algoritmo come questo per mantenere una traccia intrinseca nella foto delal fotocamera che viene utilizzata. In pratica l'algoritmo ora utilizza un effetto collaterale del sensore (che provoca rumore), magari in futuro questo potrebbe essere voluto dai produttori per rendere ogni foto univocamente collegabile ad una macchina con più facilità
Commento # 7 di: demon77 pubblicato il 21 Marzo 2016, 09:46
Originariamente inviato da: tuttodigitale
Non capisco come un sistema del genere possa ridurre il problema del diritto d'autore...al più riducono il problema del diritto di fotocamera...

Qualcuno mi illumini!


Adesso come questione legale non saprei dirti di preciso.. ma chiaro che se sei in grado di individuare quale fotocamera ha scattato una certa foto sei in teoria anche in grado di individuare l'autore legittimo.
O per lo meno sei in grado di stabilire se una foto è stata presa da altre parti
Commento # 8 di: Amon-Ra pubblicato il 22 Marzo 2016, 16:17
Originariamente inviato da: tuttodigitale
Non capisco come un sistema del genere possa ridurre il problema del diritto d'autore...al più riducono il problema del diritto di fotocamera...

Qualcuno mi illumini!


è un modo in più per tracciarci e controllarci
Commento # 9 di: emanuele83 pubblicato il 22 Marzo 2016, 16:48
Originariamente inviato da: Amon-Ra
è un modo in più per tracciarci e controllarci


SI!
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