Ci lascia Gabriele Basilico, un grande del ritratto urbano

Ci lascia Gabriele Basilico, un grande del ritratto urbano

di Alessandro Bordin, pubblicata il

“Gabriele Basilico era una leggenda della fotografia italiana, famoso in tutto il mondo per alcuni reportage e per uno stile molto particolare. Ci ha lasciati all'età di 69 anni nella sua Milano, dove era nato.”

Risulta davvero difficile ricondurre la fotografia ad una semplice disciplina, poiché vi sono moltissimi esempi di sconfinamenti anche nell'arte, talvolta astratta. Essendo di base un prodotto della fantasia che trae spunto dalla realtà, si aprono mille mondi e mille modi di concepire e leggere uno scatto. Oggi fotografare è alla portata di tutti, e questo è sicuramente una bella cosa. Fare belle fotografie, tuttavia, richiede un mix di sensibilità e mestiere che non è alla portata di tutti.

Si tende oggi ad accostare la figura del fotografo a quella del reporter d'assalto, sempre in prima linea e alla ricerca dello scatto a tutti i costi, per cogliere quell'attimo che molto spesso non capita per caso, ma è stato atteso e cercato. Una fotografia mordi e fuggi, realizzata da professionisti sempre di corsa con l'obiettivo sempre puntato sui fatti di cronaca più recenti. Essere fotografi è anche questo, ma c'è molto altro.

Il fotografo frenetico appena descritto esiste, ma è per certi versi l'esatto opposto di Gabriele Basilico, fotografo milanese che ci ha lasciato il 13 febbraio all'età di 69 anni. Uno della "vecchia scuola", per intenderci. Uno da banco ottico e bianco e nero. Non esclusivamente, ma i suoi ferri del mestiere erano quelli. Conosciuto a livello internazionale, Basilico può essere definito un ritrattista molto particolare, unico nel suo genere: i suoi soggetti preferiti erano gli scenari urbani, molto spesso senza persone. Fabbriche, muri, macerie, viali, scorci di periferia erano i suoi soggetti preferiti, con cui ha saputo maturare un linguaggio tutto suo.

Descrivere l'uomo e le attività umane attraverso scenari urbani, insomma. Parlare della gente mostrandola ben poco. Nelle sue opere troviamo spesso piazze, anche famose, praticamente deserte. Il che voleva dire alzarsi ben prima dell'alba, aspettare il momento giusto e scattare, spesso una sola fotografia, e tornarsene a casa con tutto l'armamentario. Fece grande scalpore, nel 1991, il suo reportage da Beirut dopo la guerra: confermò anche in quel caso il suo stile, lasciando trapelare gli orrori della guerra attraverso le ferite alla città. I suoi scatti possono piacere o non piacere, come per molti suoi colleghi. Ma la sua impronta e il suo modo di lavorare sono per molti versi unici.

A noi resta l'eredità dei suoi scatti e l'orgoglio di aver avuto un personaggio italiano molto importante sulla scena internazionale, che si è saputo distinguere con uno stile per certi versi unico. 


Commenti (3)

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Commento # 1 di: Duncan pubblicato il 14 Febbraio 2013, 17:04
Lascia un vuoto incolmabile nel panorama italiano...
Commento # 2 di: masao pubblicato il 14 Febbraio 2013, 20:27
Il ricordo di un suo amico e collega...

http://www.doppiozero.com/materiali...ico-bord-de-mer
Commento # 3 di: Eress pubblicato il 14 Febbraio 2013, 21:18
Confesso che non lo conoscevo, vedendo però le sue foto posso dire solo due parole, le sue foto sembrano disegni di un artista.
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