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Factory Tour: in Cina dove nascono le fotocamere Nikon
Factory Tour: in Cina dove nascono le fotocamere Nikon
Roberto Colombo - 10 Novembre 2011
“Abbiamo visitato lo stabilimento cinese di Wuxi a 130 km da Shanghai dove Nikon produce il suo sistema mirrorless Nikon 1 e diverse fotocamere compatte della sua gamma”
Pagina 1 - Delocalizzare in Cina: non solo questione di costi

Questo 2011 è stato un anno caratterizzato da diversi eventi naturali di portata catastrofica: nei giorni scorsi abbiamo visto alcune zone messe in ginocchio dal maltempo, ma gettando lo sguardo a livello mondiale, è ben peggiore la situazione delle inondazioni in Thailandia e sono ancora pesanti gli strascichi del terromoto e tsunami che hanno colpito il Giappone l'11 marzo. Questi ultimi due eventi sono arrivati alle cronache non solo per l'impatto tragico sulla vita delle popolazioni colpite, ma anche per le conseguenze sulla produzione di importanti prodotti del mondo dell'imaging.

L'accoppiata terremoto-tsunami ha messo in ginocchio una delle zone dove sono concentrate importanti fabbriche di produttori di fotocamere e dei terzisti che li assistono, con un impatto diretto su tutta la catena di produzione, interessando anche ditte che producono i propri apparecchi altrove, ma che vedono fornitori strategici di chip e componenti localizzati in quell'area. Le inondazioni in Thailandia hanno messo sott'acqua il primo piano di diversi impianti produttivi, tra cui due fabbriche Nikon e Sony.

Se le aziende non avessero messo in atto strategie di differenziazione e delocalizzazione della produzione a questo punto potremmo trovarci con produzioni completamente ferme. Sebbene alcune linee di prodotto risentiranno pesantemente degli effetti delle due catastrofi naturali, Sony e Nikon possono contare su fabbriche attive in altre parti del mondo per fornire continuità sulle altre linee di apparecchi e per eventualmente delocalizzare una parte della produzione di quelli assemblati nelle zone colpite. Le notizie degli ultimi giorni addirittura dicono che lo stabilimento thailandese di Nikon non vedrà la completa riapertura fino a marzo 2012.

Come si può evincere da questa introduzione, la delocalizzazione non è solo un problema legato ai costi, ma è anche una strategia per mettere al sicuro il proprio business in caso di eventi negativi. Ad esempio Nikon, oltre che in altre parti del Giappone e in Thailandia, ha fabbriche attive in Malesia e in Cina, la cui produzione continua a pieno ritmo. Abbiamo avuto l'occasione di visitare proprio lo stabilimento cinese dove vengono prodotte le nuove Nikon 1, fotocamere che hanno sancito l'ingresso della casa giallo-nera nel mondo delle compatte a ottiche intercambiabili senza specchio.

Pagina 2 - Il distretto di Wuxi

La Cina è un paese davvero sconfinato, popolato da circa 1,3 miliardi di persone, ma con ancora molto territorio a disposizione per la propria espansione. Proprio questa caratteristica ha dato vita ad alcuni distretti industriali specializzati, in cui il governo ha concentrato aziende di un determinato settore, creando veri e propri poli di produzione in cui aziende, terzisti e centri di ricerca lavorano a stretto contatto. La creazione di tali agglomerati ha degli indubbi vantaggi dal punto di vista della produzione, ma sicuramente non è stata indolore per le popolazioni e per il territorio: il susseguirsi di nuove costruzioni e infrastrutture (come strade e ponti) che consumano gli spazi della campagna tra Shanghai e Wuxi, e con esso gli insediamenti di contadini, è testimone delle profonde modificazioni che lo sviluppo industriale sta portando al territorio cinese.

Wuxi, a circa 130 km a nord di Shanghai, nel sud-est della Cina, è un esempio di questi distretti industriali: una città in rapida espansione è popolata da 6,3 milioni di abitanti e conta circa 1500 aziende, molte delle quali specializzate nel mondo dell'imaging. Attraversando la città in direzione dello stabilimento Nikon abbiamo incontrato grossi complessi di edifici con in bella vista i marchi dei principali player del settore: Sony, Panasonic, Epson, Agfa, Konica Minolta e Kodak sono alcuni di quelli che siamo riusciti a registrare.

Si tratta di un distretto in cui tra le 1500 aziende presenti trovano spazio 300 compagnie giapponesi e 300 ditte tra statunitensi ed europee, a testimonianza del fatto che la delocalizzazione della produzione del mondo occidentale e nipponico è uno dei pilastri dell'economia di questo pezzo di Cina. Le infrastrutture sono adeguate al volume di merci prodotto dal distretto: strade autostrade, svincoli e raccordi sono a misura del traffico che ogni giorno si sposta dalle zone residenziali ai distretti di produzione e del traffico merci che prende la via aerea, grazie al vicino aeroporto internazionale, o quella del mare tramite i trasporti fluviali o quelli stradali in direzione dei porti. Il solo stabilimento Nikon vede a inizio e fine turno transitare nel suo piazzale più di 100 bus dedicati al trasporto di operai e impiegati.

Pagina 3 - Lo stabilimento Nikon a Wuxi (Cina)

Nikon Imaging (China) Co., Ltd. è situata al numero 11 di Changjiang South Road, nella zona denominata New District a Wuxi. Lo stabilimento è entrato in produzione nel 2002 occupandosi di fotocamere compatte. Non solo da qui escono alcuni prodotti completi, ma vengono assemblati anche i moduli zoom che equipaggiano diverse compatte del produttore nipponico. Tra le catene di montaggio abbiamo inoltre visto il pico-proiettore che equipaggia le compatte Nikon della serie PJ.

Nel 2009 il complesso ha subito un ampliamento di buone proporzioni, anche in preparazione all'arrivo delle linee di produzione dedicate al sistema mirrorless Nikon 1. Tutto il sistema Nikon 1 viene prodotto in Cina: dalle ottiche all'assemblamento dei corpi macchina. Alcune parti arrivano naturalmente da produttori partner, come ad esempio il sensore prodotto da Aptina, come hanno scoperto quelli di Chipworks, specializzati nel passare ai raggi X tutti i nuovi prodotti.

Il tour all'interno delle linee di produzione ci ha permesso di vedere solo una parte dello stabilimento, ma ha interessato diverse parti del processo produttivo: la lavorazione delle lenti per le ottiche Nikon 1, la stampaggio a pressione delle plastiche, la verniciatura, il montaggio del corpo macchina di Nikon V1 e J1. Il complesso occupa più di 8.000 dipendenti: una buona parte è rappresentata dalla forza lavoro cinese utilizzata nelle linee di montaggio, ma vi è anche un ampio numero di impiegati. I piani alti sono occupati da giapponesi, così come sono nativi del Giappone il direttore Kosaka Tsuneo e il presidente Kurosawa Tomoji.

Pagina 4 - La vita nella linea di assemblaggio Nikon Imaging China


Lo stabilimento visto da Google Maps

Trattandosi di un press tour organizzato appositamente è lecito immaginare che le parti mostrate delle linee di produzione siano quelle in condizioni migliori: in ogni caso l'impressione avuta dal giro all'interno dei padiglioni è quello di un'azienda all'avanguardia anche sotto il profilo del trattamento dei lavoratori. I vertici Nikon, durante la sessione di domande e risposte hanno dichiarato uno stipendio medio pari a 3000 CNY Chinese Yuan Renminbi, equivalenti al cambio attuale a poco meno di 350 euro, ma parlando con uno dei tecnici specializzati che ci ha accompagnato durante il nostro giro abbiamo avuto dati leggermente diversi.

L'impiegato ha parlato di uno stipendio di circa 2400 CNY, pari a circa 275 euro, per un impiegato di livello superiore, non un operaio della linea di montaggio, e dotato di laurea in fisica. Un dato da prendere comunque con le pinze in quanto detto a mezza voce e affetto da qualche difetto di comunicazione sul terreno comune della lingua inglese.

Nikon Imaging China dichiara la presenza in azienda del sindacato e ha illustrato anche gli orari di lavoro, basati su due turni di otto ore (circa 8-17 e 20-5) su cinque giorni lavorativi alla settimana. Il sabato può essere utilizzato per lavorare in regime di straordinari, mentre la domenica la fabbrica è chiusa. La giornata è spezzata da una pausa pranzo di 45 minuti o 1 ora e da due pause di 10 minuti a spezzare una la mattina e una il pomeriggio.

I due turni possono sembrare a prima vista strani, ma sempre parlando con i tecnici e cercando di carpire informazioni con domande mirate abbiamo avuto la netta impressione che il complesso lavori 24 ore su 24 su due turni, con ampi straordinari al di là degli orari dichiarati ufficialmente. Non siamo riusciti a carpire informazioni sul trattamento economico degli stessi.

L'età media dei lavoratori è di circa 24 anni, dunque molto giovane, e il 90% della forza lavoro è rappresentata da donne. Si tratta di dati chiaramente riscontrati anche dal nostro giro per le linee di montaggio, dove in gran parte abbiamo incontrato giovani ragazze. Buona parte delle lavorazioni prevede una forte componente manuale, come ad esempio la sgrossatura delle lenti, la verniciatura di alcuni particolari (come le scritte), il montaggio e l'avvitatura di particolari. Anche diversi controlli di qualità avvengono utilizzando la componente umana, con diversi controlli visivi sui pezzi.

Pagina 5 - Lo stabilimento Nikon a Wuxi: considerazioni finali

Il nostro press tour presso lo stabilimento Nikon Imaging a Wuxi in Cina ci permette di tirare alcune conclusioni. Da un lato è impressionante la concentrazione di aziende dell'imaging nel distretto di Wuxi, con una popolazione di più di sei milioni di abitanti che gravita intorno a questo mondo. Infrastrutture, trasporti, organizzazione sociale sono finalizzate a rendere massima l'efficienza del sistema, con indubbi risultati.

All'interno dello stabilimento abbiamo visto operare la componente umana in parti della catena di produzione che nel nostro continente probabilmente sarebbero affidate all'automazione. Si tratta di una scelta che minimizza gli investimenti in costosi macchiari, potendo beneficiare di una forza lavoro i cui costi non sono ancora esplosi. Questo approccio è inoltre molto flessibile dal punto di vista delle linee di produzione: riprogrammare una macchina permettere in linea nuovi lotti oppure un diverso workflow può essere più complicato che istruire all'uopo gli operai della linea di montaggio.

Un approccio del genere è molto flessibile e permette ad esempio di assorbire in fretta cambiamenti o diversificazioni della produzione, come può avvenire ad esempio dopo i disastri naturali che hanno colpito le fabbriche Nikon in Giappone e Thailandia. Non sappiamo la flessibilità quali ricadute abbia sugli orari e nei periodi di occupazione dei dipendenti, immaginiamo che il tasso di occupazione possa variare molto a seconda del carico delle linee di produzione: per avere un'idea più chiara sarebbe necessario vivere un paio di settimane respirando l'atmosfera e la vita quotidiana della città, mentre il nostro tour è stata una vera toccata e fuga.

L'ampio utilizzo della componente umana anche nei controlli di qualità, come la valutazione primaria della bontà delle lenti o dei pezzi prodotti, ha sicuramente risvolti positivi anche in questo caso nella flessibilità, ma deve fare i conti con la fallibilità umana. In ogni caso, sebbene non ci siano stati mostrati, Nikon dichiara diversi controlli tecnici e automatizzati sui pezzi prodotti, comprese le singole lenti.

GALLERY: Factory Tour: ecco dove nascono le Nikon in Cina
(per vedere la gallery, guardare la versione completa dell'articolo)

Lo spaccato di Cina compreso tra Shanghai e Wuxi che abbiamo visto è sicuramente stato molto interessante: l'organizzazione del paese in distretti specializzati, sebbene idea non nuova, è spinta al massimo delle sue possibilità con evidenti vantaggi, resi percepibili soprattutto dall'elevato numero di aziende dell'imaging che hanno scelto Wuxi per le loro produzioni. E non stiamo parlando di produzioni di secondo piano o di bassa qualità: Nikon ha affidato a Nikon Imaging China tutta la produzione (salvo alcuni componenti come i sensori) del suo sistema mirrorless Nikon 1 che rappresenta un passaggio molto importante per il futuro della casa giallonera.