Fotografi Digitali - Logo
Stampa
Valentina Cusano su fotografidigitali.it
Valentina Cusano su fotografidigitali.it
Alessandro Bordin - 25 Ottobre 2011
“Inauguriamo con questo articolo un filone di interviste ai professionisti della fotografia, un campo mai come oggi pieno di problemi e contraddizioni, ma che offre grandi stimoli e opportunità anche grazie all'avvento del digitale. Valentina Cusano, fotografa e creativa a tutto tondo, ci parla del suo percorso artistico e professionale, con qualche consiglio per chi inizia.”
Pagina 1 - Un mondo che cambia in fretta

Al giorno d'oggi pochi ambiti posso essere considerati così ricchi e stimolanti come la fotografia, forte di una componente creativa molto importante. Il periodo è fra i più intriganti, contraddittori e fecondi di sempre, complice la rivoluzione digitale che ha provocato un vero e proprio terremoto nel campo, stravolgendo schemi, macchinari di ripresa e di stampa, oltre alla la professione stessa del fotografo. Pochi, pochissimi gli sconti fatti a chi non ha saputo vivere dall'interno questa convivenza di cultura ultracentenaria e scatto digitale, in un processo di cambiamento in pieno divenire.

Troppe rivoluzioni e troppo in fretta: web, fotocamere digitali, tracciatura GPS sono solo alcuni degli elementi di stimolo e disturbo arrivati di prepotenza nella vita dei professionisti di una decina di anni fa, magari dopo una carriera trentennale passata fra camere oscure e un modo ultra-consolidato di fare fotografia, più lento ma anche più ragionato. Oltre a questo troviamo anche una barriera generazionale, che ha reso la vita molto difficile a chi, anche volendo, non ha saputo adeguarsi all'utilizzo di un computer e a una migrazione al digitale veramente difficile da mandar giù in così breve tempo.   

Il digitale però non deve essere visto come una soluzione definitiva a molti dei problemi della fotografia "classica", quanto come un mezzo differente che deve armonizzarsi con i tratti del fotografo professionista. Questa figura, è bene ricordarlo, è tale a prescindere da ciò che porta al collo, anche oggi. Il fotografo attinge dal bagaglio culturale offerto dalla storia della fotografia, utilizza regole che la professione impone per un determinato tipo di lavoro, sa come muoversi in ogni circostanza, più mille altri particolari influenzati poco o nulla dalla scelta dei bit al posto delle emulsioni.

Rimane però innegabile che sono veramente pochi, come accennato in precedenza, i fotografi professionisti che ad oggi non fanno uso del digitale. Lo scatto digitale ha portato in dote una fruizione immediata dell'immagine, bruciato i tempi  in ogni aspetto della fotografia e, non ultimo, rilanciato una passione a livello globale per questa professione avvolta da un innegabile fascino. 

Ecco quindi l'importanza di capire come si muovono, in uno scenario così articolato, i professionisti di oggi. Iniziamo questo viaggio nelle vite dei fotografi professionisti con una figura che vanta una gavetta analogica e una maturità digitale, avendo vissuto in pieno il passaggio al nuovo millennio cogliendo i benefici di oggi armonizzati con insegnamenti del passato. Stiamo parlando di Valentina Cusano, fotografa free lance con una carriera molto ricca alle spalle e un futuro pieno di progetti, come ci dirà lei stessa nell'intervista riportata nelle pagine a seguire.

Pagina 2 - Chi è Valentina Cusano

Valentina Cusano nasce nel 1976 a Parma. Il percorso di studi la vede impegnata al Dams di Bologna, dove consegue la laurea in Storia dell'Arte. Alcuni corsi di fotografia la fanno avvicinare a quella che diventerà la sua professione, sebbene l'interesse per la macchina fotografica fosse presente già da bambina. La passione per la fotografia cresce e con essa il desiderio di farne il proprio mestiere: dopo aver frequentato diversi corsi, Valentina Cusano muove i primi solidi passi diventando fotografa di scena per l'Università di Bologna.

Messa di fronte a una svolta per la propria carriera si trasferisce a Milano, frequentando l'Istituto Italiano di Fotografia e lavorando al contempo come assistente di studio. Da allora cresce il numero di collaborazioni e pubblicazioni, portate avanti in contemporanea a una ricerca personale più votata al progetto artistico e intimista, che la portano ad esporre le proprie opere in numerose occasioni.

Nell'anno 2002 diventa docente di storia dell’arte e di fotografia artistica per il Comune di Varese, oltre a tenere corsi presso Fotofficina di Barasso (VA), alla Scuola Migros di Lugano e Mendrisio e alla London Academy di Londra come Tutor. Valentina Cusano è inoltre impegnata come insegnante presso l'Accademia dello Spettacolo di Milano, rivestendo anche il ruolo di Direttore Artistico a partire dal 2010.

Fra le pubblicazioni segnaliamo l'opera collettiva "Donne raccontano Donne", a cura di Dacia Maraini e Claudio Benzoni, “Fotografia e Arte” (edito da CLUEB, Bologna), “Varese, Provincia d’autore” (Edizioni De Agostani). L'opera di Valentina Cusano include anche un passaggio nella narrativa con quello che definisce un non romanzo, "Ti amo da Vivere" (informazioni a questo indirizzo, oltre al recentissimo  Women's FACT-ory, un diario fotografico a metà fra un backstage e un resoconto a tratti intimista degli ultimi due progetti personali, di cui parliamo nell'intervista a seguire.

Fra i lavori svolti da Valentina Cusano citiamo quello per la casa automobilistica Audi, agenzia Manheim Italia di Torino, l'attività di fotografa ufficiale della cantante Laura Bono, collaborazioni con l'agenzia fotogiornalistica Kika Press di Milano, oltre a numerose pubblicazioni su testate giornalistiche e magazine nazionali fra cui  Millionaire, Glamour, Elle, Donna Moderna, La Stampa.it e altro ancora.

Alla professione vera e propria affianca la ricerca artistica, che trova espressione nei più recenti progetti What Women e Karma Birth, nella quale la Cusano, ponendo al centro dei propri lavori la donna e il suo ruolo nella società moderna, va alla ricerca di nuovi mezzi di espressione senza i vincoli presenti nei lavori su commissione.

Pagina 3 - L'intervista - Parte 1

Quali sono state le tue prime esperienze con la fotografia?

La primissima? Ero veramente piccola. Mio zio girava in casa con una vecchia Canon a pellicola. Avevo 4 anni quindi quando ho visto la prima vera macchina fotografica. Il primo vero approccio è però arrivato all'università. Studiavo al DAMS, Storia dell'arte, e lì ho incrociato la fotografia attraverso alcuni esami: molta cultura, la storia della fotografia, la tecnica, e lì ho cominciato a capire che mi piaceva proprio. Mi sono iscritta a un corso base di fotografia, proprio per apprendere la tecnica, e questo proprio durante il periodo universitario. Man mano che imparavo e frequentavo corsi mi piaceva sempre di più. Ho frequentato corsi anche di camera oscura e ricordo che facevo 8 ore tutta puzzolente in una casetta minuscola insieme ad altre quattro persone, però la cosa mi piaceva moltissimo. Finita l'università ho vinto una borsa di studio all'Istituto Italiano di Fotografia e mi sono trasferita a Milano.

Lì mi hanno preso sia come assistente che come allieva ed è iniziata la formazione quella più seria. Ho iniziato come assistente in studi fotografici sia di Milano che di Varese, principalmente Still Life e fotografia pubblicitaria. Poi sono uscita dagli studi e ho cominciato a lavorare sulla strada cercando di costruirmi un buon portfolio, quindi tanti reportage, tante storie, fotografie di scena in teatro, che amo particolarmente. E poi il salto come professionista. Almeno, oggi posso dire  quello che mi ha fatto prendere una consapevolezza di un certo tipo di impegno, anche di rigore nella fotografia, è stato quando mi hanno chiamato a lavorare al quotidiano La Provincia di Varese.

Lì ho cominciato veramente a capire come funzionava la macchina del fotogiornalismo, della fotografia come professione e da lì in poi, era il 2005, mi sono buttata essenzialmente e completamente solo nel mondo della fotografia. Sono passati molti anni e credo di essere cresciuta molto sia fotograficamente che come nome all'interno di una realtà come Varese, ho i miei canali di espressione ma anche a livello nazionale (pubblicazioni su testate come Millionaire, Glamour, Elle, Panorama.it, Affaritaliani.it, Sky.it, Donna Moderna, Visto, Vero, Vera, Top, Dipiù, Mondadori.it, La Stampa.it, La Provincia di Varese, LombardiaOggi e Target, N.d.R.).

 La parte più importante è stata la formazione, che non è mai finita. Nella mia formazione c'è stata una persona molto importante, il fotografo Giorgio Lotti, conosciuto a livello internazionale. Lavorare fianco a fianco con lui, sentire i suoi consigli, capire come affrontare la professione mi è servito a fare un salto di qualità. Ma anche di etica, mi ha fatto capire l'importanza di portarsi dietro una morale quando si è fotografi.

Parliamo un po' dell'equipaggiamento. Hai una tua strumentazione o adotti altre soluzioni?

Preferisco molte soluzioni. Sono fotografa free lance, ho la possibilità di lavorare su incarichi e ho la fortuna di avere una certa libertà e di potermi organizzare. Non ho orari fissi, non entro in un ufficio alle 8 per uscire alle 18, ma a volte succede di uscire alle 6 del mattino e finire a notte fonda. Questo però mi permette di gestire il mio mestiere e mi permette di utilizzare diverse tecnologie. A parte avere sempre un computer dietro, preferisco poter cambiare la macchine a seconda delle esigenze della committenza. Se devo lavorare in teatro e fotografia di scena, live, affitto le attrezzature. Mi servo essenzialmente di una Nikon D3 con cui riesco a lavorare bene sia in luce ambiente che con luce scarsa a qualità elevata. Sono una di quelle che noleggia le attrezzature, insomma!

Poi ovviamente ho un'attrezzatura mia, un professionista la deve avere, che deve comprendere tutto il corredo necessario. Bisogna avere la possibilità si poter lavorare su tutte le ottiche, comprendendo un range che va da 18mm, anche meno, fino al 200mm e oltre. Come corpo di base uno una Nikon D300 e una D700, poi a seconda del caso affitto quel che mi serve. Attualmente la mia preferita, lo ammetto, è la D3, almeno per quanto riguarda le mie esigenze. Il professionista deve cambiare l'attrezzatura, non c'è niente da fare. Non puoi avere una macchina digitale per più di 3-4 anni, ma spesso è impegnativo ammortizzare i costi che tutto questo comporta.

Occorre ammortizzare in altra maniera, ecco perché per alcuni lavori scelgo la via del noleggio. Sarebbe stupido voltare le spalle al digitale: ci permette una velocità di lavoro e interazione con le immagini che è notevole. Bisogna accoglierlo per quello che è, per come è arrivato, e  coglierne tutti i privilegi. Certo, ci sono pregi e difetti ma conoscendoli operi le scelte che ti aiutano a lavorare bene.

Pagina 4 - L'intervista - Parte 2

Progetti in corso?

Tanti. Sto studiando regia per specializzarmi sempre di più nella direzione della fotografia, che è un'esperienza che ho già fatto con diverse produzioni. Amo molto il videoclip musicale essenzialmente: ora la mia esperienza è lì, però mi piacerebbe lavorare anche nel cinema, magari produrre anche qualcosa di mio come figura completa, filmaker, diciamo. Mi sono anche re-iscritta all'università, facoltà di psicologia, perché vorrei in un futuro poter dare un supporto terapeutico attraverso la fotografia a chi ne ha bisogno, la fotografia come arte-terapia. A livello professionale continuo a lavorare per riviste, giornali e quant'altro, anche online, producendo reportage su commissione ma non solo.

C'è però tutto un filone dove unisco la professione all'arte, e qui mi esprimo in chiave più creativa e più artistica, esponendo e facendo mostre. Attualmente sono due le mostre allestite in Svizzera, precisamente vicino a Lugano. Una a Savosa e una a Breganzona, nelle sedi della banca Raiffeisen che ha finanziato il progetto e mi ha chiesto questo lavoro. Un progetto si chiama What Women Want, incentrato sulla condizione della donna oggi, in cui espongo una serie di ritratti di manichini, ripresi in una certa maniera cercando di dare un ruolo sia soggetto, il manichino, che da oggetto diventa soggetto, dando peso simbolico alla questione di apparire e essere, donna-manichino, dove finisce la donna e inizia il manichino e viceversa. Un lavoro simbolico, una riflessione sulla condizione della donna. Ho tenuto conto del ruolo dello spettatore, il segno dello spettatore e quello del fotografo dovevano diventare la stessa cosa, ho lavorato attraverso le vetrine, in maniera tale che l'effetto nella stampa fosse quello di osservare il manichino attraverso il vetro, giocando di riflessi e mantenendo differenti caratteristiche all'interno dell'inquadratura.

L'altro progetto è Karma Birth, un lavoro molto più audace, personale e intimo. E' stata la prima volta che mi sono denudata, un nudo velato ovviamente, nulla di volgare. Un mettersi a nudo da punto di vista emotivo, estetico e fotografico, cercando di cogliere la possibilità che l'autoritratto ti dà, ovvero vivere contemporaneamente le tre fasi della fotografia: essere autore, spettatore e soggetto fotografato. Muoversi attraverso questi tre punti di vista è stato molto interessante, un vero e proprio percorso interiore, e simboleggia la nascita della donna. Partire da me per arrivare alle donne in generale, ricollegandomi al progetto What Women Want. 

Ho poi pubblicato, da pochissimi giorni, il libro Women's FACT-ory, diario di viaggio dei due progetti che ho nominato. Una sorta di backstage, una guida attraverso la fruizione dei lavori. Come sono stati pensati, la tecnica utilizzata, l'autoritratto, come ho lavorato sul set, perché ho scelto alcuni oggetti che entrano nella scenografia, come ho unito tecnica ed emozione e via dicendo. Un processo molto intenso, ma anche complicato. L'immagine finale è quella più inquietante, ma che riassume tutto. Torno alla vita con un interrogativo pensante: cosa ci sarà dopo? Svelare le propri paure penso sia utile perché ci porta a un grado di consapevolezza diverso.

In giro si vedono molti autoritratti e il fatto di pubblicare un libro che possa aiutare la fruizione è nato dal bisogno di distinguere il fare una fotografia e scattare una fotografia, distinguere certi tipi di autoritratti, perché se tutti coloro che alzano la camera si fanno un autoritratto e son degli artisti, avremmo una marea di fotografi sul network da rimanerne schiacciati. Ci sono delle regole nell'arte, nel leggere le immagini e anche in fotografia. Quando ne sei consapevole e hai tutto questo tipo di conoscenza forse, ma forse,  si riesce a toccare argomenti che siano un pochino più artistici e non soltanto più professionali e tecnici.

Pagina 5 - I consigli di Valentina Cusano

I progetti Karma Birth e What Women Want saranno presentati dall'autrice mercoledì 26 ottobre (domani) alle ore 17 presso la Banca Raiffeissen di Savosa (vicino Lugano in Svizzera) in via San Gottardo 139.  Durante la presentazione si parlerà inoltre di Women's FACT-ory, libro-raccolta di riflessioni sulla fotografia e non solo. Chiudiamo questo interessante incontro con alcune immagini della fotografa, oltre a un breve video in cui le abbiamo chiesto di dare alcuni consigli a chi volesse intraprendere il percorso per diventare fotografi.  Buona visione.

GALLERY: Valentina Cusano - alcuni scatti
(per vedere la gallery, guardare la versione completa dell'articolo)

VIDEO: Valnetina Cusano su fotografidigitali.it
(per vedere il video, guardare la versione completa dell'articolo)