Tutti i nuovi Zeiss Milvus alla prova: l'occhio del nibbio

Tutti i nuovi Zeiss Milvus alla prova: l'occhio del nibbio

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Zeiss ha recentemente creato una nuova famiglia di "prime" ad alte prestazioni per reflex 35mm: Milvus. Comprende un grandangolare 21mm da paesaggio, un 35mm da reportage, due obiettivi da ritratto 50mm e 85mm, e due "macro", 50mm e 100mm: Li abbiamo messi tutti alla prova, su un banco impegnativo come la EOS 5Ds.”

Dal Planar al Distagon - la storia della fotografia secondo Zeiss

Il padre di ogni schema ottico è, probabilmente, il "doppietto acromatico" di Chevalier (1829), costituito da un elemento positivo a bassa dispersione (vetro di Crown) e uno negativo ad alta dispersione (vetro di Flint) uniti tra loro a formare un gruppo complessivamente positivo dalle ridotte aberrazioni cromatiche. Inizia così la sfida, intrapresa poi da molti costruttori, per ridurre le aberrazioni che una singola lente, inevitabilmente, produce in abbondanza.


FONTE: Wikipedia

Circa 60 anni più tardi, nel 1893, Taylor inventa il cosiddetto "tripletto di Cooke" perfezionando il doppietto acromatico: uno elemento negativo ad alta dispersione (vetro di Flint) al centro, e un elemento positivo a bassa dispersione (vetro di Crown) su ciascun lato. Questo semplice schema consente di avere una superficie di messa a fuoco piana (somma di Petzval pari a zero); inoltre, distorsioni e aberrazioni extra-assiali sono corrette tanto efficacemente che il tripletto di Cooke, oltre ad aver ispirato molti altri importanti schemi ottici tra cui gli Zeiss Sonnar e Tessar, è utilizzato tutt'oggi.  


FONTE: Wikipedia

Quasi contemporaneamente, nel 1896, Rudolf progetta per Carl Zeiss lo schema ottico Planar: 6 lenti in 4 gruppi disposti simmetricamente. Gli elementi positivi e negativi hanno identico indice di rifrazione, ma diversa dispersione; questi ultimi, sottili e molto vicini agli elementi positivi, riducono l'aberrazione sferica.
Si tratta di uno schema molto efficace nel ridurre curvatura di campo e astigmatismo (da qui il nome Planar). Purtroppo, le molte interfacce vetro-aria di questo schema, decisamente complicato per fine '800, riducono il contrasto complessivo a causa dei riflessi.

Questo schema non ebbe molto successo fino a che la stessa Zeiss non introdusse, grazie all'invenzione di Smakula, il trattamento antiriflesso T Coating. Curioso che il T Coating fu inventato nel 1935, ma rimase per anni segreto militare della Germania nazista; solo nel dopoguerra venne diffusamente utilizzato. Da allora, lo schema Planar è stato la base di quasi ogni obiettivo ad elevata luminosità.    


FONTE: Wikipedia

Prima del trattamento antiriflesso, dunque, il Planar non era molto interessante. Ancora Rudolf, nel 1902, risolve il problema perfezionando il tripletto di Cooke: sostituisce l'elemento posteriore con un doppietto acromatico, creando uno schema di 4 lenti in 3 gruppi semplice ed economico ma ottimamente corretto, molto nitido e caratterizzato da elevato contrasto. Si tratta dello schema Tessar (dal greco téssera, quattro), che tiene banco per i successivi 50 anni.

Nel 1924, Bertele introduce per Zeiss un'altra pietra miliare: lo schema Sonnar, altro discendente del tripletto di Cooke. La formulazione originale prevede 6 elementi in 3 gruppi, e da origine a un 50mm f/2, che è di gran lunga l'obiettivo più luminoso della sua epoca (il nome Sonnar deriva dal tedesco sonne, sole). La successiva evoluzione del 1931, che prevede 7 elementi in 3 gruppi arriva a un'apertura massima f/1.5. Elevata nitidezza a diaframmi medi, elevata luminosità e costi contenuti sono i maggiori pregi di questo schema.


Prima di parlare infine del Distagon, schema utilizzato in 3 dei 6 Milvus, bisogna fare una premessa. Uno schema simmetrico richiede che tra il centro dell'obiettivo e il piano focale ci sia una distanza pari alla lunghezza focale dell'obiettivo stesso - questo porta a evidenti limiti sia al crescere sia al diminuire della focale.
Per questo vennero inventati gli schemi "teleobiettivo", che in origine identificava uno schema ottico con ridotta distanza focale posteriore, e "teleobiettivo invertito", che al contrario la incrementa.
Proprio il teleobiettivo invertito è la chiave per poter montare un obiettivo grandangolare su una reflex 35mm, che a causa degli ingombri imposti dallo specchio risulta incompatibile con corte focali a schema simmetrico. Indispensabile, quindi, e caratterizzato da una ridotta vignettatura, ma molto complesso, questo schema ottico richiede grande precisione e un efficace trattamento antiriflesso dato l'elevato numero di lenti.               

  

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