Canon EOS 750D, entry-level di lusso

Canon EOS 750D, entry-level di lusso

di Alberto De Bernardi , pubblicato il

“Canon ha aggiornato la sua reflex economica introducendo due nuovi, interessanti modelli. L'upgrade più evidente riguarda il sensore, ma migliorie al sistema autofocus e all'esposimetro sono altrettanto importanti e significative. ”

Impressioni d'uso

La EOS 750D offre gli stessi programmi delle precedenti 700D e 650D. La ghiera comprende le posizioni PASM (che per Canon sono indicati da P, Av, TV ed M), lo scatto completamente automatico Smart Auto, Flash spento, Creative Auto, Ritratto, Paesaggi, Macro, Sport e infine Scena, gruppo in cui sono rilegate le situazioni di scatto meno frequenti (Bambini, Cibo, Lume di candela, Ritratto notturno, e due modalità HDR chiamate appunto HDR e Scatto notturno manuale che combinano 3 o 4 scatti).

Interessante notare come tutte le scene, comprese quelle direttamente selezionabili dalla ghiera dei programmi come Sport o Ritratto, siano personalizzabili per stile di scatto (una decina di preset disponibili come Vivid, B/N, Più luminoso, Più scuro e simili), per bilanciamento del bianco, per avanzamento (scatto singolo o continuo) e uso flash.


Contando anche il programma Creative Auto, da cui si possono attivare i cosiddetti filtri creativi (B/N granuloso, Flou, Fish-Eye, Art, Acquerello, Toy camera e miniatura), il risultato è una reflex che, più che mai, consente di fotografare in "stile Instagram" senza impegno né conoscenze particolari, ma beneficiando ovviamente della qualità di una reflex moderna. Probabilmente pensando all'utente inesperto, le impostazioni personalizzate si azzerano al cambio di programma, così in caso di esperimento fallito basta un giro di ghiera per tornare alle impostazioni suggerite da Canon.

La presenza di un display touch screen rende più facile destreggiarsi tra le varie opzioni, effetti speciali e filtri e, oggettivamente, crediamo non sia possibile rendere queste operazioni più dirette di come è stato fatto; ciò nonostante, l'enorme numero di combinazioni e possibilità rende il tutto un po' laborioso e richiede una certa pratica.

Se lo scopo iniziale era quello di semplificare al massimo il compito del fotografo inesperto, forse questo obiettivo si è un po' perso strada. Vero, infatti, che non è necessario sapere nulla di tempi e diaframmi, ma attivare - ad esempio - il filtro Flou in CA richiede 4 click (o tocchi) oltre alla selezione dell'effetto vera e propria, e ricordarsi la sequenza non è banale.

Per concludere la dissertazione sulle modalità creative e full-auto, vale la pena ricordare la presenza di complete opzioni di sviluppo in-camera che consentono, se lo si desidera, di scattare in RAW e applicare i filtri creativi a copie JPEG create ad hoc.

 
Partendo dal RAW ed effettuando un corretto bilnciamento del bianco, si ottengono risultati impeccabili dal punto di vista cromatico, senza necessità di calibrazione. Il JPEG è, come sempre, leggermente più saturo, ma altrettanto valido.

Naturalmente, la 750D è e rimane una reflex, completa nelle sue funzioni e utilizzabile anche in modo più "tradizionale", per così dire. Vista sotto questa luce, si tratta a nostro avviso di un buon punto di partenza per entrare nel mondo reflex. Il corpo macchina risulta maneggevole e sufficientemente equilibrato anche con ottiche di un certo peso, e le prestazioni sono complessivamente soddisfacenti.

Come già detto, la fotocamera è reattiva sotto tutti i punti di vista e assicura una discreta raffica JPEG; a parità di cadenza, infatti, laddove la 700D si fermava a una dozzina di scatti, la 750D non ha limiti. Inoltre, il sistema autofocus più evoluto rende più facile gestire soggetti in movimento e fa di questa generazione di EOS a 3 cifre di gran lunga la più efficace mai vista.

Anche la messa a fuoco Live View ci ha soddisfatto. Nonostante non rappresenti lo stato dell'arte per la messa a fuoco da schermo posteriore, rispetto al passato è più reattiva e più "compatibile" anche con ottiche non STM (con cui lavora al meglio) - generazioni precedenti mostravano, al contrario, una notevole caduta di performance passando da un obiettivo STM a uno tradizionale.   

 
L'errore di esposizione è insignificante in qualunque condizione di ripresa. Il livello di rumore prodotto dal sensore è però superiore a quello delle precedenti EOS 700D e 650D.

Lavorando in RAW rimangono però i medesimi limiti della 700D: 6 scatti, dopodiché i 5 fps diventano 1,5. Valgono, dunque, le stesse valutazioni: non si tratta della fotocamera giusta per chi è solito lavorare in RAW.  
Sulla 750D rimangono, inoltre, gli stessi limiti di tutte le precedenti EOS a 3 cifre: il mirino pentamirror di dimensioni ridotte e con copertura non totale, l'assenza del display LCD secondario e, soprattutto, della ghiera di comando secondaria. In altri termini, la 750D rimane in tutto e per tutto una entry-level, la cui relativa povertà di comandi favorisce l'utente alle prime armi ma rende meno efficace l'utilizzo più evoluto e manuale della fotocamera, risultando alla lunga limitante.

Ci ha fatto piacere trovare anche qui la funzione Anti-flicker, che si è già dimostrata valida sulla 7D Mark II.
La funzione Auto ISO, viceversa, è presente ma è molto meno evoluta rispetto ai modelli di categoria superiore e, consentendo solamente di imporre un limite massimo tra 400 e 6400 ISO, si può considerare oggi il "minimo sindacale".

Strana, poi, l'assenza della funzione di livella elettronica, che avrebbe dato più senso all'Intelligent Viewfinder.
Per quanto riguarda infine l'efficacia e la consistenza dell'esposimetro, la 75D si è rivelata una piacevole sorpresa. Efficace in ogni condizione di luce, si è dimostrato preciso e affidabile anche in luce artificiale.

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