Street Photography e Privacy: il parere dell'esperto di giurisprudenza

Street Photography e Privacy: il parere dell'esperto di giurisprudenza

di Roberto Colombo , pubblicato il

“La street photography è un genere che non conosce tramonto, anzi che grazie alla riduzione delle dimensioni dei dispositivi di ripresa sta conoscendo un successo crescente. Come la mettiamo con la privacy dei soggetti ripresi? Abbiamo chiesto il parere all'esperto di giurisprudenza”

Cancellazione dello scatto: un diritto di chi viene ripreso

Una domanda che molti fanno è: "Chi viene fotografato può richiedere la cancellazione della foto?". La risposta è univoca ed è "Sì". La richiesta cancellazione è legittima e va rispettata. Certamente in caso di diatriba è difficile per l'altra parte fa valere il suo diritto, ad esempio identificando il fotografo e trovando il modo di sporgere denuncia, ma questo non è un buon motivo per non curarsi di eventuali richieste di cancellazione. In questo senso i grandi fotografi di street photography hanno anche il talento di essere dei buoni mediatori e risolvere a parole la questione, convincendo il soggetto a rilasciare la sua autorizzazione dopo lo scatto.

In ogni caso se non si raggiunge l'accordo è prassi corretta assecondare il desiderio di cancellazione. Diverso è il caso del diritto di cronaca, che invece permette di fare scatti senza espresso consenso, ma anche in questo caso è necessario riuscire poi a far valere il proprio diritto nelle apposite sedi in caso di problemi.

Per quanto riguarda le liberatorie ci si può affidare ai moduli personalizzabili presenti in rete o partire dai documenti di autorizzazione richiesti e forniti dai siti di microstock, come ad esempio Istockphoto: nell'articolo che avevamo dedicato a questo servizio avevamo toccato anche il tema della privacy e delle liberatorie. Il nostro interlocutore ci consiglia due letture sul tema: "Modelli di contratti della fotografia e dell'immagine" e "I contratti della fotografia e dell'immagine", entrambi a cura dell'avv. Salvo Dell'Arte, specializzato in materia.

Questa chiacchierata con il Dott. Spataro di civile.it sembra essere molto scoraggiante nei confronti di chi si vuole avvicinare alla street photography, ma in realtà, da buon esperto legale, Valentino prende sempre in considerazione il peggiore dei casi da cui tutelarsi. Una buona dose di parlantina e soprattutto poter mostrare ai soggetti ripresi foto di vera e reale qualità fotografica e artistica possono aiutare molto nel saper strappare un'autorizzazione anche in situazioni difficile e complicate: per tutto il resto il principio precauzionale rimane la linea guida più sicura per non avere problemi.

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Commenti (42)

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Commento # 1 di: SaggioFedeMantova pubblicato il 29 Maggio 2013, 16:01
una volta ho preso anche una sberla, poi mi è stato chiesto di cancellarla, evviva le buone maniere
Commento # 2 di: Ora92 pubblicato il 29 Maggio 2013, 16:24
Davvero un bell'articolo. Interessante e mai scontato.
Commento # 3 di: anac pubblicato il 29 Maggio 2013, 16:27
io sarei dell'idea che prima si chiede e dopo si fa la foto !!!!!!
Commento # 4 di: threnino pubblicato il 29 Maggio 2013, 17:10
Grazie per l'articolo, è un problema su cui stavo ragionando molto negli ultimi tempi.
Commento # 5 di: Marok pubblicato il 29 Maggio 2013, 17:14
Piccolo OT. Sto già ridendo pensando al casino che succederà con i Google Glass (se mai arriveranno).
Commento # 6 di: Ge-giovanni-89 pubblicato il 29 Maggio 2013, 17:15
Originariamente inviato da: anac
io sarei dell'idea che prima si chiede e dopo si fa la foto !!!!!!


sono daccordo con la tua idea
Commento # 7 di: pocket pubblicato il 29 Maggio 2013, 17:25
Chi si avvicina alla Street Photography con una visione "giuridica" credo farà ben poca strada. Sono valutazioni condivisibili in linea teorica ma la realtà della strada è un'altra e non può essere spiegata così, nè schematizzata con le norme del codice.

Non si tratta di andare in giro a "comprare" l'immagine altrui o a raccogliere un mazzo di liberatorie per vivere con la coscienza tranquilla. La street ha a che fare con "l'umanità" e non con la "giurisprudenza".

L'empatia con il soggetto e il rispetto per la persona dovrebbe essere qualcosa che il fotografo di strada raggiunge da solo, senza necessità di essere guidato dalla legge. Se non lo fa è un pessimo fotografo di strada e dovrebbe dedicarsi ad altri generi fotografici.

Chi prende uno schiaffo per una foto fatta in strada dovrebbe lavorare sul rapporto tra lui e gli altri, evidentemente il lavoro è ancora incompiuto.

Il fotografo di strada non ruba, non sottrae furtivamente l'immagine degli altri, ma conquista il diritto di raccontare una micro-storia instaurando un rapporto con gli altri apertamente e a volte fotografa solo con gli occhi e non con la macchina, quando si rende conto che quello che ha di fronte deve essere solo rispettato e non diventare oggetto del suo "hobby" da borghesuccio annoiato che esce il sabato pomeriggio con le scarpette buone e la Leica d'epoca per provare "l'ebrezza" di sentirsi Cartier Bresson.

Se non sono chiari questi temi di base, tutto il resto viene meno.

D'altronde mi rendo conto che se lo dice "l'esperto di giurisprudenza" non possiamo che spostare il discorso su questo piano, adatto ai disciplinare i "rapaci della strada" (naturalmente armati di obiettivi con focali che non scendono al di sotto dei 100mm).
Commento # 8 di: MacNeo pubblicato il 29 Maggio 2013, 17:44
È una situazione tipicamente italiana. Persino negli Stati Uniti, dove di cause legali vive mezza nazione, le fotografie nei luoghi pubblici sono legali. Se una persona cammina per strada non si aspetta nessuna privacy, visto che chiunque la può vedere (e quindi fotografare).

Noi siamo messi esattamente all'opposto.
Non so se avete mai provato a farvi firmare una release da gente per strada: vi guardano come se gli voleste appioppare una enciclopedia. Ho avuto gente che mi ha lasciato fare interviste, ha compilato questionari e quant'altro… ma quando s'è trattato di mettere una firma per la liberatoria si sono rifiutati perché avevano paura che fosse una truffa (eravamo 3 universitari con tanto di tesserino in vista, non balordi incappucciati).
E li capisco benissimo: se una persona mi chiedesse "scusa posso farti una foto?" gliela faccio fare; se la stessa persona mi dice "scusa posso farti una foto? *click* ok grazie ora però compilami questo modulo con i tuoi dati e la firma"… insospettirebbe me che conosco già quella legge, figuriamoci la gente normale.

Sono uno forte difensore della privacy personale, ma bisognerebbe mettere dei paletti. In certe situazioni è diventato veramente troppo assurdo…
Commento # 9 di: anac pubblicato il 29 Maggio 2013, 18:16
Originariamente inviato da: MacNeo
È una situazione tipicamente italiana. Persino negli Stati Uniti, dove di cause legali vive mezza nazione, le fotografie nei luoghi pubblici sono legali. Se una persona cammina per strada non si aspetta nessuna privacy, visto che chiunque la può vedere (e quindi fotografare).

Noi siamo messi esattamente all'opposto.
Non so se avete mai provato a farvi firmare una release da gente per strada: vi guardano come se gli voleste appioppare una enciclopedia. Ho avuto gente che mi ha lasciato fare interviste, ha compilato questionari e quant'altro… ma quando s'è trattato di mettere una firma per la liberatoria si sono rifiutati perché avevano paura che fosse una truffa (eravamo 3 universitari con tanto di tesserino in vista, non balordi incappucciati).
E li capisco benissimo: se una persona mi chiedesse "scusa posso farti una foto?" gliela faccio fare; se la stessa persona mi dice "scusa posso farti una foto? *click* ok grazie ora però compilami questo modulo con i tuoi dati e la firma"… insospettirebbe me che conosco già quella legge, figuriamoci la gente normale.

Sono uno forte difensore della privacy personale, ma bisognerebbe mettere dei paletti. In certe situazioni è diventato veramente troppo assurdo…


proprio il contrario se vuoi fare una fotografia la fai ad un edificio una montagna o quant'altro , se io sono in giro per i fatti e tu mi fotografi stai violando la mia privacy per esempio sono in giro con l'amante tu mi fai la foto viene pubblicata e per colpa tua io devo divorziare tu mi devi un risarcimento bello grosso vabbè questo è un caso limite pero può succedere
il discorso che hai fatto per gli stati uniti è sbagliato dato che in usa non hanno diritto alla privacy solo le figure pubbliche e quelle famose per gli altri la privacy è inviolabile non ti fanno causa per un fattore economico cioè che costa di più pagare l'avvocato che quello che prenderai di risarcimento pero nel momento che fai successo e c'è la possibilità di un lauto risarcimento ti arriva la causa quindi non pensiamo che la consuetudine sia la regola
Commento # 10 di: FoxMolte pubblicato il 29 Maggio 2013, 18:16
Non sono un avvocato, ma la lettura della normativa data nell'articolo mi sembra molto penalizzante nei confronti dei fotografi.
Mi ricordo altri articoli su siti web ed una puntata di "Forum" dedicata alla fotografia (forse l'unica decente), dove spiegavano bene la prassi da utilizzare.
In pratica il fotografo, anche quello amatoriale, è quasi equiparato ad un artista.
Il punto fondamentale non era se si poteva scattare o meno la foto, ma il condividerla.
Riassumendo, si può scattare qualsiasi foto, anche senza chiedere il permesso ed utilizzarle a fini personali, cioè la può vedere solo il fotografo. Nel momento in cui la condivido, facendola vedere solo ad un'altra persona, scattano le norme della privacy.
Qui invece si dice che addirittura non si può scattare la foto e arrivando alla cancellazione dalla memoria!
Nella puntata di forum una modella chiedeva indietro i suoi scatti.... ha dovuto comprarseli!!
In un'altra una ragazza si lamentava di un tizio che gli aveva scattato delle foto col telefonino : finché le foto stavano sul telefonino e non venivano mostrate ad altri, non poteva pretendere nulla!
Alla fine comunque penso che deve prevalere il buonsenso e coi tempi che corrono, avere il consenso scritto è la cosa migliore.
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