Fotografia digitale: gli albori, ricordando Bryce Bayer

Fotografia digitale: gli albori, ricordando Bryce Bayer

di Alessandro Bordin , pubblicato il

“Scattate fotografie digitali, a prescindere dallo strumento utilizzato? Ebbene, tutti dobbiamo un "grazie" a un'invenzione di quasi quarant'anni fa dell'uomo chiamato Bryce Bayer, che ci ha lasciato proprio in questi giorni. Ecco uno spaccato di quel che è successo in quel lontano 1975”

Joy Marshall, prima modella per foto digitali senza saperlo

Non successe per caso, come è spesso accaduto per scoperte memorabili nel campo della scienza e tecnologia. Steve Sasson ai tempi lavorava come ingegnere nel reparto di ricerca di Kodak, e gli venne chiesto di creare qualcosa che potesse catturare immagini, utilizzando i sensori CCD (Charged Coupled Devices) da poco messi in commercio. Doveva capire, insomma, se potevano servire a qualcosa in ambito fotografico.

Quello che ne uscì, dopo mesi di prove e tentativi, fu un buffo prototipo dal peso di circa 4 chilogrammi, in grado di catturare immagini digitali (sebbene all'epoca questo termine non veniva usato, preferendogli perifrasi di vario tipo). Le specifiche? Oggi fanno sorridere: risoluzione di "ben" 0,01 Megapixel (immagini 100x100 pixel!), il tutto memorizzato su un'audiocassetta posta su uno dei lati del macchinario.


Steve Sasson con la prima macchina fotografica digitale (notare l'audiocassetta per la memorizzazione degli scatti)

Interminabile, per gli standard odierni, il tempo per memorizzare lo scatto sull'audiocassetta: 23 secondi, a cui va aggiunto il tempo, del tutto imprevedibile, per scaricare lo scatto e visualizzarlo su un televisore dell'epoca. Nello stesso anno infatti nasceva il primo Personal Computer per come oggi viene inteso, motivo per cui erano prototipi anche gli strumenti dei passaggi successivi allo scatto, fatta eccezione per il televisore.

Fra i primi scatti in digitale, ad oggi irreperibili, vi è quello a una collega, Joy Marshall, per quanto emerge dai racconti di Steve Sasson. Immagine rigorosamente in bianco e nero e di qualità fortemente discutibile provocarono allora il disappunto della prima modella ritratta da una macchina digitale, che ha dichiarato di non essere assolutamente al corrente, all'epoca, di cosa stesse facendo Steve con quell'aggeggio in mano.

Eppure, oggi, questi primi approcci a una tecnologia così diffusa e amata appaiono fin romantici. Sempre Steve ricorda il periodo come uno dei più euforici e frustranti al tempo stesso, motivati dall'entusiasmo per una tecnologia nuova creata dal nulla ma dai risultati assolutamente non gratificanti. Fu però un passo fondamentale per il mondo della fotografia, sebbene abbandonato per qualche tempo.

Steve creò la macchina, ma la quasi totalità delle apparecchiature odierne dotate di un sensore, con poche eccezioni, devono moltissimo ad un altro personaggio semi sconosciuto, ovvero Bryce Bayer. Parliamo proprio di lui nella prossima pagina.

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