Paolo Marchetti: fotografia alle radici della rabbia

Paolo Marchetti: fotografia alle radici della rabbia

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Abbiamo incontrato Paolo Marchetti, fresco vincitore di uno dei Grants for Editorial Photography 2012: grazie alla borsa offerta da Getty Images potrà continuare il suo progetto "FEVER" che va alla ricerca delle radici della rabbia che sta alla base della rinascita dei movimenti di estrema destra in tutta Europa”

Una sola priorità: il rispetto


Dal progetto "FEVER"


5- Il progetto "FEVER" premiato con la borsa di studio ai Visa pour L'Image è un progetto di lungo corso: da quanto tempo ci stai lavorando? Come è nata l'idea di indagare questo particolare tema? Come hai sviluppato il progetto e come continuerai ora con il supporto della borsa di studio?

'Fever' nasce nel 2009 ed è il primo grande capitolo di una ricerca più ampia che sto affrontando negli ultimi anni. Sto tentando di approfondire un sentimento primordiale che sta caratterizzando sempre più i nostri tempi: la rabbia. Ho cominciato ad interrogarmi sui fattori scatenanti e sui molteplici strati emotivi in cui può esprimersi ed ho da subito intuito che il primo passo necessario sarebbe stato quello di farmi investire emotivamente, mediante l'esperienza diretta.

Anche in questo caso ho messo in primo piano un approccio basato sulla fiducia ed ho cominciato il mio racconto partendo dalla frequentazione e dal confronto. La macchina fotografica spaventa moltissimo e in un'epoca in cui apparire è una questione così delicata, noi fotografi dobbiamo utilizzare i nostri strumenti con una sola priorità, il rispetto. Questo è dato da un codice comportamentale imprescindibile, necessario ed utile per poter realizzare immagini con un'autenticità propria.

Ancora oggi provo riverenza di fronte alla responsabilità del mio desiderio, quello di voler fare della mia fotografia uno strumento di condivisione della vita degli altri, ancora oggi provo soggezione e mi interrogo su quanto sia presuntuoso quello che chiamiamo il coraggio del fotoreporter.


Dal progetto "FEVER"

Ho cominciato a scattare fotografie soltanto dopo una frequentazione di circa due mesi, cosa che mi ha permesso di stringere delle relazioni basate sulla fiducia ed ottenere quindi un ruolo tutt'altro che ostile all'interno della scena fascista. Ho iniziato dalla mia città, espandendo col passare del tempo la mia rete di contatti, tali perché io riuscissi ad accedere alle molteplici circostanze in tutta Italia. Continuerò ad esplorare questo particolare habitat con la medesima rete di contatti sperando di riuscire a confezionare un documento profondo. Il Grant dell'agenzia Getty è generoso e mi permetterà di affrontare anche logisticamente l'impegno preso.

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