Bruce Davidson: qualche consiglio ai fotografi da uno dei giganti della fotografia

Bruce Davidson: qualche consiglio ai fotografi da uno dei giganti della fotografia

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Al Sony World Photography Award abbiamo incontrato Bruce Davidson, insignito dell'Outstanding Contribution to Photography Award. Ripercorrendo la sua carriera, spesa con l'obiettivo puntato sui cambiamenti della società, in particolare quella statunitense, ci siamo fatti svelare i retroscena degli scatti più famosi e abbiamo chiesto consigli per i nuovi fotografi”

L'Outstanding Contribution to Photography di Bruce Davidson

Bruce Davidson è sicuramente uno dei fotografi più importanti del panorama statunitense: in particolare i primi anni della sua carriera sono caratterizzati da importanti lavori incentrati sui cambiamenti della società americana. Uno dei primi testimonia la vita di un circo nel 1958 e rende subito evidente uno dei tratti fondamentali della fotografia di Davidson: il forte legame di empatia coi i soggetti ritratti: non si tratta semplicemente di arrivare in un certo luogo, puntare l'obiettivo e far scattare l'otturatore.


The Dwarf - 1958

I suoi lavori nascono dal vivere quotidianamente per un lungo lasso di tempo accanto ai suoi soggetti, non solo per coglierne al meglio tutte le sfumature, ma anche per rendere 'invisibile' la sua fotocamera, renderla un oggetto familiare alle persone ritratte, evitando la foto in posa o la mancanza di naturalezza che a volte caratterizza i volti delle persone che non si trovano a proprio agio di fronte all'obiettivo di una macchina fotografica.


Brooklyn Gang - 1959

Tale tratto è stato fondamentale in uno dei lavori maggiormente cari al fotografo, quello in cui ha seguito da vicino una gang a Brooklyn, "The Jokers". Il lento avvicinamento ai giovani, il vivere quotidiano in mezzo a loro hanno permesso a Davidson di andare oltre i semplici 'ritratti di sbandati', ma gli ha consentito di capire le motivazioni e le aspirazioni. Quello che traspare dalle sue foto sono la rabbia, la frustrazione, la depressione, la paura di questi adolescenti: Davidson è riuscito ad entrare in empatia con i giovani (anche grazie alla ridotta differenza di età: 25 anni contro i circa 16 dei componenti dei Jokers) rimanendo molto colpito non tanto dagli episodi di violenza tipici delle gang, quanto più dal dolore, dal deficit affettivo che si nascondono dietro essi. Potete trovare uno slide show di alcune immagini a questo indirizzo.


Time of Change - 1963

Storici sono i suoi scatti dal 1961 al 1965 negli Stati del Sud, dove testimonia in presa diretta il movimento per i diritti civili, la lotta della popolazione nera per avere pari riconoscimento dei bianchi. Il tutto in quel caso è cominciato con una 'Freedom Ride', corse di protesta di autobus nelle strade degli Stati del Sud per combattere contro la segregazione razziale, in primis quella che separava nettamente i posti occupabili all'interno degli autobus. Dopo aver viaggiato sul bus e aver visto la violenza delle proteste contro queste iniziative Davidson si è dedicato a documentare la situazione delle popolazioni nere e la lotta per i diritti civili, riuscendo a scattare fotografie di grande impatto, seguendo i movimenti così da vicino tanto da essere anche arrestato dalla polizia e accusato di essere un agitatore. Anche in questo caso è possibile vedere un slide show delle immagini sul sito Magnum, nello specifico accompagnate dal commento dello stesso Davidson, che racconta anche alcuni retroscena degli scatti.


Subway - 1980

Negli anni successivi Davidson ha continuato a puntare il suo obiettivo sulla realtà statunitense ricercando in particolare i segni della società che cambia: dal 1966 al 1968 ha documenta il degrado di un quartiere di East Harlem vivendo tra le case della 100th strada; da sempre legato al bianco e nero, nel 1980 ha utilizzato per la prima volta il colore per descrivere la vita sotterranea della metropolitana newyorchese, un 'interessante carrellata di ritratti che abbiamo visto questo inverno esposta alla Tate Modern di Londra, con una sala ad essa dedicata, mentre dal 1992 al 1995 si è dedicato all'esplorazione di Central Park. Bruce continua a scattare, uno degli ultimi suoi lavori si è svolto nella città di Los Angeles.

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