Panasonic Lumix G2: evoluzione convincente

Panasonic Lumix G2: evoluzione convincente

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Con Lumix G2 Panasonic ha voluto dare un erede alla capostipite della gamma Micro Quattro Terzi G: touchscreen, video in alta definizione e alcuni miglioramenti operativi sono il bagaglio di questa mirrorless ”

Prova sul campo - Un ottimo JPEG

Portando con sé quotidianamente la piccola Lumix G2 si viene subito stupiti dalla bontà dell'intelligenza artificiale della modalità iA, in grado di tirare fuori in modo completamente automatico il meglio da gran parte delle scene e delle inquadrature. Esposizione, colori, impostazioni di nitidezza, contrasto e saturazione sono nella maggior parte dei casi combinate al meglio e i risultati spesso rasentano il meglio ottenibile manualmente da un fotografo esperto.

In modalità Intelligent Auto il display mostra, oltre ai parametri di scatto, con un intuitivo sistema a icone la scena scelta dall'intelligenza artificiale della fotocamera, in questo modo il fotografo può accorgersi prima dello scatto di eventuali errori di valutazione della macchina e scegliere in caso di modificare manualmente la scelta della scena. Come abbiamo già detto gli errori sono molto rari e anche le condizioni più difficili vedono la Lumix G2 scegliere i parametri di scatto corretti: portiamo ad esempio la foto qui sopra dove la macchina è stata in grado di selezionare un coppia tempo/diaframma, un valore di sensibilità e tutti gli altri parametri di gestione delle immagini (come l'ottimizzazione del rapporto trai toni chiari e scuri) in modo da salvare dalla pelatura le alte luci, conservando la leggibilità piena delle ombre.

In questo frangente il sensore dimostra una sufficiente gamma dinamica, ma soprattutto un infallibile sistema di lettura della luce, che durante il nostro utilizzo non ha praticamente mai sbagliato uno scatto. La tendenza a mostrare la corda quando si entra nel campo delle alte luci, tipica delle Quattro Terzi, viene limitata e nascosta al massimo dall'esposizione sempre corretta e orientata ad essere conservativa nei confronti dei toni più chiari. Utilizzando la modalità iAuto il sistema si avvale inoltre del buon funzionamento del sistema di ottimizzazione dell'esposizione e di espansione della latitudine di posa. Una foto simile ci mostra le possibilità di estrazione dei dettagli di ombre e luci con lo strumento Shadows/Highlights di Photoshop, pur lavorando (avendo utilizzato la modalità iAuto) sul file JPEG già compresso.


JPEG prodotto dalla fotocamera


JPEG post prodotto in Photoshop utilizzando lo strumento Shadows/Highlights

La bontà del file di partenza è confermata anche da una elaborazione più spinta: con l'aiuto dei plugin per Photoshop 'Tonal Contrast' della Suite Coloe Efex Pro 3.0 e Dfine 2.0 di NIK Software abbiamo ulteriormente 'pompato' il microcontrasto. La sola applicazione del primo filtro oltre a far emergere molti particolari dalle ombre ha portato con sé un aumento deciso del rumore sotto forma di grana, che abbiamo provato a contenere con l'applicazione dell'efficace filtro di contenimento del rumore. Dopo un'elaborazione così spinta l'immagine si avvicina molto al confine della percezione di 'realtà', forse per molti superandolo di netto, ma è indubbio che il JPEG in uscita dalla Lumix G2 sia un ottima base di partenza per eventuali lavori di postproduzione.


JPEG dopo l'applicazione dei filtri della suite Color Efex Pro 3.0 di NIK Software

La stessa immagine ci permette anche di valutare l'utilizzo del formato 16:9, una delle opzioni messe a disposizione dalla macchina che sia affianca con la proporzione 3:2 al formato 4:3 nativo del sensore. Questo formato mantiene la larghezza nativa delle immagini (4000 pixel) e dunque si presenta come un semplice crop di quanto rappresentato sul sensore. Se non si hanno esigenze di visualizzazione diretta (ad esempio su TV) è consigliabile scattare sempre in formato 4:3 e procedere poi eventualmente al taglio in 16:9 se più consono al gusto personale, con la possibilità a posteriori anche di valutare con più calma in senso verticale l'inquadratura da ritagliare.

 
L'immagine JPEG prodotta dalla macchina e quella sviluppata con ACR massimizzando il recupero di Ombre e Alte Luci, in basso i particolari al 100%
 

Un buon file JPEG è figlio dell'immagine in formato RAW in arrivo dal sensore. Nello sviluppo di un'immagine ad alto contrasto simile a quella di cui abbiamo appena parlato è possibile vedere come Adobe Camera RAW sia in grado di recuperare in modo credibile molte sfumature di colore, sia nelle ombre sia nelle alte luci. L'immagine in cui abbiamo esagerato con gli strumenti "Recovery" e "Fill Light" di ACR mostra uno scatto di impatto simili a un HDR, che naturalmente sconfina nell'irreale all'analisi dei particolari più minuti.


La versione più 'normale', sviluppata adottando parametri più conservativi e poi sfruttando le capacità dello strumento Shadows/Highlights di Adobe Photoshop permette di apprezzare in ogni caso la quantità di dettagli tonali che il file porta con sé, grazie all'esposizione corretta e orientata a non bruciare particolari sui toni chiari.

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