Panasonic Lumix G2: evoluzione convincente

Panasonic Lumix G2: evoluzione convincente

di Roberto Colombo , pubblicato il

“Con Lumix G2 Panasonic ha voluto dare un erede alla capostipite della gamma Micro Quattro Terzi G: touchscreen, video in alta definizione e alcuni miglioramenti operativi sono il bagaglio di questa mirrorless ”

Impressioni d'uso

Dal punto di vista dell'interfaccia, l'ottimo lavoro svolto dalle numerose scorciatoie si affianca agli strumenti Quick Menu e touchscreen che permettono di arrivare in diversi modi alle funzioni d'interesse, rendendo la fotocamera adattabile a tutte le esigenze. Premendo il pulsante Q.Menu è possibile modificare i principali parametri agendo sul joypad a cinque vie e lo stesso è possibile anche sfiorando il tasto virtuale equivalente sul display, con piena interoperabilità tra i due approcci. Il touchscreen è utilizzabile con le dita, ma non ottimizzato per esse, Panasonic per venire incontro alle esigenze delle mani più grosse include nella confezione una sorta di pennino da agganciare alla fotocamera.

Un terzo approccio è simile a quello adottato da alcune delle reflex più in voga: premendo il pulsante display in ciclo continuo troviamo la schermata live view senza informazioni, quelle con diversi tipi di informazioni sullo scatto e infine una schermata che riassume i principali parametri di scatto, sui quali di può agire tramite i tasti fisici o, come già visto, direttamente a display con le dita o con il piccolo stilo di plastica agganciabile alla tracolla. Di questa schermata in particolare è scenica e comoda la ghiera virtuale per l'impostazione della compensazione dell'esposizione.

Il menu è organizzato in verticale e diviso a sezioni tematiche: in generale le diverse opzioni sono disposte in modo intuitivo, tranne in alcuni rari casi nei quali è necessario spulciare tutte le pagine prima di venire a capo della funzione ricercata. La quarta pagina del menu è personalizzabile con le impostazioni di maggiore interesse, creando un 'My Menu' per l'accesso veloce.

La Lumix G2 è dotata di una sola ghiera di regolazione, ma si tratta di un elemento in grado di essere cliccato oltre che ruotato: in questo modo anche nella modalità manuale passare dalla regolazione dei diaframmi ai tempi e viceversa è un'operazione semplice e veloce, così come passare alla regolazione della compensazione dell'esposizione nelle modalità semiautomatiche. Per la fascia di pubblico a cui è indirizzata questa macchina ci pare una scelta sensata e condivisibile: offre una libertà di regolazione quasi completa, senza aggiungere comandi che ai meno esperti potrebbero risultare fuorvianti e, fatto fondamentale su una fotocamera di tali dimensioni, risparmiando spazio per altri comandi.

Grazie alla generosa (per le dimensioni generali della fotocamera) impugnatura e grazie al ridotto peso, la Lumix G2 si impugna in modo saldo e non stancante, potendo sfruttare anche il barilotto dell'obiettivo per la presa con la mano sinistra. L'oculare è abbastanza sporgente e comodo e la qualità del mirino elettronico è elevata, come ci era già capitato di dire in occasione del primo contatto con la macchina: non solo la frequenza di refresh del piccolo display è alta e le immagini scorrono in modo continuo anche cambiando rapidamente l'inquadratura, ma anche la risoluzione, la nitidezza e la resa dei colori sono molto buone.

Durante il puntamento la commutazione tra mirino e display Live View avviene in modo automatico all'avvicinare l'occhio all'oculare, dotato di sensore di prossimità; in ogni caso tramite il tasto posto a sinistra dell'oculare è possibile fissare la visualizzazione su uno dei due display, per disattivare il sensore di prossimità, ad esempio, quando si scatta con la fotocamera appoggiata all'addome. Il display snodato permette ampia libertà dal punto di vista delle inquadrature e inoltre può essere ripiegato con lo schermo verso l'interno a protezione dello strato touch. Quest'ultimo ha dimostrato di essere facilmente soggetto a scalfitture e quindi è buona norma ripiegare il display quando non in uso, per evitare di rovinare il touchscreen.

Il sistema autofocus ha dimostrato di essere molto veloce e preciso. Nel caso di soggetti statici il sistema di messa a fuoco batte in velocità molti di quelli integrati sulle reflex entry-level. Quando l'esame passa invece alla messa a fuoco continua il discorso cambia e, naturalmente, la piccola Panasonic non riesce a mantenere così alto il suo livello di funzionamento. La fotocamera ha però l'indubbio vantaggio di poter assegnare semplicemente con un tocco sul display il soggetto a cui assegnare il tracking autofocus, altra funzionalità in cui la Lumix G2 ha dimostrato di avere una marcia in più rispetto alla concorrenza.

La modifica della grandezza della zona in cui viene operata la messa a fuoco è un altro dei frangenti in cui il supporto touchscreen risulta davvero comodo: è sufficiente muovere l'apposita barra a scorrimento che appare a display per variare la dimensione. Una modalità di scatto super-intuitiva molto adatta alle nuove generazioni che hanno mosso i primi passi fotografici sugli smartphone touchscreen è quella che prevede semplicemente di toccare il display in corrispondenza del soggetto da fotografare: la fotocamera si occupa poi in automatico di mettere a fuoco e scattare.

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