Teoria del colore e postproduzione

Teoria del colore e postproduzione

di Matteo Cervo , pubblicato il 14 Maggio 2008

“In questa terza guida del secondo ciclo affrontiamo i rudimenti della teoria del colore e i primi passi del workflow di postproduzione. Dopo aver analizzato le modalità di gestione e gli spazi colore, andremo a vedere i passi che portano dal negativo digitale in formato RAW alla foto in formato JPEG, alla quale sarà poi possibile applicare ulteriori correzioni”

Teoria del colore

Dopo le prime guide in cui sono state affrontate le tecniche basilari da utilizzare sul campo, iniziamo in questa seconda serie ad affrontare anche la postproduzione. In questa guida si analizzeranno i rudimenti della teoria del colore in maniera da comprendere più approfonditamente come effettuare la lavorazione per ottenere i migliori risultati.

Osservando uno schema dello spettro elettromagnetico, lascia stupiti il fatto che di tutte le onde elettromagnetiche conosciute, dai raggi gamma fino alle onde radio, solo una piccola porzione compresa tra i 400 ed i 700 nanometri faccia parte dello spettro visibile all'occhio umano. Rispettivamente, 400 e 700 nm sono i limiti per l’ultravioletto e per l’infrarosso; in questa piccola regione trovano posto tutte le sfumature che colorano il mondo intorno a noi.

E’ ormai scientificamente provato che gli uccelli, ad esempio, sono in grado di riconoscere anche parte dello spettro ultravioletto, per non parlare degli insetti; provate immaginare, ad esempio, come un ape vede un tulipano!

A partire da tre colori Rosso, Verde, Blu è possibile generare tutta la rimanente scala cromatica mescolando con le dovute percentuali questa terna di riferimento. Si immagini di proiettare tre fasci luminosi monocromatici rappresentanti i colori primari, sovrapponendoli, si otterrà una luce bianca, apparentemente priva di ogni componente colore. In realtà in essa è contenuto tutto lo spettro visibile. Questo tipo di sintesi viene detta Cromatica Additiva RGB, mescolando due additivi primari (in questo caso rosso, verde o blu) si ottiene un colore secondario o sottrattivo: ad esempio unendo il Rosso al Verde si otterrà il Giallo, il Rosso al Blu restituirà il Magenta, il Blu al Verde invece il Ciano; a seconda della percentuale di primario utilizzata si avranno secondari più o meno tendenti dall’una o dall’altra parte. Si può anche pensare alla sintesi additiva come risultato della luce bianca privata di una delle sue tre componenti: Bianco senza Blu uguale Giallo e così via.

All’interno del cerchio cromatico i colori diametralmente opposti si dicono Complementari, ad esempio il Magenta è il complementare del verde e viceversa, il giallo il complementare del blu ed il ciano il complementare del rosso. Perché è importante conoscere i colori complementari? Perché permettono di passare dalla teoria alla pratica: ricordate la regoletta “Equilibrio e cromatismo”, il giusto accostamento dei colori diventa un elemento compositivo dell’immagine; una delle tecniche che permette di rafforzare il soggetto è il contrasto, esistono molti modi per ottenerlo ed uno di questi è accostare tra loro i colori complementari. Si osserva ogni volta che compare la luna all’imbrunire: il suo giallo sullo sfondo del cielo blu spicca molto di più delle foglie degli alberi che si stagliano sullo stesso cielo, od ancora il verde acceso di un ramarro che si crogiola sul porfido rosso risalta con una forza eccezionale rispetto ad un posatoio di grigio granito. Potete trovare mille altri esempi in natura, imparate a riconoscerli ed otterrete foto dal sicuro impatto visivo.

Un altro tipo di sintesi è quella Cromatica Sottrattiva: ora sono i colori "complementari" (che vengono però definiti come primari sottrattivi) che se uniti restituiscono il nero; è quello che succede nella pittura e nella stampa dove la mescolanza di Giallo e Ciano restituisce il Verde, Ciano e Magenta il Blu e Giallo e Magenta il rosso. Comprendere queste modalità di interazione del colore diventa molto utile soprattutto per chi fotografa in digitale, infatti il fotografo non è più solamente artefice dello scatto ma anche del suo sviluppo/elaborazione in camera chiara: il computer.