Teoria del colore e postproduzione

Teoria del colore e postproduzione

di Matteo Cervo , pubblicato il

“In questa terza guida del secondo ciclo affrontiamo i rudimenti della teoria del colore e i primi passi del workflow di postproduzione. Dopo aver analizzato le modalità di gestione e gli spazi colore, andremo a vedere i passi che portano dal negativo digitale in formato RAW alla foto in formato JPEG, alla quale sarà poi possibile applicare ulteriori correzioni”

Modalità di gestione colore

Sono diverse le convenzioni utilizzate anche dai più noti software di elaborazione di immagine, primo fra tutti Photoshop, che se utilizzate consciamente permettono di ottenere in postproduzione dei risultati eccezionali. La prima di queste convenzioni è la modalità di gestione del colore ovvero come i colori di un immagine vengono descritti usando dei valori numerici. Elenchiamo le principali ad uso fotografico:

1. RGB: Prende il nome dai colori primari della sintesi additiva Red, Green e Blue basandosi proprio su questo principio; solitamente utilizza una codifica ad 8 bit (come avviene nel formato jpeg) che significa che ogni colore primario può assumere dei valori di luminanza che vanno da 0 a 255. Essendo la sintesi additiva basata sul peso percentuale di ogni colore, la tripletta (Lred , Lgreen, L blue) identifica uno ed un solo colore dello spazio associato, ad esempio (0,0,0) codifica per il nero, (128,128,128) per il grigio neutro e (255,255,255) per il bianco. E’ il sistema più utilizzato in fotografia digitale. Nel caso la codifica avvenga a 16 bit (come nel formato tiff) il numero di sfumature colore aumenta enormemente fino a raggiungere un estensione che va da 0 a 65535.

2. CMYK: è basata sulla sintesi cromatica sottrattiva ed utilizza quattro componenti colore primarie: Ciano, Magenta,Giallo (y) e Nero (k); è nato per ottenere i migliori risultati di stampa in quanto deve simulare il comportamento dei pigmenti, che essendo riflettenti, sottraggono colore alla luce. Si usa raramente in fotografia se non per applicazioni prettamente specifiche, teoricamente tutte le stampanti a getto di inchiostro effettuano questo tipo di codifica ma al loro interno viene fatta una conversione da RGB a CMYK. Alcuni svantaggi di questa modalità di gestione del colore sono le grosse dimensioni dei file, il numero ridotto di colori rispetto ai comuni spazi colore disponibili per RGB, inoltre determinati filtri non funzionano in questa modalità.


CIE-LAB

3. CIE-LAB: viene detto anche Lab poiché separa le componenti di luminanza L da quelle di crominanza a e b; come nell’RGB le componenti che comunque descrivono l’immagine sono tre, si può schematizzare la loro relazione in maniera grafica in cui l’asse verticale rappresenta il valore di luminanza, mentre l’asse orizzontale a raccoglie il colore dal rosso al verde mentre l’asse orizzontale b raccoglie il colore dal blu al giallo.

4. SCALA DI GRIGIO: lavorando in questa modalità si produce un bianco e nero che, altro non è che un immagine in scala di 256 valori di grigio.

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