Guida alla fotografia parte 7: flash e tecniche d'uso

Guida alla fotografia parte 7: flash e tecniche d'uso

di Matteo Cervo , pubblicato il

“Il flash è uno di quegli strumenti che suscitano nel fotografo un rapporto di amore e odio: amore per le possibilità che offre, odio per la difficoltà d’utilizzo. Dopo la prima parte dedicata al suo funzionamento, in questa puntata offriamo alcuni spunti sulle tecniche di utilizzo del flash.”

Flash off-camera

Flash off-camera, ovvero la scelta di un diverso punto di vista. Alcune delle tecniche illustrate, come il flash di rimbalzo, fanno perno sul fatto che la luce frontale non sia sempre la scelta migliore per ottenere delle foto interessanti. I soggetti vengono appiattiti dall’assenza di ombre che ne descrivano il volume, ma se il punto luce fosse solo spostato lateralmente, oppure dal basso, di tre quarti, da dietro ... quante possibilità di interpretare lo stesso soggetto!

Sperimentare diverse posizioni del proprio flash è un'esperienza molto interessante che può essere fatta con una spesa di poche decine di euro acquistando un cavetto synchro ed un adattatore a slitta oppure direttamente un cavo PC, sempre che flash e fotocamera siano progettati per supportarlo. Usiamo il seguente schema per capire più facilmente come si distribuisce la luce sul soggetto a seconda dei diversi angoli di provenienza:

L’angolo di alzata giace sul piano sagittale del modello, è riportato sul lato verticale della foto; l’angolo di rotazione giace sul piano assiale del modello, riportato sul lato orizzontale della foto

http://farm2.static.flickr.com/1218/607071178_62b2c4ab0e_o.jpg

Per chi si appassiona a questo tipo di riprese è utile sapere che molti flash dispongono di un controller wireless che permette di comunicare tra loro e con la fotocamera in maniera da disporre diversi punti luce sulla scena attivabili a distanza senza l’ausilio di cavi. Certo è che affrontare la spesa di anche solo due flash di questo tipo non è una cosa da poco; la soluzione più economica ma altrettanto valida potrebbe essere quella di acquistare un flash a torcia usato ed una servocellula.

Si ha il vantaggio di poter mettere a corredo illuminatori professionali che solo qualche anno prima avrebbero richiesto un investimento consistente anche se lo svantaggio, se proprio può essere uno svantaggio, è quello di dover prendere dimestichezza con l’utilizzo del flash in manuale non disponendo dei moderni automatismi. Qualora si volesse affrontare un acquisto del genere, sarà bene accertarsi che la parabola del flash non sia ingiallita: eviterete un ulteriore lavoro in postproduzione per sistemare il bilanciamento del bianco. Verificare inoltre che l’accumulatore dell’unità di alimentazione sia ancora in buono stato, oltre ad accertarsi che il tempo di ricarica non sia superiore ai tre secondi.

Per quanto riguarda la servocellula, ne esistono diversi tipi in commercio. E' preferibile spendere poche decine di euro in più per acquistarne una di quelle a doppia sincronia: il rilevatore della cellula scatta quando legge il lampo luminoso del flash principale, se questo ultimo genera il lampo pre-flash per effettuare la misurazione della luce od assistere l’autofocus ingannerà la servocellula che farà scattare inutilmente l’illuminatore secondario. La possibilità di eludere il lampo pre-flash eviterà inutili consumi di batterie e perdite di tempo. La seguente natura morta è un esempio di come si possa utilizzare un vecchio flash accoppiato ad una servocellula per generare un secondo punto luce comandato dal flash a slitta montato sulla fotocamera:

Foto 1: 1/250 @ f/10, 100 ISO
Foto 2: 1/250 @ f/32, 100 ISO

In entrambi gli scatti una finestra sulla destra posta ad un metro e mezzo forniva la luce ambiente, il flash principale ( Ng=43) era montato sulla slitta della fotocamera posta a 30 cm dal soggetto, regolato ad ¼ della potenza e angolato di 30° verso l’alto. Nel secondo scatto è stato aggiunto un vecchio flash Starblitz 3003GM ( Ng=32) sulla sinistra della scena, appoggiato al piano del tavolo ed angolato di 45° rispetto all’asse fotocamera-soggetto. Non potendone regolare la potenza, l’uso di un diffusore ha ammorbidito la luce proveniente dal secondario.

Ancora un ulteriore esempio: per illuminare una chiesa molto buia durante la celebrazione di un matrimonio sono stati utilizzati due Metz ( NG=60 ) montati su stativo ai lati destro e sinistro dell’altare; entrambi gli illuminatori erano comandati da servocellule che sfruttano il lampo flash del primario montato sulla fotocamera. I due Metz lavorano in manuale emettendo sempre la stessa luce, il primario a slitta lavora invece in TTL in maniera da non rischiare la sovraesposizione del primo piano. Prima della cerimonia è stata eseguita una prova di esposizione per determinare il diaframma ottimale di lavoro, la fotocamera impostata in manuale ha avuto bisogno solo di qualche compensazione una tantum per ottenere effetti particolari durante il rito. Cerchiati in rosso i due illuminatori, per ragioni di privacy sono stati sfuocati i volti delle persone;

Per concludere, un breve accenno all’effetto occhi rossi: capita spesso che i ritratti scattati con l’ausilio del flash siano affetti da questo antiestetico disturbo, le persone sembrano vampiri od esseri spiritati; la ragione è dovuta alla posizione frontale del flash, trovandosi esattamente in direzione della retina del soggetto, il lampo emesso viene riflesso da un tessuto riccamente vascolarizzato, portando con sé l’informazione colore del sangue, rosso appunto! Esistono diverse soluzioni per limitare od eliminare l’effetto occhi rossi: tenere il flash lontano dall’asse fotocamera-soggetto, attivare la funzione di riduzione occhi rossi presente sulla fotocamera (prima dello scatto
viene emesso un lampo preflash che obbliga il soggetto a contrarre la pupilla) oppure arrendersi alla condizione di utilizzare un flash integrato e delegare alla postproduzione questo ingrato lavoro!

Con questo articolo si è voluta dare una panoramica di come può cambiare in meglio il rapporto con la luce artificiale; soprattutto quando si ritraggono persone, macro, piccoli oggetti, avere a disposizione anche solo due punti luce permette di allargare notevolmente le possibilità di interpretare lo stesso soggetto ed ottenere una resa in termini di contrasto e saturazione dei colori che spesso non sono raggiungibili unicamente in luce ambiente. La maggior parte delle tecniche illustrate si basano sulla necessità di disporre di un flash con delle caratteristiche avanzate ma, d’altra parte, è una condizione imprescindibile; chi è limitato a lavorare con l’illuminatore integrato deve imparare a sperimentare e capire come effettuare le dovute compensazioni, si troverà nettamente facilitato una volta passato ad un flash esterno, oltre al fatto che sincronizzazioni sulla prima o seconda tendina sono oramai selezionabili su molti modelli di fotocamere, bridge e reflex permettono facilmente di gestire la compensazione del lampo flash consentendo una discreta libertà creativa; in ogni caso sperimentate, applicate sacchetti, cartoncini e quant’altro davanti al vostro amico luminoso, cercate di inventare, direzionare, colorare, diffondere ed i risultati non mancheranno di stupirvi e di stupire.

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Commenti (13)

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Commento # 1 di: thegiox pubblicato il 06 Maggio 2008, 12:54
interessantissimo articolo
Commento # 2 di: licarus pubblicato il 06 Maggio 2008, 13:08
stavo appunto aspettando questo articolo dall'altra puntata... interessantissimo!
Commento # 3 di: raptus pubblicato il 06 Maggio 2008, 16:20
Articolo molto interessante. QUalche domanda:

Premessa: Appartengo alla vecchia scuola dell'analogico ...

Nell'analogico la sincronizzazione avveniva al max ad 1/125 (nei modelli di punta 1/250). Per la digitale? Cosa succede con gli ultimi modelli?

C'e sempre stata la differenza (vera o presunta, con tanto di guerre sante) che Nikon fosse la migliore dal punto di vista luce/flash mentre Canon prediligeva la messa a fuoco (con gli zoom wave motor ...). E' ancora possibile una distinzione in questi termini?

Saluti a tutti.
Commento # 4 di: salvon pubblicato il 06 Maggio 2008, 21:20
Bell'articolo, complimenti
Commento # 5 di: Thehawk pubblicato il 07 Maggio 2008, 01:14
GRandi Grandi Grandi ....
Commento # 6 di: leddlazarus pubblicato il 07 Maggio 2008, 09:19
interessante. anche molto.
pero' iniziamo, secondo me, ad andare verso il professional.
domanda: ma la questione del sincro sulle tendine si applica solo alle reflex non è vero?
sulle non-reflex bridge vale lo stesso la questione?
Commento # 7 di: Macco26 pubblicato il 07 Maggio 2008, 10:43
Anche su alcune bridge il flash sulla seconda tendina è possibile. Lo fa la "defunta" Konica-Minolta A2, tanto per fare un esempio.. lo chiama Flash Rear Sync..
Commento # 8 di: superbau pubblicato il 07 Maggio 2008, 11:27
bhe, io so sempre alla ricerca di una macchina fotografica, appena ce l'avrò mi stamperò tutti sti articoli su cartaceo e me li leggerò con cura. GRANDI
Commento # 9 di: tony359 pubblicato il 07 Maggio 2008, 12:13
bell'approfondimento.

Ma non manca l'esempio della chiesa?

Ciao
Antonio
Commento # 10 di: Cemb pubblicato il 07 Maggio 2008, 20:20
Giaggià.. anch'io l'esempio del matrimonio non lo vedo!!
Il flash serio è un acquisto in cantiere..
Buona serata!
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