Guida alla fotografia - parte 6: il flash
Il flash è uno di quegli strumenti che suscitano nel fotografo un rapporto di amore e odio: amore per le possibilità che offre, odio per la difficoltà d’utilizzo. In questo articolo, che apre il secondo ciclo delle nostre guide fotografiche, ne analizzeremo il funzionamento e la storia. Nella prossima puntata approfondiremo le tecniche di utilizzo
Un po' di storia - parte seconda
Corretta... il concetto di correttezza è andato via via evolvendosi nel tempo ed il sistema TTL che per un decennio sembrava essere l’approdo ultimo dell’illuminazione artificiale si è scontrato con le innovazioni che interessavano le fotocamere e con le esigenze dei fotografi. Quasi tutte le case ed i modelli cominciavano ad adottare sensori per la misurazione in luce continua (il sensore che comanda l’esposimetro) che effettuavano una lettura valutativa multizona, rispetto al vecchio sistema a lettura media pesata al centro; la cellula OTF al contrario rimaneva sempre la stessa e per di più la differenza di lettura della prima, effettuata a livello del pentaprisma, con la seconda alloggiata nel box specchio diventava sempre più marcata.
La struttura TTL non permetteva di illuminare adeguatamente un soggetto decentrato e le riprese in luce mista non restituivano sempre risultati ottimali. E’ a questo punto che Canon rivoluziona il sistema TTL a metà degli anni ’90 con la EOS 50, facendo si che il calcolo di emissione flash ed esposizione venisse effettuato a monte dello scatto. Nella pratica il sensore OTF viene eliminato mentre la cellula a luce continua, oltre a fornire dati all’esposimetro, invia informazioni anche al processore della fotocamera accoppiato ad un flash dedicato. Un brevissimo lampo pre-flash viene emesso qualche millisecondo prima del sollevamento dello specchio e dell’apertura dell’otturatore, non visibile dall’uomo, ma abbastanza per integrare algoritmi che tengano conto della distanza dal soggetto, del punto di messa a fuoco e della presenza o meno di superfici riflettenti o scure che potrebbero falsare l’esposizione.
Si capisce bene quali enormi vantaggi conseguano da un sistema di questo tipo che Canon ha chiamato E-TTL; anche Nikon non ha atteso oltre mettendo a punto sistemi equivalenti a partire dalla F5 ed F100 con il I-TTL evolutosi a D-TTL nelle moderne digitali. E’ sempre Nikon che affina ancora di più i sistemi avanzati TTL attraverso il rilevamento MATRIX 3D: grazie alla valutazione della distanza, il processore è in grado di calcolare se un determinato valore di luminanza letto dalla cellula multizonale debba essere compensato o meno in funzione della distanza dalla fotocamera, sia di quest’ultimo che di altri settori adeguatamente pesati all’interno della scena. Canon e Konica-Minolta hanno saputo tener testa a questa innovazione rispettivamente con i sistemi E-TTL II e ADI, adattando il NG del flash in funzione della distanza del soggetto.
Grazie all’introduzione dell’elettronica i flash portatili sono diventati piccoli gioielli della tecnica capaci delle stesse funzioni avanzate dei flash professionali. Una fra tante è la possibilità di sincronizzare il lampo luminoso con tempi di scatto inferiori alla velocità di synchro flash della fotocamera oppure quella di poter collegare in modalità wireless più unità fra loro in modo che comunichino per effettuare letture combinate ed ottenere l’esposizione corretta. Fatta questa breve carrellata dello stato dell’arte potete decidere se lasciar esporre automaticamente il sistema fotocamera-flash oppure potete migliorare le vostre riprese sfruttando al massimo quello che la tecnologia vi mette a disposizione.
La prima parte della guida sul flash si conclude qui, nei prossimi giorni pubblicheremo la seconda parte, che approfondisce sul campo le diverse tecniche di utilizzo dei lampeggiatori.
Articoli correlati
- Pag. 1: Introduzione
- Pag. 2: Otturatore e synchro flash
- Pag. 3: Numero Guida
- Pag. 4: Parabola motorizzata
- Pag. 5: Un po' di storia
- Pag. 6: Un po' di storia - parte seconda
Commenti (12)
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ben venga, come sempre strutturata molto bene, in più devo dire che è stata una buona cosa mettere i due capitoli riferiti alla storia.
continuate così!
bisogna prestare attenzione alle specifiche del proprio illuminatore poiché i sensori di formato ridotto utilizzano obiettivi grandangolari che non tutti i flash sono in grado di coprire
Il sensore ridotto è associato con lenti di ridotta focale per mantenere un angolo di campo sufficientemente elevato. Se la massima focale coperta dal flash è di 28 mm significa semplicemente che l'angolo di campo illuminato dal flash è circa di 75° (più o meno l'angolo inquadrato da un obiettivo 28mm su formato normale).
Se sto usando un apparecchio digitale con sensore ridotto, per coprire lo stesso angolo di campo potrebbe essere necessaria una focale molto più corta, ad esempio 6 mm. In tal caso posso comunque utilizzare il flash!!
Tipicamente con le macchine fotografiche compatte viene indicata la focale equivalente dell'obiettivo (quasi mai un vero grandangolo!), ed è quella da considerare per l'uso col flash!
-come usare il flash
-quando usarlo
-verso dove puntarlo
-con quale intensità
ecc...
In sinstesi mi aspettavo che fosse orientata più al "scattare col flash" piuttosto che al "flash" e basta.
E' in ogni caso un buon lavoro, che ho letto con molto piacere.
ciao!
Cmq ottimo lavoro e di qualità.
aspetto con impazienza la seconda parte...
Ovvio che manca tutta la parte su come e quando usare il flash manca un pezzo! Ma guarda sti qua... Cmq: Ottimo tutto, tutto necessario e tutto conciso. Complimenti.






