Guida alla fotografia - parte 5: lenti, sensori, fattori di moltiplicazione

Guida alla fotografia - parte 5: lenti, sensori, fattori di moltiplicazione

di Matteo Cervo , pubblicato il

“Ultima puntata del primo ciclo di guide alla fotografia. Torniamo a considerare la struttura delle fotocamere e ci addentriamo ad analizzare le ottiche e i sensori. Chiariremo, riguardo questi ultimi, concetti come il fattore di moltiplicazione e il formato. Prese in esame anche le principali aberrazioni delle ottiche.”

Ottiche

Quanto esposto nella pagina precedente consente di comprendere quali siano le caratteristiche che descrivono un'ottica di buona qualità, senza per altro parlare di contrasto e nitidezza, altri due parametri molto importanti e che cambiano realmente volto ad una foto. Per le compatte e le bridge che non hanno la possibilità di intercambiare l’ottica, la scelta di una fotocamera piuttosto che un'altra sarà dettata, a pari condizioni, proprio dalla qualità delle ottiche; per quanto riguarda le reflex è bene ricordare che un buon corredo di qualità dura nel tempo e restituisce risultati veramente soddisfacenti.

Se state ponderando l’acquisto dell’ultimo modello di fotocamera, forse è il caso di chiedervi se sarebbe meglio investire in ottiche il budget che avete stanziato per soddisfare il vostro piccolo desiderio. Un parco ottiche completo e di qualità costa molto più del singolo corpo macchina, di conseguenza è bene riflettere sul tipo di sistema che vorrete adottare poiché ogni casa produttrice ha i propri innesti e vincola quindi la scelta.

Per chi si chiede quando un parco ottico è completo, la risposta è funzione del genere di fotografie che fate e della sensibilità che avete. La fotografia, infatti, spazia tra una vasto numero di generi: ritratto, interni, macro, still life, reportage, cerimonia, sport, caccia fotografica, paesaggio, architettura, oltre a una serie di sottogeneri e correnti più o meno creativi e difficili da codificare. Ottiche con determinate lunghezze focali risultano più congeniali per un determinato genere di foto ma nessuno vi obbliga a fare ritratti esclusivamente con medio tele oppure paesaggi con un grandangolo! Sebbene la forte espansione degli obiettivi zoom consenta di viaggiare più leggeri con un'ottica tuttofare è utile avere ben chiare in mente una serie di indicazioni di massima. da fotografia classica insegna che sono sufficienti tre tipi di ottiche al fotografo medio:

Grandangolo
≤ 35mm equivalente
Elevato angolo di campo
Normale
50mm equivalente
Angolo di campo simile alla visione umana
Medio Tele/Tele
≥ 70mm equivalente
Piccolo angolo di campo

Il termine equivalente vuole indicare che le lunghezze focali sono riferite al formato leica 35mm, si analizzeranno in seguito i rapporti di ingrandimento dovuti alle dimensioni dei sensori.

Il grandangolo, grazie all’elevato angolo di campo permette di racchiudere nell’inquadratura molto spazio ed è utile quando si fotografa in interni dove c’è poco spazio di movimento. Tali obiettivi spesso sono caratterizzati da una distanza di messa a fuoco molto più piccola dei fratelli di lunghezza focale superiore e soprattutto allungano i piani immagine dividendoli tra loro ed amplificando l’effetto profondità.

L’obiettivo normale, o “il cinquanta”, viene chiamato così perché la sua focale è quella che si avvicina maggiormente alla diagonale del formato 35mm permettendo un trasferimento dell’immagine dalla lente al sensore/pellicola ottimale, in scala 1:1 e quindi senza rapporti di ingrandimento o riduzione. Una caratteristica fondamentale dell'obiettivo con focale di 50mm è l'ampiezza dell'angolo di campo, che si avvicina ai 46° dell'occhio umano.

Il medio tele/tele è un obbiettivo molto utile nei ritratti poiché permette di avvicinare il soggetto con un ottima resa dello sfuocato e, al contrario del grandangolo, opera una sorta di compressione dei piani immagine riducendo l’effetto profondità al crescere della focale. In generale l’utilizzo dei teleobiettivi è utile ogni qual volta vi sia la necessità di riprendere soggetti molto lontani: grazie all’ingrandimento dovuto all’ottica il soggetto verrà visto come se fosse più vicino e, in ultima analisi, risulterà ingrandito.

All’interno del barilotto, poco prima della lente posteriore, si trova il diaframma: si è già spiegato che il suo ruolo è quello di rubinetto per la luce, è formato da diverse lamelle parzialmente sovrapposte che chiudendosi ad iride riducono o aumentano la superficie circolare attraversata dalla luce. Non tutti gli obiettivi hanno lo stesso numero di lamelle a costituire il diaframma, alcuni ne hanno sette, altri nove, altri ancora tredici; maggiore è il numero di lamelle, migliore sarà l’approssimazione della forma del foro equivalente ad un cerchio.


Simulazione di un diaframma a numero di lamelle crescente

Questo si traduce in uno sfocato più morbido e graduale, e a minori artefatti luminosi dovuti ai più ampi angoli di incontro delle lamelle. La difficoltà nel costruire obiettivi con un elevato numero di lamelle fa lievitare il prezzo di questi ultimi che vengono spesso usati appositamente per la fotografia di ritratto.

Superata l’ultima lente posteriore dell’obiettivo la luce può seguire due strade: riversarsi direttamente sul sensore, come succede nelle compatte e nelle bridge oppure venire riflessa dallo specchio verso il pentaprisma per riprodurre l’immagine a livello del mirino, come succede nelle reflex. Anche in queste ultime, alla fine, dopo l’innalzamento dello specchio e l’apertura delle tendine dell’otturatore, la luce arriva direttamente al sensore.

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